Granato denuncia: “A Villa Betania richiesto tampone ai pazienti in riabilitazione”

“A Villa Betania viene richiesto un tampone al mese a quanti devono fare riabilitazione. Pratica onerosa, invasiva, priva di valenza sanitaria”

“Il panico da nuova ondata di diffusione di Covid 19 torna a riempire le cronache dei giornali offuscando i bollettini di guerra provenienti dall’Ucraina, giusto per distogliere l’attenzione dalle batoste che la Federazione Russa sta infliggendo ad un popolo ucraino stremato usato dall’Occidente come carne da cannone. Ma ciò non può giustificare misure inutilmente vessatorie quale quella dei tamponi mensili, tra l’altro a carico delle famiglie, messa in campo da alcune strutture convenzionate , ai danni di persone disabili che devono accedere alle terapie. E così, dopo aver segnalato nei giorni scorsi che all’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” si chiedeva il green pass a chi si recava a fare esami specialistici, disattendendo le norme di legge che lo prevedono solo per gli accompagnatori, oggi mi vedo costretta a segnalare che in una struttura convenzionata, nello specifico Villa Betania, viene richiesto un tampone al mese a chi accede alle terapie riabilitative. Siamo all’abuso d’ufficio ”. E’ quanto afferma la senatrice Bianca Laura Granato (Ancora Italia).

Tampone per i pazienti: “Pratica costosa e invasiva”

Tampone per i pazienti: “Pratica costosa e invasiva”

“Nessuna motivazione di carattere sanitario può giustificare l’imposizione di un tampone al mese ai disabili e a quanti necessitano di terapia riabilitativa di vario genere – afferma ancora -. Teniamo conto che oltre ad essere un costo per le famiglie è una pratica invasiva che un soggetto già provato da una disabilità ma sano, senza sintomi, non ha necessità di dover effettuare a cadenza periodica, come una qualsiasi prassi burocratica. Una struttura convenzionata non può permettersi di imporre pratiche che non sono previste per legge nelle strutture pubbliche, addirittura precludendo l’accesso alle terapie a chi non vi si attenga. È a tutti gli effetti un’interruzione di pubblico servizio! Stiamo veramente superando il livello di guardia del più elementare buonsenso nel voler far coincidere a tutti i costi la tutela della salute pubblica con l’adempimento a prassi burocratiche totalmente arbitrarie e prive di valenza sanitaria. Questo stile di gestione Covid – conclude – si è, non a caso, già rivelato fallimentare a livello nazionale , dato che abbiamo un numero giornaliero di contagiati esponenzialmente superiore a quello del 2020 e ci ha regalato solo un sistema sanitario ormai al collasso. L’unico messaggio che giunge inequivocabile da misure di questo tenore è che bisogna che i cittadini si abituino che accedere alle cure non è più un diritto ma un lusso. Ecco perché non è possibile tacere e tollerare oltre”.

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