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Venditori di morte “spregiudicati” nel Soveratese, Gratteri: “Droga anche davanti ai Sert” (VIDEO)

di Mimmo Famularo – Anziani picchiati e derubati dei loro fucili. Furti di armi commessi nelle abitazioni anche in modo cruento per pagare partite di droga che provenivano dalla Locride e dal Vibonese. Eroina venduta a venti euro al grammo ai tossicodipendenti davanti al Sert. Un’indagine apparentemente di Serie B con epicentro la zona dell’alto versante del Soveratese, anello di congiunzione – secondo gli inquirenti – dei traffici di droga tra le famiglie di ‘ndrangheta di San Luca (i Giorgio e i Pizzata) e quelli del Vibonese (i Mancuso di Limbadi). In mezzo i Chiefari-Iozzo di Chiaravalle e una serie di affari illeciti che hanno portato all’arresto di trenta persone nell’ambito dell’inchiesta “Anteo”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. “I carabinieri – ha detto a margine della conferenza stampa Nicola Gratteri – hanno dimostrato grande sensibilità perché sono andati a contrastare il traffico al dettaglio con spregiudicati che vendevano droga davanti al Sert ai tossicodipendenti. E’ come dare una scatola di cioccolatini a dei diabetici. Significa che si vuole farli morire. In questo caso il fatto è ancora più grave perché spesso si trattava di minorenni. Questo particolare ci ha scosso, abbiamo capito che dovevamo intervenire. Il dramma della tossicodipendenza riguarda diverse famiglie e spesso viene messo in secondo piano. Per questo motivo questa è un’indagine importante che ha riguardato anche famiglie di ‘ndrangheta di Serie A”. E’ infatti da loro che i “venditori di morte”, come li ha definiti Gratteri, si rifornivano. Sul mercato avevano anche immesso una sostanza sintetica definita “cobret”, uno scarto dell’eroina che provoca immediata dipendenza. La droga veniva pagata sotto forma di “baratto” con la cessione di armi. Un arsenale fatto di pistole, fucili ma anche tritolo. “La cosa che mi ha colpito di più – osserva Gratteri – è la violenza sugli anziani: picchiati e vessati per rubare anche un fucile che per molti vecchietti è una reliquia”.

I carabinieri “infedeli”

L’inchiesta, coordinata dal vice di Gratteri, il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla e dai sostituti Debora Rizza e Stefania Paparazzo, ha riguardato la zona alta di Soverato e, in particolare, i centri di Gasperina, Chiaravalle, Petrizzi, Cardinale e Centrache. Tutto è scaturito da una serie di furti nelle abitazioni a discapito di anziani e piccoli imprenditori. Da qui i carabinieri della Compagnia di Soverato sono riusciti a risalire a due i fratelli di Chiaravalle e a un vasto traffico di sostanze stupefacenti che coinvolgeva i Mancuso di Limbadi e alcune famiglie di ‘ndrangheta di San Luca come i Giorgi e i Pizzata riscontrando “l’attivismo di giovani leve” nel traffico di cocaina, eroina, marijuana e hashish. “Abbiamo riscontrato – afferma il procuratore aggiunto Capomolla – delle condotte censurabili da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine. In questo caso gli stessi carabinieri sono riusciti ad individuare soggetti al loro interno che invece di operare per contrastare le attività illecite agivano per eludere le investigazioni”.

L’asse tra la ‘ndrangheta jonica e quella tirrenica

L’indagine ha anche svelato nuovi canali di approvvigionamento tra i sodalizi mafiosi della jonica e quelli del tirrenico attraverso percorsi e piste inconsuete ed inedite. Sotto questo profilo i clan delle preserre catanzaresi facevano da anello di congiunzione collegando le due organizzazioni criminali che operavano nel traffico di sostanze stupefacenti. “Per quanto possa apparire un’organizzazione periferica e territorialmente lo è, era strategica nel traffico di sostanze stupefacenti che attraverso il canale di rifornimento della parte ionica in particolare dell’aria della Locride riusciva a far arrivare lo stupefacente ad esponenti di organizzazioni criminali che operano nel territorio tirrenico e nella provincia di Vibo Valentia che gravitano nelle organizzazioni criminali sotto la famiglia Mancuso”.

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