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Gratteri e la forza delle parole: “Stiamo togliendo l’aria a ‘ndrangheta e massoni deviati”

di Mimmo Famularo – Amatissimo, osannato e applaudito prima che alzasse il tiro e colpisse la masso-‘ndrangheta che regna in Calabria. Da allora i consensi per Nicola Gratteri non sono più unanimi. E’ cresciuta la platea dei suoi detrattori e a lui è stata attribuita ogni accusa: manettaro, giustizialista, forcaiolo, megalomane, onnipotente e onnipresente, persino negazionista e antisemita. Più o meno ciò che accadeva a Borsellino e a Falcone quando erano in vita. Nella settimana della legalità che culminerà con l’anniversario della stage di Capaci, il procuratore antimafia di Catanzaro è stato ospite degli studenti del liceo Classico “Michele Morelli” di Vibo Valentia in un incontro al quale ha anche partecipato il professore Antonio Nicaso con cui ha scritto pagine importanti della narrativa antimafia. La forza delle parole dà fastidio ai “poteri forti” e Gratteri lo ha ribadito citando l’insegnamento di Borsellino: “La mafia, i massoni deviati, i faccendieri, i delinquenti – dice Gratteri – vivono nel torbido, non vogliono che io parli e racconti cos’è la ‘ndrangheta. E’ ovvio che mi criticano perché stiamo togliendo l’acqua ai pesci ed erodendo il loro territorio di pascolo. Sanno che la gente sta iniziando a prendere posizione e sempre più numerosa crede in noi, nelle forze dell’ordine e nella magistratura”.

“Arrestiamo 25 o 50 persone a settimana ma non basta…”

Gratteri sta frantumando il muro dell’omertà che aveva permesso alla ‘ndrangheta e alla massoneria deviata di imperare. Per lui la monumentale inchiesta denominata “Rinascita Scott”, sfociata poi nel maxi processo che si sta celebrando nell’aula bunker di Lamezia Terme, è stata lo “spartiacque”. “E’ cambiato tanto e abbiamo fatto passi da gigante – ribadisce – sul piano della credibilità. Da allora ogni settimana stiamo eseguendo ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip per associazione mafiosa o associazione di traffico stupefacente da 25 o 50 persone a settimana. Un unicum in Italia. In modo sistematico stiamo dimostrando in tutte e quattro le province che noi ci siamo. Abbiamo una struttura investigativa di forze dell’ordine di primissimo piano. E’ aumentata la qualità e l’organizzazione della Procura e del Tribunale di Catanzaro e oggi siamo più forti e stiamo dando risposte e risultate”. La repressione da sola non basta per estirpare la metastasi. Serve di più. Oltre alle denunce, Gratteri chiama a raccolta la società civile. “Non mi stanco mai di esortare i cittadini a posizionarsi e a non stare più alla finestra a guardare. Devono incominciare a parlare, a occupare gli spazi, a impegnarsi nel sociale, aiutare chi ha bisogno, occuparsi di politica, appropriarsi del territorio. Non state chiusi in casa, non vi girate dall’altra parte quando vedete qualcosa che non va. A voglia ad arrestare se noi liberiamo le strade e voi non le occupate”.

Covid, ‘ndrangheta e riciclaggio

Spazio anche all’attualità con la strisciante crisi economica che rischia di favorire la criminalità organizzata. “Se la gente vede che lo Stato non dà risposte in tempo reale non crederà più in noi”, una delle preoccupazioni di Gratteri che teme la svendita a prezzi da saldo di attività commerciali che per colpa dell’emergenza sanitaria sono andati o stanno andando a rotoli.  “La cosa che ci preoccupa – afferma – è che ci sarà una svendita. Molte attività non riapriranno più. Dobbiamo tenere conto intanto di questo grande danno e dei soggetti che andranno a comprare a prezzi da saldo. Poi c’è un ulteriore difficoltà sul piano investigativo: è difficile documentare il passaggio di proprietà dall’effettivo proprietario al prestanome dello ‘ndranghetista. Oggi la strategia è raffinata perché non si va più dal notaio: sulla carta l’attività commerciale prosegue con il vecchio proprietario ma a gestirla di fatto è lo ‘ndranghetista-riciclatore”.

 

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