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Ergastolo ostativo, Gratteri e Di Matteo: “Grave l’errore di riformarlo per reati di mafia” (VIDEO)

gratteri

di Danilo Colacino – Ergastolo ostativo. C’è chi vorrebbe abolirlo. E il tema sta infiammando il dibattito nell’ambiente giudiziario, ma non solo. Perché, come ovvio, sono anche la politica, l’informazione e l’opinione pubblica, che si interrogano sul suo mantenimento o, di contro, sulla possibilità di… rivederlo. Vale a dire se riformulare (leggasi ammorbidire) una forma di pena che preclude al condannato l’ottenimento dei benefici penitenziari, salvo quanto previsto dalla legge ad esempio in ordine ai premessi premio. Comunque sia, se n’è discusso nel pomeriggio nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Umg. Nell’ambito di un convegno organizzato dal consigliere del Csm e ordinario dell’Unicz, Fulvio Gigliotti.

Un appuntamento a cui hanno preso parte fra gli altri i due magistrati italiani più iconici ed esperti sul fronte della lotta alla mafia: il consigliere del Csm Nino Di Matteo e il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Prima del loro intervento, svoltosi davanti a centinaia di studenti non solo universitari, i saluti del rettore del Campus Giovambattista De Sarro, del direttore di Dipartimento Geremia Romano, del presidente degli avvocati catanzaresi Antonello Talerico e del Pm di Cosenza Donatella Donato.

Il parere di Di Matteo sul tema

Uno dei più acerrimi nemici di Cosa Nostra, dopo la cruenta uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Di Matteo ha affermato: “La riforma del cosiddetto ‘fine pena mai’ è un argomento che da sempre sta molto a cuore alle mafie. E a riguardo vi è un tragico riscontro. Che risale ai tempi, dal ’92 al ’94, in cui esponenti della mafia siciliana insanguinavano il Paese, mettendo in atto una strategia stragista tesa anche e soprattutto a questo identico obiettivo senza però riuscire a centrarlo. Gente che adesso, per paradosso, potrebbe tuttavia beneficiare di un intervento legislativo a distanza di 30 anni. Ma chiunque legiferi o modifichi una normativa esistente, in particolare in una materia tanto delicata, deve ricordare la specificità dell’appartenenza a una consorteria mafiosa. Che non si rieducherà. Mai”.

“Considerato come – ha proseguito – da quel contesto, o ad esempio da un’organizzazione terroristica, si esce soltanto in due modi: con la morte o un distacco effettivo e manifesto. E che sia percepito come tale dagli altri sodali, i quali quindi rompono ogni legame, perfino di parentela stretta, con l’ex affiliato o aderente. Il problema è che oggi si assiste al fatto assurdo per cui collaborare con la giustizia non conviene più rispetto a prima. Né dal punto di vista processuale né penitenziario. La proposta del senatore Roberto Scarpinato (oggi parlamentare pentastellato, ma già procuratore generale di Palermo, ndr) può essere allora un’ulteriore base – ha concluso – per una modifica, migliorando il decreto legge in sede di conversione anche perché non credo che possa passare l’idea di uno Stato incapace di proteggere un collaboratore di giustizia”.

Il Gratteri-pensiero

L’alto magistrato, ormai quasi alla fine del lungo periodo alla guida della Procura di Catanzaro, come al solito ‘fuori dai denti’ ha sostenuto: “Invece delle parole, servono investimenti. E quindi soldi per rendere la pena effettivamente rieducativa. Che però per alcuni soggetti appartenenti a determinate consorterie è quasi impossibile lo sia. Dovremmo infatti spiegare le differenze non solo tra una persona che uccide volontariamente per un qualunque motivo o fine, inclusi i più abietti, e quanti appartengono invece a un’associazione mafiosa. Che, attenzione, è assai differente anche dalla cosiddetta criminalità organizzata, essendo in alcuni casi qualcosa di diverso e di molto di più articolato”.

“Questo andrebbe peraltro spiegato bene – ha precisato ancora – in Europa e segnatamente a chi legifera, anche a livello internazionale. Che probabilmente non sa o non comprende cosa siano le mafie. Soprattutto quelle italiane. Ecco perché, forse, viene in mente di riformare l’ergastolo ostativo anche per questa categoria di criminali. E non regge, a riguardo, il discorso del sovraffollamento carcerario. Dal momento che basterebbe ad esempio disintossicare i tossicodipendenti detenuti, in modo da non assistere a un loro reato per procurarsi il denaro necessario ad acquistare la droga il giorno dopo la scarcerazione”. Gratteri ha poi risposto a una domanda sul suo incontro recente nel capoluogo con il ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Non abbiamo parlato di riforme. Non sarebbe stato corretto in quel frangente”.

I commenti del sottosegretario all’Interno Ferro

Il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro ha affermato che: “Nella salvaguardia dei principi costituzionali, anche per chi ha dichiarato guerra allo Stato, il Governo ha indicato con estrema chiarezza da quale parte vuole stare. Intende infatti contrastare le mafie e rispettare il lavoro di magistrati e forze dell’ordine. Che con grandi sacrifici e rischi personali combattono le organizzazioni criminali. Organizzazioni che soffocano e affamano i nostri territori. L’ergastolo ostativo mette in gioco, in un delicato equilibrio, da un lato il principio della funzione rieducativa della pena e dall’altro l’esigenza di contrastare l’attività delle organizzazioni criminali”.

“È per me questa è una forma di rispetto, su cui peraltro sono intervenuta più volte quand’ero segretario della commissione parlamentare Antimafia nella precedente legislatura e sulla quale l’Esecutivo adesso guidato da Giorgia Meloni ha espresso una posizione chiara. Ho quindi sempre ritenuto che abolirlo significasse smantellare il sistema di contrasto alla mafia ispirato da Giovanni Falcone, consentendo ai boss di uscire dal carcere e riprendere il controllo del territorio. Sarebbe dunque come realizzare i desideri delle organizzazioni criminali”.

Il saluto, fra gli altri, di Fulvio Gigliotti e Antonello Talerico

Soddisfatto infine il prof Gigliotti, peraltro nel 2019 promotore di un altro importante seminario alla presenza dell’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede, per la partecipazione giovanile così massiccia. Lo stesso docente che poi ha ricordato come l’intera tavola rotonda, moderata dal giornalista e saggista Massimo Tigani Sava, sia interamente disponibile su Radio Radicale. A dimostrazione dell’interesse riscontrato. A seguire, invece, il presidente Talerico, che ha detto come gli avvocati sull’ergastolo ostativo si richiamino alla Cedu e, come ovvio, al dettato costituzionale.

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