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Graviano: concepito figlio durante 41 bis. E torna a parlare di Berlusconi

Stragi '93-'94 graviano

“Ho approfittato di un attimo di distrazione degli agenti del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria”.

Così Giuseppe Graviano, ex boss del mandamento palermitano di Brancaccio, ha risposto alle domande del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo sulla vicenda del concepimento del figlio durante la detenzione al 41 bis intervenendo in videoconferenza nel corso dell’udienza del processo “‘Ndrangheta stragista” in corso in Corte d’assise a Reggio Calabria.

“Sulla procedura di concepimento – ha aggiunto – mi istruì un ginecologo che non posso certo nominare”. Graviano, nel corso dell’interrogatorio, ha evitato di rispondere sulle modalità utilizzate per concepire il figlio e, alle domande del procuratore Giuseppe Lombardo, che ha insistito per sapere di più sul punto, l’ex boss non ha inteso fornire ulteriori chiarimenti.

Poi, Graviano è tornato a parlare di Silvio Berlusconi. “Avevo chiesto al mio compagno dell’ora d’aria, Umberto Adinolfi, di avvicinare persone vicine a Berlusconi per ricordargli il suo debito. Doveva rispettare i patti”. Rispondendo a Lombardo, il capomafia palermitano dice: “C’erano soldi che mio nonno aveva consegnato a Silvio Berlusconi, all’inizio degli anni Settanta, si era stabilita la percentuale del 20 per cento da allora in poi”. Soldi, che secondo Graviano, non sarebbero mai tornati in Sicilia. “E io non volevo fare brutta figura con l’impegno di mio nonno verso quelle persone a Palermo che avevano partecipato all’investimento”. Anche se poi nel corso dell’udienza ammette: “A mio cugino Salvatore arrivavano di tanto in tanto dei soldi: 500 milioni di lire, 300 milioni. E lui li investiva, a Palermo e in altre parti d’Italia. Aveva dato 600 milioni per comprare dei magazzini, affare che poi non si concretizzò. E investì nell’Iti caffè”.

Redazione Calabria 7

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