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Guerra in Ucraina, Sapia: “L’Italia si lava la coscienza con le armi”

guerra in ucraina

“La cessione di armi all’Ucraìna non è una soluzione: non ferma la guerra, non risparmia morti né profughi e non evita tragedie umane. Al contrario, mandare armi è un tentativo di lavarsi la coscienza, di occultare il fallimento italiano sul terreno diplomatico. Significa provare a nascondere le responsabilità dell’Italia, che non ha una politica estera e non ha un ruolo autonomo nelle relazioni internazionali”. Lo afferma il deputato di Alternativa, Francesco Sapia, intervenendo nel corso delle dichiarazioni di voto sul decreto Crisi Ucraina nell’aula di Montecitorio.

“Lo scorso 24 febbraio – prosegue – il ministro Di Maio si affrettò a pubblicare un tweett scopiazzando le parole del presidente Biden, cioè guerra premeditata e non provocata. Poi il ministro Di Maio ha definito il presidente Putin un animale, dimenticando di essere il capo della diplomazia italiana. Questi errori clamorosi sono emblematici. La guerra è sempre orrore; è dolore, è terrore, è ingiustizia, è crimine, è disumanità. Quindi davanti alla guerra non si può essere irrazionali, impulsivi e in cerca di visibilità mediatica”.

“Noi non abbiamo certezze”

“Le imbarazzanti affermazioni del ministro Di Maio – sottolinea ancora l’esponente di Alternativa – non si sono fermate qui. Il ministro ha parlato di sanzioni. L’ha fatto con toni muscolari e perfino divertiti, come se le sanzioni non avessero alcun impatto sull’economia italiana. Come se non obbligassero a riscrivere il Pnrr e a fronteggiare una recessione micidiale che colpirà soprattutto i più deboli. Noi non abbiamo certezze – conclude Sapia – se non che la guerra vada vinta con il dialogo e l’unità della diplomazia, non sosteniamo questo disegno di legge. Anche perché si tratta di un passo per il riarmo dell’Italia e dell’Europa; di un passo per un disegno imperialista ancora più grande e ben nascosto, tendente all’omologazione e alla schiavizzazione planetaria. Noi siamo per un mondo in cui i popoli si parlino e si rispettino”.

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