Herpes zoster, la patologia sottovalutata del fuoco di Sant’Antonio e l’importanza del vaccino

Circa un individuo adulto su tre è a rischio di sviluppare un episodio di Herpes zoster nel corso della propria vita

Un italiano su cinque è convinto che l’Herpes zoster sia una patologia contagiosa. Ma questa non è l’unica falsa credenza diffusa tra la popolazione: il fuoco di Sant’Antonio, infatti, è considerato da tanti un rischio molto remoto per la salute. Eppure non è così.

“Questa patologia rappresenta una minaccia per il soggetto adulto e può essere pericoloso per i pazienti fragili e ancora di più per quelli immunocompromessi”, spiega la Dottoressa Muraca Lucia medico di famiglia e referente per la SIMG la societa italiana di medicina generale per l’area FRAGILITA in Calabria. Il medico di famiglia deve cercare di aumentare la consapevolezza e affrontare la mancanza di conoscenze sui rischi e sull’impatto dell’Herpes zoster. La vaccinazione per l’Herpes zoster è prevista nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale e inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). È gratuita, sicura e raccomandata nelle persone con 65 anni di età o negli individui a rischio, anche se più giovani”, continua la dottoressa Muraca.

“Questa patologia rappresenta una minaccia per il soggetto adulto e può essere pericoloso per i pazienti fragili e ancora di più per quelli immunocompromessi”, spiega la Dottoressa Muraca Lucia medico di famiglia e referente per la SIMG la societa italiana di medicina generale per l’area FRAGILITA in Calabria. Il medico di famiglia deve cercare di aumentare la consapevolezza e affrontare la mancanza di conoscenze sui rischi e sull’impatto dell’Herpes zoster. La vaccinazione per l’Herpes zoster è prevista nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale e inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). È gratuita, sicura e raccomandata nelle persone con 65 anni di età o negli individui a rischio, anche se più giovani”, continua la dottoressa Muraca.

Il vaccino

“Oggi è a disposizione un vaccino che consente di prevenire questa patologia, che può avere un profondo impatto sulla vita delle persone e delle loro famiglie – sottolinea la dottoressa per questo, è importante che la popolazione adulta e in particolare i soggetti fragili e a rischio si rivolgano al proprio medico di famiglia per avere indicazioni su come riconoscere, comprendere e ridurre il rischio di sviluppare questa malattia debilitante”. Per la dottoressa Muraca “l’Herpes zoster è un incidente che nel corso della vita può capitare a chiunque”.

Non è una malattia della terza età

Circa un individuo adulto su tre è a rischio di sviluppare un episodio di Herpes zoster nel corso della propria vita. L’incidenza e la gravità aumentano con l’età con un incremento dopo i 50 anni, arrivando ad un individuo su due nei soggetti di età ≥ 85 anni. La malattia si associa ad una pessima qualità di vita e per periodi prolungati assorbe molte risorse del Servizio sanitario nazionale in termine di visite, accertamenti e cure. “Non colpisce esclusivamente i pazienti più anziani – sottolinea la referente regionale dell’area fragilita della SIMG- anche la terza età, la presenza di o più malattie concomitanti e l’assunzione di farmaci che interferiscono sul sistema immunitario possono rendere il soggetto più vulnerabile. È una patologia che può manifestarsi con numerose complicanze e – avverte a la dottoressa MURACA – non si tratta solo del forte dolore che lo caratterizza, ma anche di un aumento del rischio cardiovascolare”.

Il virus della varicella

Il virus della varicella che si riattiva in età adulta aumenta infatti il rischio di questo tipo di complicanze, soprattutto nei pazienti a rischio.I dati analizzati dall’Istituto di Ricerca Health Search della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie – Simg, sul database di oltre un milione e mezzo di cittadini, ed in corso di pubblicazione, hanno evidenziato per la prima volta la variazione mese dopo mese del rischio di stroke in chi incorre nella malattia da Herpes Zoster. Gli studi americani individuavano specifiche finestre temporali in cui la relazione Zoster-stroke esplica la massima forza di associazione Il rischio è due volte superiore rispetto ai soggetti che non presentano la malattia nel primo mese dopo l’infezione. Resta presente fino a 12 anni dall’infezione, sebbene vada progressivamente diminuendo il suo peso. Nella finestra 9-12 anni, il rischio di stroke in chi ha avuto l’Herpes Zoster si mantiene più elevato del 28%. I dati dell’Istituto di Ricerca Health Search della Simg attestano che nei primi 6 anni dell’infezione ci sono due picchi del 30% di aumento del rischio di stroke rispetto a chi non presenta la malattia, uno nel primo anno dall’infezione e uno nel sesto anno. Nell’intervallo temporale tra questi due picchi vi è una riduzione del rischio, ma si mantiene la significatività della correlazione. Poi l’andamento cala nel tempo, fino al 12°-13° anno dall’infezione. Solo a quel punto perde di significatività. Da questi dati si evince che non solo la vaccinazione è importante per evitare l’infezione, ma anche perridurre sensibilmente il rischio di queste complicanze e per esserne protetti a lungo nel tempo.

La varietà e la gravità di tali conseguenze ci inducono a raccomandare fortemente la prevenzione, che può essere attuata grazie alla vaccinazione. Il vaccino contro l’HZ è previsto nel vigente Piano nazionale di Prevenzione vaccinale (Pnpv). In particolare, è disponibile un vaccino ricombinante adiuvato, che ha dimostrato un rapporto rischio/beneficio nettamente favorevole, oltre che una persistenza d’effetto nel tempo, che raggiunge i 10 anni. Tale vaccino, inoltre, può esseresomministrato anche nei pazienti immunocompromessi, che sono, insieme alla popolazione anziana ed ai pazienti affetti da patologie croniche, i più esposti all’infezione e rappresentano pertanto i destinatari più indicati per la somministrazione della vaccinazione.

Tra i pazienti a rischio per i quali la raccomandazione contro l’Herpes Zoster è particolarmente raccomandata vi sono i pazienti diabetici. Questa è già una malattia che determina un aumento del rischio cardiovascolare ed un aumentato rischio di incorrere in infezioni di varia natura (per la compromissione dell’immunità cellulo-mediata e di alcuni mediatori chimici dell’immunità). Inoltre, i sintomi e le complicanze dell’HZ possono essere più gravi nei pazienti diabetici (lesioni più estese, emorragiche e con distribuzione atipica). Dobbiamo quindi essere consapevoli che il paziente diabetico ha un rischio superiore del 30% di incorrere nella malattia da Herpes Zoster rispetto alla popolazione generale, soprattutto se affetto da comorbosità (es. scompenso cardiaco). Alla luce dei recenti studi che rilevano le complicanze cardiovascolari dell’infezione da Zoster fino a 12-13 anni dall’insorgenza della stessa, si può intuire l’ulteriore rischio elevato di questi pazienti rispetto alla popolazione generale. Questo riafferma l’importanza della vaccinazione nelle popolazioni interessate, in particolare nei soggetti con malattie croniche. Sull’importanza di questa vaccinazione e sull’attenzione da dedicare ai soggetti a cui andrebbe somministrata con priorità, la Simg sta lavorando a una mappa decisionale, che sarà presto offerta come strumento guida a tutti i medici di famiglia sul territorio nazionale.

Una patologia dolorosa

L’Herpes zoster è la riattivazione del virus varicella Zoster che colpisce le strutture nervose. Alla riattivazione, di solito, si associa una dolorosa eruzione cutanea che, nonostante possa manifestarsi in qualsiasi parte del corpo, compare più frequentemente su un solo lato del torace o dell’addome sotto forma di una singola striscia di vescicole. Che l’Herpes zoster possa provocare non poco dolore gli italiani lo sanno bene: l’eruzione cutanea dolorosa, infatti, è il segno chiave per la maggior parte dei pazienti che accedono all’ambulatorio di medicina generale.

Le complicanze

“Le complicanze della malattia possono essere molto serie e in alcuni casi fatali – continua la dottoressa Muraca -. La più comune è la nevralgia post-erpetica, con un’incidenza che aumenta parallelamente con l’età. Si tratta di un dolore molto forte a livello del nervo coinvolto, che perdura per almeno 90 giorni dopo l’eruzione cutanea. Poi c’è la sindrome di Ramsay Hunt, quando l’infezione coinvolge il nervo facciale, vicino all’orecchio causando paralisi facciale e perdita dell’udito. Ancora, infezione degli occhi e perdita della vista, infezione batterica delle vescicole, cicatrici permanenti, infiammazione di polmoni, fegato, meningi ed encefalo”.

Cancro e diabete

Sono numerose le evidenze scientifiche che mostrano l’importanza della vaccinazione per le categorie fragili. L’anziano va incontro a immunosenescenza (fisiologico declino delle funzionalità del sistema immunitario), oltre ad essere più a rischio di immunocompromissione per presenza di patologie o terapie in atto. Sulla base delle evidenze scientifiche, derivate dagli studi condotti con i vaccini attualmente disponibili e in accordo con le raccomandazioni nazionali ed internazionali, la SIGG raccomanda la vaccinazione anti-Herpes Zoster nella pratica clinica come opportunità di prevenzione a livello individuale (Fonte: Position Paper SIGG). Oltre ad essere consigliata agli over-65 la vaccinazione è raccomandata, e offerta in maniera gratuita, anche ai soggetti con patologie croniche, tra cui il diabete mellito. Esistono infatti precise evidenze cliniche che mostrano come la presenza di diabete aumenti il rischio sia di sviluppare l’infezione da Herpes Zoster sia di trovarsi ad affrontare la nevralgia post-erpetica, ovvero la sua temibile complicanza. Le condizioni di immunodepressione per patologia o per trattamenti in corso amplificano il rischio di sviluppare l’infezione da virusVaricella-Zoster

Malattie reumatologie, BPCO e Covid-19

È importante proteggere i pazienti con malattie reumatologiche, ad esempio se soffrono di LES (Lupus Eritematoso Sistemico), una review sistematica del 2021 mostra che il rischio di Herpes Zoster in questi pazienti aumenta del 150% rispetto alla popolazione di confronto. I pazienti con BPCO – broncopneumopatia cronica ostruttiva – hanno complessivamente un rischio aumentato del 41% di sviluppare Herpes Zoster rispetto alla popolazione generale. Inoltre, il rischio raddoppia nei pazienti che assumono steroidi inalatori e triplica nei pazienti che assumono steroidi orali rispetto agli individui sani. Infine, il primo studio di coorte retrospettivo su larga scala che ha preso in esame circa due milioni di statunitensi over-50 tra il marzo 2020 e il febbraio 2021 ha dimostrato che i soggetti di età pari o superiore a 50 anni che hanno contratto Covid-19 presentano un rischio significativamente aumentato di sviluppare Herpes Zoster fino a 6 mesi dopo la diagnosi da Covid- 19. Personalmente ho organizzato nel mese di maggio un open day vaccinale specifico per il vaccino anti herpes zoster da dedicare ai miei pazienti che potranno prenotarsi direttamente in segreteria oppure tramite l’app doctolib.it “.

Il vaccino attualmente in uso prevede la somministrazione per via intramuscolare di un ciclo a due dosi (0 e 2-6 mesi). Durante l’appuntamento della prima dose, sara fornito anche l’appuntamento per eseguire la seconda. La vaccinazione contro l’herpes zoster viene offerta gratuitamente:
1. alle persone di eta’ superiore ai 65 anni mai vaccinate in precedenza contro l’herpes zoster; 2. persone di età superiore ai 18 anni affette da specifiche patologie cioè alle persone:

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