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I funerali del guerriero Orlando Fratto: “Ragazzo mite costretto alla lotta”

Funerali_Orlando_Fratto

di Nico De Luca – La strada è già piena di gente che aspetta Orlando Fratto. La sua Soverato vuole dare l’ultimo saluto al guerriero. Nel cortile della Parrocchia Santa Maria Immacolata c’è spazio per assistere ai funerali del giovane vinto da un sarcoma dopo lunghissima malattia. Le norme anti-contagio consentono di entrare a duecento persone circa. Uomini e donne della Misericordia si prodigano per controllare temperatura e distanze.

La bara arriva portata a spalle, dietro il corteo.

Fuori dai cancelli centauri provenienti da varie zone, pronti a rombare per salutare il loro collega.  Il tempo è gradevole, anche se a volte nonostante il sole cadono gocce di pioggia tanto leggere che sembrano lacrime d’angelo.

Ad officiare la funzione don Alessandro Iannuzzi e don Antonio Gatto, amici personale di Orlando Fratto. Il parroco don Alfonso Napolitano assiste da lontano.

L’ OMELIA DI DON ALESSANDRO

Cinque anni fa, in sagrestia si presenta un ragazzo – dice don Alessandro – ed inizia a raccontarmi la sua storia. L’ho lasciato parlare. Alla fine mi dice “Don, mi stai accanto?” Dopo averlo ascoltato l’ho abbracciato, gli ho dato un bacio e gli ho detto: “Stai tranquillo che non sei da solo”. 

Lui ha continuato la sua strada e io la mia. Fino a 5 anni fai. L’ 11 febbraio, giorno del suo compleanno, gli mando un messaggio: Tanti Auguri!. Da quel tanti auguri è nata una conoscenza, un’amicizia, una fratellanza, una complicità.

Orlando ha iniziato a fare i primi accertamenti ed ho cercato sempre di tranquillizzarlo. Poi era lui che tranquillizzava me. E’ difficile questa sera dare a lui il mio ed il vostro arrivederci. Uno perché non si trovano le parole, due perché Orlando è stato una persona che amava vivere. NOn si è abbattuto davanti a quel nemico che lo divorava, ma lo ha guardato in faccia tante volte e tante volte Olrando ne è uscito vittorioso.

Ma quel nemico si presentava sempre più accanito contro il suo corpo. Non gli ha lasciato spazio per vivere. L’altra notte serenamente ci ha lasciati, anche se ci aveva promesso di non farlo mai. Ma lo ha dovuto fare.

OCCHI APERTI

Da quel momento Orlando per quanti siete venuti a casa a trovarlo avete visto che aveva gli occhi aperti anche da morto. E’ un segnale: lui non è mai morto. Ha guardato in faccia la morte ma non le ha permesso di chiudergli gli occhi.

Ha sempre combattuto tanto. In Italia ed in America. Orlando era un uomo della pace, mite, che non si arrendeva e lottava per la vita. Egli ha voluto far riprendere ciò che tutti avevano perso, riaccendere il senso di solidarietà e umanità, carità fraterna che si erano persi nei nostri cuori.

Grazie, grazie, grazie!

Ha voluto lasciare questo segno, non mava la guerra ma è stato chiamato a farla a quel male. Ripenso a quella prima operazione oltre oceano a cui tutti abbiamo contribuito perché Orlando potesse riottenere quello che voleva. Che emozione quando una sera mi ha chiesto “Don, mi accompagni tu in America?”. Gli avevo promesso di non lasciarlo mai solo e così insieme alla mamma abbiamo intrapreso quel lungo lungo viaggio lontano da questa terra.

IL VIAGGIO DELLA SPERANZA

Siamo stati col fiato sospeso, dietro quella porta, per ben 13 ore. Aspettando che qualcuno ci venisse a dire che era andato tutto bene. Olrando si è svegliato dopo 24 ore invece delle 72 previste. Il suo sorriso ci ha subito espresso la forza. Nei suoi occhi segnati dalla sofferenza c’era tanta speranza. IN quelle parole dolci che ti dava la forza di poter affrontare la vita. Non avremmo mai voluto arrivasse questo giorno. Il giorno del distacco. NOn vi lascero mai ci disse.

L’altra sera, proprio come Gesù, Orlando ci disse come Gesù :”Quanto è lunga questa salita del Calvario”. Dolori atroci , sofferenze. Ora davanti a voi, proprio come ho fatto quel giorno che mi raccontò la storia, permettetemi di dirgli perdono se non sono riuscito a fare di più, e più presente.

Ma sono certo che Orlando ci vuole dire grazie. A voi in particolare perchè gli avete dato pla possibilitò di una seconda vita, grazie al personale medico e paramedico che con amore gli hanno alleviato le sofferenze.

Noi lo vedevamo allegro, ma vi dico che prima di entrare nella sala operatoria, io lui e la mamma facevamo sempre una preghiera. Il confronto spirituaale non gli è mai mancato. Mi ha colpito quando entrando in sala operatoria, le parole che disse “Dio mio mi affido a te”.

Che bella testimonianza che ci ha dato!

Oggi noi non ti lasciamo. Il Don continua a starti vicino. Come ti staranno vicino mamma, papà i fratelli. Ed anche Angela che ti piange dalla lontana Francia, che non ha potuto raggiungerci per questo maledetto virus.

Facciamole conoscere il nostro calore, visto che è lontana e sola. Quante volte abbiamo gridato “Signore se fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto”. Ma oggi sappiamo che tutto ciò che chiederai a Dio, Lui te lo concederà.

Concludo con queste parole: “Ascolta il vento, lui sa che oggi ti lascio, Ma ti prego non piangere. Io vado per la mia strada. Guarda le stelle in cielo, splenderanno dovunque. Io sarò la tua guida e non sarò troppo lontano fino a quando tu mi ricorderai”:

Arrivederci in Paradiso, Orlà, e grazie di tutto: ti vogliamo bene.” 

IL DEFLUSSO

Per gran parte della funzione una giovane, la sua ragazza, segue la liturgia seduta accanto al feretro che abbraccia addolorata.

Poco dietro i parenti del giovane. Tutti vorrebbero abbracciarli per alleviarne il dolore, sia pure per un attimo. Ma non si può. E allora la bara si avvicina all’auto funeraria mentre le sue musiche preferite risuonano a salutarlo, assieme a decine di palloncini bianchi ed ancora il rombo delle due ruote.

L’ USCITA DEL FERETRO  

Un attimo di brivido quando la madre si accascia per un malore. Si avvicina la lettiga ma per fortuna non serve. Poco dopo il corteo parte. L’ultimo viaggio terreno del corpo di un guerriero, un giovane guerriero di Calabria che amava la vita.

© Riproduzione riservata.

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