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I giardini segreti della marijuana, undici imputati ammessi all’abbreviato (Nomi)

Undici ammessi all’abbreviato, in quattro hanno optato per il rito ordinario. E’ l’esito dell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Catanzaro Antonio Battaglia per i quindici imputati coinvolti nell’inchiesta antidroga della Dda, nome in codice “Giardini segreti” che ha decapitato un vasto traffico di marijuana gestito da una presunta associazione con a capo Emanuele Mancuso, l’ex rampollo dell’omonima famiglia di Limbadi che da due anni è un collaboratore di giustizia.

Rito abbreviato.  Hanno scelto il rito abbreviato Emanuele Mancuso, 31 anni; (difeso dall’avvocato Antonia Nicolini); Giovanni Battaglia, 33 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria); Cesare Costa e Francesco Costa, rispettivamente 38 e 35 anni di Nicotera (avvocato Francesco Sabatino e Francesco Capria); Giuseppe Di Certo, 26 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria); Giuseppe Franzè, 32 anni di Stefanaconi (avvocati Giancarlo Pittelli e Vincenzo Galeota); Giuseppe Navarra 28 anni di Rombiolo (avvocati Daniela Garisto e Giuseppe Renda); Francesco Giuseppe Olivieri, 33 anni di Nicotera (avvocato Francesco Schimio); Valentin Ciprian Stratulat, 21 anni di Nicotera (avvocato Francesco Schimio); Pantaleone Perfidio 32 anni di Nicotera (avvocato Francesco Capria); Giuseppe Olivieri (fratello di Francesco Olivieri) 37 anni di Nicotera (avvocato Francesco Schimio).

Rito ordinario. Hanno scelto il rito ordinario Antonio Barbano detto Carlo 56 anni di Genova, Fulvio Esposito 53 anni di Genova; Silvio Biasol 80 anni di Genova (gli ultimi tre difesi dall’avvocato Stefano Sambugaro) e Clemente Selvaggio, 24 anni di Vibo, (avvocato Francesco Sabatino). L’udienza preliminare continuerà il prossimo 30 settembre

L’indagine, coordinata dal pm della Dda Annamaria Frustaci, è scattata  nel momento in cui Emanuele Mancuso,   figlio del più noto Pantaleone (57), detto “l’Ingegnere”, presunto boss della famigerata ed omonima cosca di Limbadi, diventa collaboratore di giustizia. Da quanto ricostruito dagli inquirenti Emanuele avrebbe comprato su un sito internet i semi di marijuana e il fertilizzantenecessario per impiantare delle vere e proprie piantagioni di canapa indiana nella zona. Gli agenti ne hanno infatti sequestrate tre tra i comuni di Joppolo, Nicotera e Capistrano. Lo stupefacente prodotto, una volta venduto sul mercato al dettaglio, avrebbe fruttato qualcosa come 20 milioni di euro. (g. p.)

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