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Il boom dell’estate calabrese tra artisti con reddito di cittadinanza e lavoratori in nero

“….L’estate sta finendo, un anno se ne va..” La famosa canzone dei Righeira, ritornello estivo di alcuni anni fa, che ha fatto ballare giovani, meno giovani ed anziani, che rappresenta la fine dell’estate, l’inizio di tanti amori sbocciati sulle spiagge, ma anche di tanti addii, ha segnato anche quest’anno la stagione estiva. Ormai i locali sui lungomare calabresi stanno chiudendo. Come ogni anno si sta passando da serate sfrenate, all’insegna della musica dal vivo strambellata da cantanti stagionali e/o da artisti di un certo livello, a serate noiose, dove l’unica distrazione è data dal vociare dei bambini seduti con le famiglie ai tavoli dei tanti ristoranti e altrettante pizzerie semivuote. I lidi, centro della movida estiva calabrese, ormai hanno raccolto gli ombrelloni e le sdraie. Sul posto restano solo i residui di una estate vissuta all’insegna dell’allegria. Sulle spiagge si nota solo qualche annoiato pescatore che attende invano l’abboccamento di qualche pesce e qualche famiglia del posto che passeggiando assapora la brezza marina. L’estate in Calabria è stata, per fortuna, un vero e proprio sollievo economico per gli operatori del turismo, dopo l’ennesima chiusura invernale e primaverile dovuta alla pandemia. Nottate all’insegna del divertimento e del rilassamento, quasi a volere dimenticare il covid che, purtroppo, ha segnato in maniera drammatica anche la Calabria.

Incassi record per fatturazioni (quasi) inesistenti

Il vero business è stato per gli artisti che si sono esibiti nei locali (ristoranti, pizzerie, lidi). Incassi notevoli, a fronte di fatturazioni, almeno da parte di alcuni, quasi inesistenti, nonostante i pagamenti da parte dei ristoratori siano stati di 200-300 euro a serata, a volte anche 400. I locali, questa estate, per una sorta di bonaria sfida tra loro, ogni sera avevano un artista diverso, in alcuni casi accompagnati da belle ragazze o da donne, tanto per creare scena e dare più lustro alla performance, mentre le mogli restavano a casa. Nessun controllo, nessuna sanzione. Eppure una verifica è facile farla: basta vedere tutti i profili Facebook dei locali ed incrociarli con quelli degli artisti per scoprire dove sono stati e quanto hanno fatturato. Si parla di artisti che hanno incassato anche diecimila euro nel solo mese di agosto, per poi percepire anche il reddito di cittadinanza. Un contributo che, se da un lato ha contribuito a risollevare effettivamente situazioni economiche di famiglie disperate, dall’altro, può sembrare paradossale, ha generato tanta disoccupazione.

Il paradosso del reddito di cittadinanza

E’ quasi impossibile trovare camerieri, operai, lavoratori in genere che intendano farsi assumere regolarmente, poiché perderebbero questa manna dal cielo. I locali sono diventati quasi tutti a gestione familiare, infatti interi nuclei familiari sono impegnati nelle attività di conduzione degli stessi, non riuscendo a trovare, se non in nero, operatori qualificati. Allora non resta che regolamentare in maniera seria l’accesso al reddito di cittadinanza, altrimenti si rischia un aumento indiscriminato di disoccupazione, a fronte di un vasto mercato di lavoro. (g.l.)

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