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Il business del Covid e le estorsioni ai dipendenti: tutti gli affari dei clan all’Asp di Reggio

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L’hanno chiamata “Inter Nos”. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha fatto luce sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti dell’Azienda sanitaria provinciale portando all’arresto di 17 persone e al sequestro di imprese per un valore di 12 milioni di euro. L’attività investigativa ha permesso di accertare che i servizi di pulizia e sanificazione delle strutture amministrative e sanitarie ricadenti nella competenza territoriale dell’Asp sono stati affidati ad individuate società, i cui membri, risultati essere legati a varie consorterie criminali operanti nel territorio della provincia reggina (articolazioni di Reggio Calabria, Locri e Melito di Porto Salvo), mediante un distorto utilizzo del sistema della proroga del rapporto contrattuale, in assenza di alcuna procedura di evidenza pubblica, sono riusciti per anni a proseguire artificiosamente il rapporto con l’ente appaltante. “Dopo innumerevoli proroghe illegittimamente concesse, viene indetta – spiega una nota della Finanza – una gara per l’affidamento del medesimo servizio che verrà aggiudicata, grazie ad un collaudato sistema di corruttela, alle stesse società, nel frattempo riunitesi in A.T.I.; indebite dazioni che, lungi dall’esaurirsi con l’aggiudicazione dell’incanto, sono state elargite in maniera continuativa e sistematica al fine di mantenere saldo nel tempo il pactum sceleris con questi siglato”.

Il patto corruttivo con il dirigente dell’Asp

Per come emerso dalle indagini al fine di poter fornire una lecita giustificazione agli ammanchi di denaro dalle casse sociali connesse alle indebite elargizioni, era solito fare ricorso a false fatturazioni emesse da imprese compiacenti, con le quali erano in essere leciti rapporti commerciali. Nel corso delle investigazioni, inoltre, sono stati cristallizzati specifici episodi di corruttela che hanno coinvolto anche il direttore della Struttura Complessa Gestione Risorse Economico Finanziarie dell’Asp di Reggio Calabria, “in capo al quale sono state accertate indebite dazioni di denaro e altre utilità (un costoso Smartphone) da parte di alcuni degli imprenditori finiti sotto inchiesta, in rapporti di reciproci vantaggi, concretizzatisi per questi ultimi in una ‘corsia preferenziale’ per il pagamento delle prestazioni rese”. Il rapporto del direttore con gli indagati era diventato cosi stretto che gli stessi si sarebbero attivati al fine di consentirgli di ottenere una proroga nell’incarico di prossima scadenza, il tutto attraverso l’intermediazione di un consigliere regionale Paris (attinto da misura cautelare degli arresti domiciliari) la cui campagna elettorale sarebbe stata, tra l’altro, sostenuta da alcuni degli stessi indagati.

‘Ndrangheta e Covid

L’attività svolta ha permesso di rilevare come le componenti l’ATI abbiano svolto con modalità difformi da quelle previste i servizi straordinari di sanificazione e disinfestazione – affidati dall’Asp a seguito del diffondersi dell’epidemia da nuovo coronavirus da effettuarsi presso i diversi presidi ospedalieri della provincia di Reggio Calabria. E’ stato accertato che gli indagati, in piena crisi pandemica, si sarebbero appropriati indebitamente dei dispositivi di protezione individuale anti-Covid-19, sottraendoli finanche al personale sanitario impegnato in occasione dell’emergenza nonché si sarebbero sottoposti indebitamente alla relativa vaccinazione (prevista, all’epoca dei fatti, solo per individuate categorie). Gli inquirenti avrebbero accertato condotte estorsive poste in essere da alcuni indagati, i quali pretendevano da individuati dipendenti la restituzione di una quota parte mensile dello stipendio da questi percepito (pari a circa 250 euro, ogni mese).

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