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Il calvario senza fine al Pugliese di Catanzaro, “il Tribunale dei diritti del malato non risponde”

ospedale pugliese catanzaro

di Mirko Monterosso – Il calvario di una 43enne di Montauro vissuto all’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro – di cui vi avevamo raccontato la triste vicenda circa un mese fa (LEGGI) – continua anche all’esterno del nosocomio cittadino. Il marito della donna – affetta da sclerosi multipla secondariamente progressiva (SM-SP) e costretta sulla sedia a rotelle -, recatasi il 9 marzo scorso nella struttura sanitaria a causa di una presunta fistole rettale, aveva denunciato quanto accaduto ai nostri microfoni.

“Ho trovato mia moglie – aveva raccontato Gianluca Mazza – in condizioni igieniche disastrose. Aveva i capelli appiccicati tra di loro. L’ hanno trattata come una bestia, con tutto il rispetto per gli animali. Per non parlare delle sue condizioni fisiche. Il corpo interamente ricoperto da piaghe, le più grandi sotto il seno, all’inguine e sul sedere. Mi chiedo se sia stata assistita o lasciata a se stessa. Tutto ciò è disumano, andrò per vie legali”, aveva concluso l’uomo amareggiato e sconfortato da quanto successo.

La ricerca infinita

Gianluca, immediatamente dopo le dimissioni della moglie dall’ospedale – avvenuto nella giornata di giovedì 7 aprile – decide di scrivere alla direzione del Pugliese Ciaccio chiedendo un contatto del “Tribunale per i diritti del malato”, una rete di strutture presenti in tutta Italia, nata per iniziativa dell’associazione Cittadinanzattiva a cui ci si può rivolgere liberamente per esporre un’ingiustizia subìta o un disservizio avvertito in un centro sanitario. Nella risposta a firma del Dirigente responsabile Sos Urp e Comunicazioni dell’ospedale di Catanzaro – avvocato Domenico Canino – Gianluca viene indirizzato, per “potere usufruire delle loro attività”, al box presente all’interno dell’atrio del presidio “Pugliese”. O, in alternativa, sul loro sito internet.

“Nessuna risposta”

Inizia, pertanto, una ricerca senza risultati. Il 46enne si reca al box dedicato e ottiene – in un primo momento e non senza difficoltà – i contatti mail e telefonici della presidente della sede di Catanzaro, Emilia Celia, e di quella decentrata a Reggio Calabria. Ma sia nell’uno che nell’altro caso il tutto si rivela inutile. Mentre nella sede del capoluogo – a dire di Gianluca – il telefono squilla ma non risponde nessuno, in quello di Reggio Calabria, addirittura, il numero risulta inesistente. Non va meglio via mail. L’unica risposta concreta ricevuta arriva dall’Associazione “Iride” di Firenze che prende in considerazione la richiesta di Gianluca scrivendogli che “sarà ricontattato al più presto da un team di esperti”. A quel punto, Gianluca, sfiduciato dalla Sanità cittadina e regionale, decide di ricontattarci. Il resto è già storia.

 

© Riproduzione riservata.

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