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Il caso Selvino su Rete 4 con l’avvocato Perrone: “La voce era di un altro indagato”

Un assessore calabrese arrestato per errore. Si tratta di Giuseppe Selvino che all’epoca dei fatti era nell’esecutivo del Comune di Santa Severino. Finito tra gli 85 indagati dell’inchiesta Basso Profilo della Dda di Catanzaro, che ha coinvolto anche il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa, nel gennaio 2021 è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. Accusato di turbata libertà degli incanti aggravata in qualità di dipendente e membro della commissione giudicatrice del Consorzio di Bonifica Jonio Crotonese, secondo gli uffici di Procura avrebbe lavorato per assecondare gli interessi dell’imprenditore Antonio Gallo in un appalto per la fornitura di dispositivi antinfortunio. A distanza di poche settimane il gip di Catanzaro si è reso conto che il Giuseppe intercettato non era lui, ma un altro uomo che oggi risponde di tali reati. Il suo avvocato difensore Eugenio Perrone è riuscito, attraverso la comparazione della voce di Selvino registrata nel corso dell’interrogatorio di garanzia e quella captata nell’intercettazione ambientale, a dimostrare come il caso fosse frutto di un assurdo errore giudiziario. L’unica colpa dell’assessore era quella di essere stato confuso con l’odierno imputato (con il quale condivide il nome di battesimo) durante delle conversazioni intercettate in una cena di compleanno alla quale non aveva partecipato.

Il caso Selvino su Rete 4

Questa sera su Rete 4, ai microfoni della trasmissione Quarta Repubblica, l’avvocato Eugenio Perrone del Foro di Catanzaro ha ripercorso i tratti salienti della vicenda giudiziaria e dei disagi subiti dal proprio assistito. “Dopo una nostra istanza in cui invocavamo, con forza, – spiega l’avvocato Perrone – una riverifica di queste captazioni vocali ambientali, si sono resi conto che la voce era di un altro indagato. Nella seconda verifica da parte dei carabinieri è risultato che avevano ascoltato il nome Vallefiorita che era il Comune di pertinenza dell’indagato che poi è stato successivamente individuato”. “Non ero io, – afferma Selvino – ma mi hanno rovinato la vita. In prima pagina c’era la mia foto. Perché non hanno fatto il confronto delle voci prima di arrestarmi? Quando è stato riconosciuto l’errore e da uomo libero sono ritornato in Giunta, dopo 15 giorni mi sono dimesso perché non ce la facevo mentalmente, avevo paura di prendere qualsiasi decisione. Ora preferisco fare il manovale per non avere alcun tipo di risponsabilità”.

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