Il clan degli zingari di Catanzaro, la spia sui blitz della Dda per 3mila euro e i summit di ‘ndrangheta con i Mannolo

Le dichiarazioni della collaboratrice di giustizia sui legami con il clan di San Leonardo di Cutro e le riunioni tra Catanzaro e Crotone
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I rapporti con la famiglia Mannolo, le soffiate di un appartenente alle Forze dell’ordine dietro pagamento di un prezzo, le riunioni di ‘ndrangheta a cui partecipava anche Giovanni Passalacqua, uomo di vertice della famiglia dei rom di Catanzaro. Argomenti messi nero su bianco in un verbale di interrogatorio della collaboratrice di giustizia Annamaria Cerminara risalente al 10 dicembre 2019 e confluito negli atti dell’inchiesta sul clan degli zingari su cui la Dda ha chiuso il cerchio nei confronti di 82 indagati (LEGGI).

“L’uomo in divisa riceveva regali in cambio di soffiate”

“L’uomo in divisa riceveva regali in cambio di soffiate”

La pentita conferma di aver avuto rapporti con i Mannolo, in particolare con il ramo dei pecorari, quello dedito allo smercio di droga e ai prestiti a strozzo, per via del legame di parentela tra il suo ex compagno Giovanni Passalacqua e Dante Mannolo. “Sovente mi recavo a San Leonardo con Giovanni e lì incontravo un po’ tutti della famiglia di Dante. Posso affermare di aver assistito personalmente a scene nelle quali costoro commercializzavano o detenevano droga che i Mannolo occultavano in terreni limitrofi alle loro villette”. Ricorda le ragioni che hanno spinto Giovanni ad aiutare i Mannolo, legate a un debito di circa 50mila euro che il primo aveva con la ‘ndrina di San Leonardo di Cutro. Passalacqua era stato aiutato nell’acquisto di una serie di camion che poi ha rivenduto senza però essere pagato e per rientrare nel debito, a detta della collaboratrice, ha deciso di commercializzare stupefacenti.

“I Mannolo avevano  rapporti con Armando Passalacqua detto Piti Piti e con Santino Mirarchi. Devo dire che un appartenente alle Forze dell’ordine spesso riceveva regali in cambio di soffiate. Ricordo una circostanza in cui ricevette 3mila euro”. Cerminara riferisce di aver saputo che l’uomo in divisa avvertì i Mannolo dell’esecuzione di una operazione su Cirò rassicurandoli del fatto che non sarebbero stati arrestati. Non sa dire il nome dell’appartenente alle Forze dell’ordine, ma aggiunge: “probabilmente lavorava a Sellia, comunque so che si incontravano in quel territorio in zone isolate e senza portare con sé i telefonini. Devo dire che i Mannolo erano sempre ben informati su operazioni di Polizia in corso, acquisivano notizie sia il ramo dei pecorari sia quello riconducibile ad Alfonso Mannolo. Le due famiglie non andavano d’accordo nel periodo recente, comunque se vi erano riunioni di ‘ndrangheta venivano coinvolti anche i fratelli di Dante, genero di Giovanni, i quali mandavano un rappresentante”.

I summit di ‘ndrangheta tra Catanzaro e Crotone

La collaboratrice nega di aver mai preso parti a questi summit e in una circostanza, su richiesta del suo ex, lo accompagnò ad una riunione programmata che si tenne tra Isola e Crotone in una zona limitrofa all’autovelox presente sulla 106 nei pressi di una curva. “Ricordo che si percorreva una traversa che portava a una casa abbandonata. Giovanni mi aveva raccomandato di accompagnarlo per ragioni di sicurezza, la presenza di una donna e anche di nostro figlio avrebbe dissuaso da propositi omicidiari gli altri sodali”. Cerminara spiega agli investigatori i motivi della presenza di Giovanni Passalacqua a queste riunioni, legate all’omicidio di Mico Rota Liscia, a problemi sulle estorsioni commesse da zingari di Catanzaro nei confronti di persone che non dovevano essere toccate, o alla richiesta dei crotonesi di preporre Giovanni quale coordinatore degli zingari, proposta che rifiutò.

“Alla riunione prendevano parte oltre a Giovanni e a qualcuno dei Mannolo, soggetti di Petilia, di Roccelletta di Borgia e anche di Cirò”. Alcuni di questi summit si tennero a Catanzaro in Viale Magna Graecia, a volte a Crotone o a Isola in occasione della festa del pesce. Cerminara parla anche dei rapporti tra i Mannolo e Paolo Lentini: “Quest’ultimo ci disse che da lì a breve sarebbe stato arrestato, gli dissero che c’erano le cimici nella macchina della moglie. A questo proposito ricordo che i Mannolo disponevano del fascicolo processuale e che Dante inizialmente si preoccupò del fatto che vi fosse nell’ordinanza riferimento a un contatto tra Lentini e lui, si trattava di chiamate senza risposta. Lui disse che nel caso in cui fosse stato raggiunto da qualche provvedimento di cattura si sarebbe giustificato dicendo che il suo numero era su tutti i cartelloni pubblicitari del suo negozio di articoli di edilizia e che evidentemente Lentini lo aveva contattato per questa ragione”. 

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