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Il consigliere Antonio Mirarchi lascia ‘Catanzaro da Vivere’ e aderisce al gruppo Misto

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“In una politica moderna sempre più all’insegna del ‘mordi e fuggi’ se non addirittura ‘dell’usa e getta’, se preferite, una storia di lunga e leale militanza fa sensazione. Quasi che la normalità possa essere considerata un’anomalia. Malgrado la volontà da parte di alcuni di intendere l’impegno pubblico in favore della propria comunità alla stregua di una missione, e il senso di appartenenza come un elemento imprescindibile, può però arrivare un doloroso momento in cui anche i rapporti più consolidati possono essere messi in discussione o persino finire. Soprattutto quando una parte ritiene che l’altra non abbia rispettato patti sottoscritti senza il formalismo, ma nell’occasione sarebbe più esatto dire la formalità, del… nero su bianco”.

È il caso della separazione, forse un definitivo divorzio, tra il consigliere comunale di Catanzaro, già presidente di Commissione a Palazzo De Nobili, Antonio Mirarchi che, tramite un comunicato stampa, ha annunciato l’addio al movimento Catanzaro da Vivere a cui era storicamente legato.

“Professionisti di alto profilo e persone perbene”

“È con grande rammarico e profondo dispiacere – esordisce Mirarchi – che comunico l’abbandono del mio gruppo nel civico consesso e il conseguente passaggio nel Misto. Prima di spiegarne il motivo mi sia però consentito di mettere in risalto come la lista civica, attorno a cui è stato costituito un soggetto politico molto più organico e strutturato, di cui ho fatto parte fino a oggi era, e rimane, un collettivo formato da professionisti di alto profilo e persone perbene, propugnatori di una sana ed efficace attività in favore della cosa pubblica, ma soprattutto della loro città, natale o adottiva, per cui si sono battuti con il massimo impegno”.

Tagliati traguardi “lusinghieri”

Mirarchi parla di una “realtà che ho visto nascere e crescere sin dal lontano 2002, ovvero quando ho iniziato la mia piccola-grande avventura con la candidatura alla circoscrizione. Da allora in avanti il mio coinvolgimento nel Gruppo si è fatto sempre più radicato e caratterizzato, ragione per la quale mi sono diciamo così fermato per circa 20 anni. Sono insomma rimasto inamovibilmente in un contesto in cui mi sentivo a mio agio mentre io, e ancor di più tanti amici sia sul piano personale che del Movimento globalmente inteso, raccoglievamo le meritate soddisfazioni senza perdere tuttavia di vista l’obiettivo primario della crescita della città. È così che tra molti alti e pochi bassi, comunque fisiologici, abbiamo tagliato lusinghieri traguardi”.

Decisione “dura” ma “indefettibile”

Mirachi aggiunge che quanto successo di recente lo ha convinto a maturare una “decisione dura da prendere, tuttavia indefettibile. Ma non potevo – ha proseguito il consigliere – fare altrimenti dopo che, di fronte a un accordo chiaro rispetto al sostegno alla mia candidatura a consigliere provinciale (come noto in una consultazione, peraltro ormai alle porte, di secondo livello e quindi riservata ai medesimi pubblici amministratori dei vari Comuni della provincia di Catanzaro, ndr), qualcuno ha inspiegabilmente fatto marcia indietro nei termini di non indicarmi più, per come invece stabilito in precedenza, quale unico esponente di CdV”.

I motivi della separazione

Il consigliere comunale si riferisce “ai vertici del movimento che hanno scelto di puntare non solo su di me, ma anche su un altro collega e quindi non avendo l’appoggio dell’intero Gruppo per come mi è stato riferito. Determinazione che di fatto rende pressoché impossibile la mia elezione, considerato come i cosiddetti voti ponderati non sarebbero sufficienti, nemmeno lontanamente, per arrivare alla quota utile. Ecco perché, per una forma di rispetto verso me stesso, ho ritenuto opportuno andar via”.

Un ‘cambio di casacca’ che sposta gli equilibri in consiglio

Ma “vi è di più”, perché il ‘cambio di casa’ del diretto interessato sposta gli equilibri anche nell’intera assise con una CdV che adesso si trova nella singolare posizione di esprimere non soltanto il presidente del consiglio quanto anche un numero di assessori la cui somma è pari al doppio dei suoi consiglieri. Che ora sono appena due. “Una considerazione – conclude Mirarchi nella nota diffusa agli organi di stampa – che faranno in molti, penso. Non solo il sindaco Sergio Abramo, intendo, ma pure i vertici di partiti e forze, vecchi e nuovi, di maggioranza”.

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