Calabria7

Il coronavirus si combatte con l’aglio, ecco tutte le fake news

coronavirus fake news

di Andrea Marino – Il tema coronavirus è invaso dalle fake news: se l’argomento trattato è importante e ha una risonanza mondiale come in questo caso, le balle che circolano sul web non sembrano mai abbastanza

Seconda parte della rubrica a caccia di tutte le fake news a tema coronavirus. Qualche giorno fa avevamo parlato della possibilità di una guerra batteriologica e di colossi farmaceutici alla conquista del mercato mondiale con i loro vaccini per il Covid-19 e intanto qualcuno, a causa della paura da coronavirus, è andato al supermercato per fare scorta di prodotti per prepararsi ad ogni evenienza. Questa volta, a seguito dei nuovi contagi in Italia, andremo ad approfondire i “rimedi” decisamente inefficaci contro il coronavirus e altre bufale sull’argomento.

Non ci si difende dal virus attraverso metodi casalinghi

Sono circolate diverse notizie a proposito di rimedi casalinghi per prevenire il contagio o addirittura curare il soggetto infetto. A dispetto delle raccomandazioni di questi presunti esperti su internet, tali rimedi non hanno alcuna efficacia. Non esiste alcuna prova che ingerire acido acetico, acqua salata, etanolo o steroidi possa avere un qualsiasi effetto benefico nel combattere il virus. Allo stesso modo non è dimostrata alcuna efficacia del fare sciacqui nasali con soluzioni saline, fare gargarismi e risciacqui, mangiare aglio o cospargersi di olio di sesamo o d’origano per evitare il contagio. E quindi, escludendo il vanto di possedere un profumo particolarmente caratteristico, tali pratiche non sortiranno alcun beneficio contro il virus. Proprio questi rimedi, tipici di credenze folkloristiche locali, si sono diffusi principalmente in Italia. Ma alla fine tutto il mondo è paese e tali rimedi si sono diffusi anche in altri stati.

Non sono mancati, inoltre, i classici post e consigli sugli antibiotici migliori per poter contrastare il virus. Tutti però, hanno in comune una cosa: non servono assolutamente a niente per il banale motivo che gli antibiotici combattono i batteri, non i virus. Bisogna sfatare questo mito, niente antibiotici contro il coronavirus, non servono né a curarlo né tantomeno a prevenirlo: questo è un caso lampante di come nel mondo delle fake news gli “antidoti” finiscano a volte per fare più male del virus. E niente Tachipirina, come raccomandano altre bufale in libertà.

L’Oms ha diffuso una serie di “buone pratiche” da adottare per ridurre il rischio di contagio, molte delle quali di basilare buon senso: evitare il contatto stretto con soggetti affetti da infezioni respiratorie acute; lavare frequentemente le mani, in particolare dopo contatto con persone malate o con il loro ambiente; evitare contatti non protetti con animali di fattoria o selvatici; persone con sintomi di infezione acuta delle vie aeree dovrebbero mantenersi a distanza, coprire colpi di tosse o starnuti con fazzoletti usa e getta o con i vestiti e lavarsi le mani; rafforzare, in particolare nei pronto soccorso e nei dipartimenti di medicina d’urgenza, le misure standard di prevenzione e controllo delle infezioni.

Il coronavirus non è pericoloso come il colera o la peste

Questa è una notizia esclusiva del Bel Paese. Alcuni quotidiani hanno male interpretato un passaggio dell’audizione in Parlamento del 27 gennaio del ministro della Salute Roberto Speranza, facendo passare il messaggio che il coronavirus sia pericoloso come il colera o la peste, notizia che è poi rimbalzata sui social. Il ministro Speranza in realtà aveva solo affermato che “il nuovo virus, pur essendo per il momento classificato come di tipo B quanto a pericolosità (al pari di quelli della Sars, dell’Aids o della Polio), viene gestito come se fosse appartenente alla classe A (la stessa del colera e della peste)”. La questione, quindi, riguarda nello specifico la gestione del nuovo coronavirus e non la sua pericolosità. Quest’ultima non è, ad oggi, del livello della peste e del colera. Inoltre l’80% dei contagiati presenta sintomi lievi: la minaccia è rappresentata principalmente dalla sua alta diffusione.

Alcuni miti sul coronavirus sfatati dall’Oms:

Non bisogna evitare i ristoranti cinesi

Andare a mangiare nei ristoranti cinesi in Italia non è di per se un pericolo. Gli esperti lo hanno spiegato più volte: il rischio di contagio non riguarda i cibi. Lo afferma Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. “La trasmissione  del virus avviene sempre per via respiratoria e mai attraverso il cibo, anche se crudo”.

Lettere e pacchi provenienti dalla Cina non sono pericolosi

Pacchi e lettere provenienti dalla Cina, o da altri Paesi in cui siano stati registrati casi di coronavirus sono sicuri. Come spiega l’Oms, è stato infatti dimostrato che il virus non sopravvive a lungo depositato sulle superfici (come quelle appunto di pacchi e lettere). Dunque il tempo necessario perché la spedizione arrivi è assolutamente sufficiente a garantire che non ci sia alcun rischio di contagio.

Il virus non può essere trasmesso agli animali domestici

Accarezzare gli animali domestici non è pericoloso. Ad oggi non ci sono prove che il coronavirus possa infettare i nostri amici a quattro zampe. Non vi è, infatti, neppure un caso documentato.

Gli scanner termici non sono sempre in grado di identificare le persone infette

Gli scanner termici sono efficaci nel rilevare le persone che hanno sviluppato la febbre (cioè hanno una temperatura corporea più alta del normale) a causa dell’infezione con il nuovo coronavirus. Tuttavia, non sono in grado di rilevare persone che sono infette ma non sono ancora malate di febbre. Questo perché ci vogliono dai 2 ai 10 giorni prima che le persone infette si ammalino e sviluppino la febbre.

Per sterilizzare parti del corpo dal virus si possono usare le lampade di disinfezione a raggi UV

Le lampade UV non devono essere utilizzate per sterilizzare le mani o altre aree della pelle poiché le radiazioni UV possono causare pericolose irritazione alla pelle.

Video falsi e foto ritoccate circolano indisturbati sul web 

Per seminare il panico a volte basta condividere una foto o un video riguardanti il coronavirus: i contenuti multimediali falsi o contraffatti sono un’altra pericolosa fonte di fake news. Bisogna sempre avere la conferma che ciò che si sta guardando o leggendo corrisponde a fatti reali e veritieri. E’ fondamentale per porre un freno al panico immotivato. A causa della grande attenzione da parte delle persone e dei media alle notizie sul coronavirus, qualunque contenuto multimediale inerente al tema diventa virale in poco tempo, riuscendo facilmente a creare una blocco di disinformazione su scala globale.

Un esempio su tutti è il video di due ragazze che mangiano un pipistrello, dal titolo “Coronavirus ragazze mangiano e squarciano un pipistrello per sponsorizzare la cucina cinese. 2020”, è in realtà un video del 2016 ed è stato girato a Palau, un arcipelago nell’Oceano Pacifico occidentale, non in Cina. Altri esempi lampanti e scollegati con il coronavirus sono i video di persone orientali che si accasciano per strada, che sono circolati negli ultimi giorni come quello girato in Thailandia, che dopo un’accurata ricostruzione, riprende una persona ubriaca e non un contagiato dal coronavirus.

Conclusione

Sul coronavirus è stato detto molto, forse anche troppo. Quello che sta accadendo non è certo uno scherzo e non dovrebbe essere trattato come tale. Le informazione che circolano sul virus cinese, molte delle quali inesatte o completamente sbagliate, entrano a far parte della quotidianità delle persone e vengono impresse a caratteri cubitali nelle loro menti. L’apprensione che l’argomento suscita nell’opinione pubblica, è quindi figlia di questa disinformazione, una caratteristica ormai propria della cultura contemporanea. Il coronavirus, stando agli ultimi aggiornamenti ha contagiato circa 87 mila persone in tutto il mondo: oltre 3000 morti e circa 81mila gli infetti mentre le persone contagiate e poi guarite sono circa 3500. Ben più alto è però il numero delle “vittime” dell’allarmismo. Alimentarlo equivale a contribuire al contagio. La paura rende incapaci di reagire e questo, forse, risulta un pericolo maggiore del virus stesso.

Discriminazione e razzismo sono tornati prepotentemente alla ribalta spinte proprio dal timore e dall’ignoranza. Episodi di razzismo sono all’ordine del giorno, anche in Italia (il video in fondo ne è un esempio molto chiaro). C’è chi per paura tratta i cinesi come appestati. C’è invece chi sembrava non aspettasse altro per sfogare contro di loro tutta la propria rabbia ritenendo sia giusto e, in alcuni casi, anche divertente discriminare i cinesi, contagiati e non. Raggiungere la corretta informazione diventa quindi prioritario non solo per gli addetti ai lavori ma per la collettività. Il coronavirus ha già fatto abbastanza danni, lasceremo che infetti quindi anche le nostre menti?

© Riproduzione riservata.

Articoli Correlati

‘Ndrangheta: sindaco Locri ringrazia Carabinieri per la cattura del latitante Cordì

Matteo Brancati

La carica delle pluriclassi, nella Locride si fanno i conti con lo spopolamento (SERVIZIO TV)

Matteo Brancati

Ordinanza chiude la discoteca Atmosfera: “E’ un’ingiustizia” (SERVIZIO TV)

manfredi
Click to Hide Advanced Floating Content