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Il Csm boccia gli emendamenti alla riforma Cartabia: “Ricadute rilevanti e drammatiche”

“Rilevanti e drammatiche potrebbero essere le ricadute pratiche” della riforma su prescrizione e improcedibilità delineata dagli emendamenti del governo al ddl penale, “in ragione della rilevante situazione di criticità di molte delle Corti d’appello italiane”. Lo scrive la Sesta Commissione del Csm nel parere che giovedì mattina sarà discusso in plenum. Al testo vengono anche allegati alcuni dati, i quali, rileva la Commissione, “dimostrano che i termini fissati dal legislatore, soprattutto per la fase di appello, sono largamente inferiori a quelli medi registrati negli ultimi anni e che oscillano dai 4 ai 5 anni: per cui, la previsione di un termine di durata pari a due anni (uno nel giudizio di Cassazione), prorogabile solo in casi determinati e per tempo breve, finirebbe per non essere allineata neppure con il dato reale”.

La Commissione, in particolare, prende come riferimento i dati dell’anno 2019, ritenuto “più attendibile” perché non influenzato dagli effetti della contrazione dell’attività giudiziaria avvenuta nel 2020 a causa della pandemia: da tali dati, si legge nel testo che sarà all’esame del plenum giovedì, “si evince che, almeno in un terzo dei distretti, i tempi medi di definizione del processo sono inferiori a due anni” e che “nei rimanenti distretti si registrano tempi di definizione superiori a due anni, con picchi molto elevati nei distretti di Napoli (2.031 giorni), Reggio Calabria (1.645 giorni), Catania (1.247 giorni), Roma, (1.142 giorni), Lecce (1.111 giorni), Sassari (1.028 giorni), Venezia (996 giorni)”.
La Commissione conclude dunque il suo parere manifestando “le più serie preoccupazioni in ordine alle conseguenze che potrebbero derivare, soprattutto in termini di ricadute pratiche per gli uffici giudiziari, dall’approvazione della riforma prospettata”.

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