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Il falso pentito Nicolino Grande Aracri e i verbali inattendibili, la Dda di Catanzaro: “Sminuisce le nostre accuse”

di Gabriella Passariello- Mano di gomma, Nicolino Grande Aracri, mammasantissima della cosca di Cutro non è attendibile. E non lo è per una serie di dichiarazioni rese alla Dda di Catanzaro, generiche, frutto di suggestive valutazioni e stridenti con la realtà dei fatti. Dichiarazioni relative alla sua famiglia, al patrimonio economico e finanziario del sodalizio, ad omicidi che hanno visto protagonista Nicolino Grande Aracri, i suoi sodali e i familiari più stretti. Una collaborazione iniziata subito dopo l’operazione della Dda “Farmabusiness”, che ha travolto anche sua moglie Giuseppina Mauro e sua figlia Elisabetta Grande Aracri, dove da diversi dialoghi è emerso come all’interno dell’abitazione del boss, in stato di detenzione, i suoi familiari convocano imprenditori per richiedere somme di danaro già pattuite e sovraintendono ad incontri con altri esponenti della criminalità organizzata.

Grande Aracri sminuisce le ipotesi di accusa della Dda

Ma le dichiarazioni dello pseudo pentito sin da subito si sono rivelate per la Direzione distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri tese a sminuire le ipotesi di accusa, come emerge dal verbale di interrogatorio del 21 aprile 2021, dove la ricostruzione del narrato del detenuto è sorretta da valutazioni soggettive, perché per sua stessa ammissione Grande Aracri di determinati fatti non ha mai avuto conoscenza diretta se non tramite la lettura dell’ordinanza cautelare.  Alla domanda della Dda se la moglie e la figlia avessero compiti nella gestione dei suoi affari, Grande Aracri parte da lontano e inizia a parlare del nipote, che era sceso dall’Emilia Romagna  ed era un po’ depresso: “Gli ho detto io: ma perché non ci prendiamo qualche camion e lavoriamo con queste ditte (per lo sbancamento degli inerti ndr) che lavorano qua? Tanto non ci stanno problemi …prendiamo questo camion, tu ti metti sul camion, ti paghi la giornata regolare, oltre a questo togliamo tutte le spese e poi ci dividiamo i soldi, 5mila euro? 2500 lui e 2500 io. Quanto rimanevano 10mila? 5mila lui e 5mila io. Questo era il lavoro che faceva mio nipote”.  Poi lo hanno arrestato in base al narrato del pentito e il nipote chiudeva gli accordi con la figlia: “Gli accordi che hai fatto con papà sono gli stessi, ti mantieni l’accordo come hai fatto con papà”. E praticamente si divideva… si divideva i guadagni che faceva mio nipote con… me diciamo, alla fine mia figlia si prendeva i soldi che dovevano dare a me. Per questo era coinvolta mia figlia.

“Mia moglie non sa fare una ‘O’ con un bicchiere”

Poi, per quanto riguarda mia moglie,– voi come ben sapete – quella tavernetta era diventata una centrale operativa, tutti quanti andavano lì a parlare, nipoti, fratelli, sorelle, tutti andavano a parlare là. Allora lì c’era mia moglie ogni volta, magari rispondeva come un pappagallo. Io non lo so se avete visto a mia moglie…perché mia moglie non sa fare na “O” cu nu bicchiere diciamo, capite il problema? Allora, no? …mia moglie ogni volta magari quando mio nipote si sedeva al tavolo, parlavano lì e poi gli faceva: “Marì…”, o, “…signora, voi che dite, è giusto così?” E quella dice: “Sì, è giusto”. Poi magari non sapeva nemmeno di che cosa si parlava. Mi capite qual è il problema? Oppure magari è andato qualcuno e gli ha detto… io ho letto, ho letto un passaggio di quell’ordinanza di custodia cautelare…  Nicolino riferisce alla Dda di un problema di spartizione dei soldi: “Alla fine mettiamo si parlava di queste spartizioni che mia figlia si pensava che durante la mia carcerazione, la spartizione è come se fosse che non andava divisa giusta” e di aver appreso queste informazioni dall’ordinanza di misura cautelare Farmabusiness, perché si tratta di episodi accaduti quando lui era detenuto.

“Non può non sapere le dinamiche omicidiarie”

Nel corso degli interrogatori il boss è sembrato vago e il pm Domenico Guarascio afferma: “Lei non è il picciotto, lo sgarrista, che può non sapere certe dinamiche omicidiarie in maniera approfondita”, mentre il procuratore capo Nicola Gratteri in maniera ferma ribatte: “Grande Aracri, qua non possiamo andare avanti su ogni episodio, su ogni episodio stiamo facendo un processo. Noi, quando un killer, un estorsore, un usuraio, diventa collaboratore di giustizia, si mette a parlare per una settimana e con tremila dettagli…”

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