Il movente dell’incendio del capannone alle porte di Catanzaro e la casa funeraria da costruire con soldi dell’assicurazione

La versione concordata da riferire ai carabinieri, la telecamera che inchioda i responsabili e la polizza fatta lievitare prima dell'incendio

E’ la notte tra il 14 e il 15 novembre 2023, quando divampa un incendio nel capannone industriale della Inca srl di Infusino Antonio, in contrada Difesa nel Comune di Caraffa, alle porte di Catanzaro, danneggiando altre strutture industriali, un incendio domato dopo diverse ore dai Vigili del fuoco. Nell’immediatezza dei fatti non si comprende la natura dell’incendio, se di origine dolosa o colposa.

La versione poco convincente dell’indagato

La mattina dopo Infusino, titolare della ditta proprietaria dell’immobile maggiormente interessata dagli effetti devastanti delle fiamme e a seguire i proprietari delle strutture colpite in maniera più o meno grave dall’incendio presentano denuncia. Infusino spiega immediatamente ai carabinieri di godere di copertura assicurativa, dichiarando, che per motivi di lavoro, si è recato nel corso della notte nella struttura per poi andare via alle 2.20 e che era stato contattato e informato dell’esplosione da titolari di ditte vicine, riferendo di essere andato lì a notte fonda per consegnare a Francesco Giannini titolare della Digifes, società operante nel settore dei servizi funebri con sede nella struttura, una bara fuori misura appena restituita e che aveva contattato lo stesso Giannini, giunto con i suoi due dipendenti Salvatore Giannini e Domenico Criniti. Effettuata la riconsegna, tutti sono andati via, raccontando di aver sentito un vago odore di plastica bruciata, ma nulla di più, se non che quello odore veniva dai capannoni lì intorno. La polizia giudiziaria, delegata alle indagini, ci vuole vedere chiaro e chiede alla società fornitrice di energia elettrica se poteva essersi verificato un corto circuito, possibilità esclusa per l’inesistenza di registrazione di picchi elettrici nelle ore dell’incendio.

La telecamera che incastra i presunti responsabili

Le indagini si concentrano sulla visione dei filmati registrati dai servizi di videosorveglianza privati esistenti, le cui immagini di primo acchito ricostruiscono movimenti coincidenti con il dichiarato reso immediatamente da Infusino. Si vede il momento dell’arrivo di Infusino, che entra nel capannone e a seguire arriva un carro funebre di Francesco Giannini, che successivamente va via. Infusino indica alle Forze dell’ordine tutte le telecamere presenti in zona, ma ne dimentica una, o finge di dimenticare, ed è quella che riprende il tutto da un’altra prospettiva, consentendo di chiudere il cerchio sui presunti responsabili del rogo, permettendo al gip Carmela Ferrari, su richiesta del pm Stefania Caldarelli di disporre due misure cautelari in carcere nei confronti di Antonio Infusino e Francesco Giannini, provvedimento nel quale compaiono due indagati a piede libero (LEGGI). Il video permette di ricostruire ulteriori aspetti cruciali e di registrare alle 2.39 l’arrivo di Infusino nel capannone, dall’interno dell’edificio attraverso la porta fuoriesce la luce interna, alle 2.48 giunge il carro funebre con a bordo Francesco Giannini e i suoi dipendenti. Le tre persone fanno ingresso nel capannone dove è entrato Infusino. Alle 3, due persone probabilmente i due dipendenti caricano la bara a bordo del carro, un minuto dopo mentre tutti escono per allontanarsi, attraverso la porta aperta è possibile individuare le fiamme già divampate all’interno del capannone.

La polizza assicurativa fatta lievitare prima dell’incendio

E qui viene smentita la versione fornita agli investigatori da Infusino. Tutti e quattro erano presenti alle 3 di notte, mentre Infusino aveva indicato alle 2.20 come orario in cui si allontana, per essere poi alle 3.30 informato dell’incendio già divampato, ma soprattutto l’interno del capannone è già interessato dalle fiamme per la presenza dei quattro. Gli esiti delle successive indagini consentono di avvalorare l’ipotesi accusatoria. E’ vero che Infusino confessa di essere provvisto di copertura assicurativa per l’evento subito, ma un dato che insospettisce investigatori e inquirenti e che l’accesso alla polizza assicurativa ha consentito di accertare che pochi giorni prima l’indagato aveva modificato i termini contrattuali, aumentando i massimali per i beni assicurati da 1 milione e 170mila euro a 1 milione e 404mila euro. Dall’analisi dei video si passa alle intercettazioni sui cellulari degli indagati per comprendere il loro ruolo nella vicenda e convocati dai carabinieri nella sala di attesta Salvatore Giannini, Domenico Criniti e Francesco Giannini, che evitano invano la loro escussione, vengono captati preziosissimi elementi.

La versione concordata da fornire ai carabinieri

Giannini  suggerisce la versione evidentemente concordata da fornire su quanto accaduto quella notte ai carabinieri: “da casa mia siamo partiti, con il carro mio da là siamo andati e poi siamo tornati… poi siamo passati per sistemare le casse e lo abbiamo saputo nel pomeriggio”. Poi rassicura Salvatore Giannini, indgato a piede libero :”stai tranquillo… quattro domande vi faranno… noi siamo andati a prendere la cassa e siamo partiti da casa mia, siamo passati dal capannone, questo è… siamo arrivati lì, un quarto d’ora… un quarto d’ora e siamo andati via…”. Francesco Giannini, secondo le ipotesi di accusa,  in più occasioni ripete la versione dei fatti ad alta voce, in modo da rendere edotti Salvatore Giannini e Domenico Criniti. Francesco Giannini rassicura i presenti che il funerale che doveva aver luogo il giorno successivo all’incendio avrebbe eliminato ogni dubbio sull’eventuale loro coinvolgimento. Per la Procura le immagini di videosorveglianza non lasciano margini di dubbio sul fatto che l’incendio sia stato appiccato dagli indagati, “del resto basta guardare il video per rendersi conto che il fuoco divampa mentre gli stessi si trovano ancora all’interno del capannone industriale e che la versione offerta da Infusino e Giannini nell’immediatezza dell’incendio risulta totalmente smentita.

Il sogno di una nuova casa funeraria a Catanzaro

Il video dimostra inequivocabilmente, che mentre i quattro indagati escono dal capannone le fiamme già c’erano, talmente alte da essere chiaramente visibili dal punto di osservazione della telecamera, telecamera evidentemente sconosciuta a Infusino il quale nella denuncia evidenzia la presenza di sistema di videosorveglianza, ma non di quella che cristallizza in modo netto le loro responsabilità”. L’attività investigativa e in particolare il dato intercettivo ha acclarato che l’incendio è stato appiccato da Infusino e Giannini per truffare la compagnia assicurativa e riscuotere il premio di 1milione e 404 mila euro. La polizia giudiziaria acquisisce, infatti, il contratto assicurativo, riscontrando che il 7 novembre 2023, Infusino procede ad innalzare i massimali di risarcimento. La somma nell’intenzione degli indagati “sarà utilizzata anche per avviare una nuova realtà imprenditoriale una casa funeraria a Catanzaro facente capo ad entrambi gli indagati, come emerso dal contenuto delle intercettazioni”. 

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