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Il “palazzaccio” confiscato alla ‘ndrangheta a Tropea, un tesoro lasciato nel degrado (VIDEO)

La storia di un immobile di 4 milioni di euro. Doveva diventare una caserma dei carabinieri, rischia di crollare per una falda acquifera

Fino allo scorso erano circa 50mila i beni confiscati alle mafie. Oltre 24 mila sono ancora da destinare ad associazioni per fini sociali. La stragrande maggioranza di questi beni si trovano in Calabria e sono stati sottratti ai numerosi clan che operano sul territorio delle cinque province. Attualmente nella sola Calabria l’Agenzia nazionale che gestisce i beni detiene un portafoglio che si aggira sui 3 miliardi e mezzo. Tutti da utilizzare per finalità sociali. Nonostante gli immobili rischiano di degradarsi non si riesce a destinarli per farne un uso corretto e dal forte valore educativo. Il giudice Giovanni Falcone diceva che le mafie saranno sconfitte il giorno in cui si riuscirà a mettere sottochiave le loro immense ricchezze.

Il “palazzaccio” di Tropea

A simbolo di questo immenso patrimonio in via di distruzione abbiamo scelto “il palazzaccio” sottratto a un presunto clan che opera sul territorio tropeano. L’immobile dal valore di circa 4 milioni di euro si trova in prossimità del centro abitato del borgo più bello d’Italia: Tropea. La capitale del turismo calabrese rischia di vedere perduto questo importante immobile per l’inerzia di un Ministero, assegnatario del bene, che deve realizzare la nuova caserma dei carabinieri. Nonostante siano passati circa 14 anni dalla confisca “il palazzaccio “ resta un simbolo di degrado. La struttura dal costo esorbitante, se non saranno avviati i lavori di ristrutturazione, rischia di crollare per la presenza di una falda acquifera che sta lentamente rosicchiando le possenti fondamenta.

Il contributo di 5 milioni di euro della Regione

Negli anni scorsi la Regione aveva messo a disposizione circa 5 milioni di euro per recuperare l’immobile e realizzare la nuova caserma dell’arma. Fino ad oggi non è stato fatto niente. Il Comune di Tropea di fronte a questo immobilismo non può intervenire perché la struttura è già stata assegnata. I cittadini cominciano a rumoreggiare perché l’intera area in cui ricade l’immobile si trova nel totale degrado. Dopo questa ennesima denuncia si spera che il Ministero interessato scenda in campo per rendere fruibile un bene sottratto alla criminalità organizzata che si sconfigge anche con l’utilizzo sociale delle sue immense ricchezze. Il sindaco Nino Macrì faccia sentire la sua voce che in molte occasioni si è dimostrata determinante nella soluzione dei tanti problemi che gravavano sul borgo più bello d’Italia.

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