operazione glicine

Il Pd al bivio in Calabria, Schlein dica da quale parte sta: con Gratteri o con Oliverio, Bossio e compagni?

Ospite a Trame aveva rivendicato il dna antimafia del Pd, dopo il maxi blitz della Dda di Catanzaro le parole non bastano più. E' l'ora dei fatti

Giusto la scorsa settimana Elly Schlein sbarcava in Calabria per partecipare alla dodicesima edizione del festival “Trame”, incrociando anche Nicola Gratteri, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta e al malaffare. “Siamo in Calabria perché il contrasto ad ogni forma di criminalità organizzata è nel dna del Pd”, diceva pubblicamente rispondendo alle domande del suo interlocutore, il direttore del Domani Emiliano Fittipaldi. Polemiche a parte, per via della sua partecipazione alla rassegna lametina paragonata dalla senatrice leghista Tilde Minasi a una sorta di “Festa dell’Unità” di nuova generazione (LEGGI QUI), la Schlein non è proprio fortunata. Trascorso il week end e iniziata una nuova settimana, nella notte tra lunedì e martedì scorsi, i carabinieri del Ros svegliavano la Calabria con il maxi blitz nome in codice “Glicine”.

L’inchiesta che ha travolto il “vecchio” Pd

L’inchiesta che ha travolto il “vecchio” Pd

Nuova bufera giudiziaria con il Pd travolto da un’inchiesta con epicentro a Crotone e ramificazioni anche a Cosenza, Catanzaro, Nord Italia e Germania. Tra gli indagati l’ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, l’ex assessore regionale Nicola Adamo, gli ex consiglieri regionali Enzo e Flora Sculco e altri ancora. Inutile riepilogare il contenuto di una indagine che ruota intorno a un presunto comitato d’affari che – secondo i magistrati della Dda di Catanzaro guidati da Nicola Gratteri – avrebbe condizionato Comune, Provincia, Asp, Aterp di Crotone gestendo nomine, incarichi, concorsi, assunzioni, appalti pubblici. Un sistema politico-affaristico-clientelare che sarebbe servito ad alimentare il consenso elettorale. E mentre Gratteri in conferenza stampa senza mai fare nomi degli indagati denunciava “l’asservimento totale della Pubblica amministrazione alla ‘ndrangheta” e parlava di “mafia di Serie A con a disposizione un’intera classe politica di Serie C”, sui social due esponenti di primo piano del Partito democratico, l’ex governatore Mario Oliverio (indagato per associazione a delinquere) e l’ex parlamentare Enza Bruno Bossio (non indagata ma più volte citata nelle 400 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che vede coinvolto il marito Nicola Adamo), anziché chiarire passavano all’attacco prendendosela – senza ovviamente mai citarlo – con Nicola Gratteri accusato di “protagonismo mediatico” (LEGGI QUI) e di ennesimo show che colpisce la stessa parte politica (LEGGI QUI).

C’è chi non conosce vergogna

Premesso che Oliverio ha un ottimo avvocato che saprà difenderlo nelle sedi opportune e che la presunzione d’innocenza vale per tutti, Enza Bruno Bossio dovrebbe tuttavia sapere che la Dda di Catanzaro in questi ultimi anni ha operato senza colori politici, in modo bipartisan (LEGGI QUI) mettendo sotto inchiesta politici di destra e di sinistra, senza alcuna distinzione: Giancarlo Pittelli, Mimmo Tallini e Francesco Talarico non sono certamente politici di centrosinistra o tesserati del Partito democratico ma gente storicamente appartenente all’altra parrocchia, quella del centrodestra. Enza Bruno Bossio non è nuova a certe esternazioni, un’estate fa, in piena campagna elettorale era già stata ripresa dall’ex segretario Enrico Letta, ora torna a imbarazzare un già imbarazzato Pd con un altro post al quale allega gettando benzina sul fuoco un articolo firmato da Tiziana Maiolo apparso sul Riformista diretto da Matteo Renzi: “Signor Procuratore, lei conosce la vergogna?”, il titolo. Nel paese sottosopra che si chiama Italia a vergognarsi dovrebbe essere Nicola Gratteri? In un paese normale, invece, dovrebbero dare spiegazioni coloro che nel calderone – direttamente o indirettamente – ci sono finiti per comportamenti che già un giudice terzo ha valutato penalmente rilevanti e che – senza tema di smentita – sono comunque eticamente discutibili. Enza Bruno Bossio che segue il pensiero iper-garantista di Tiziana Maiolo tagga il Partito democratico nazionale, regionale e cosentino scrivendo “perché in questo ennesimo show il tema non sia l’innocenza ma censurare i persecutori”.  

Elly e i “cacicchi” della Calabria

Ora la giovane segretaria Elly Schlein ha la possibilità di passare dalle parole ai fatti. Dica innanzitutto da quale parte sta: da quella di Enza Bruno Bossio o da quella di Gratteri. Abbia il coraggio di prendere posizione e di rompere un silenzio che tanto somiglia a quell’omertà che ha fatto la fortuna delle mafie negli anni passati. Difenda l’operato dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro dal tentativo di delegittimazione che arriva da aree del suo partito. Come suggerito da Giovanni Tizian sul Domani (un giornale non molto distante dal Pd) “elimini anche i cacicchi della Calabria”, si ricordi gli esempi di Giuseppe Valarioti e Giannino Losardo, rivoluzioni il metodo di selezione della classe dirigente e, soprattutto, rilegga Borsellino sulla differenza che passa tra innocenza e onestà (LEGGI QUI).

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