Il poliziotto-postino del clan degli zingari nel carcere di Catanzaro, il pentito: “Chiamava infami i colleghi”

Le inedite dichiarazioni del collaboratore di giustizia Massimo Colosimo in un verbale di interrogatorio quasi interamente omissato
pregiudicato calabrese

Nel carcere di Catanzaro ci sarebbe stato un messaggero per conto del clan degli zingari di Catanzaro, un ambasciatore, che consentiva le comunicazioni tra i capi e i sodali del clan e che all’interno delle celle portava un po’ di tutto, dai liquori ai cellulari. Un uomo in divisa che in cambio della sua disponibilità chiedeva in cambio soldi o favori, veicolando informazioni anche a presunti appartenenti al clan Arena. Di lui, Domenico Sacco, 57 anni, agente della polizia penitenziaria del carcere di Siano, indagato per concorso esterno e corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, nell’inchiesta della Dda di Catanzaro che ha inferto un duro colpo al clan degli zingari e che ha portato gli uomini della Squadra Mobile a notificare 62 misure cautelari, di cui 38 in carcere e 24 ai domiciliari ne hanno già parlato i collaboratori di giustizia Santo Mirarchi, che ha riferito agli investigatori come “Sacco lo ha aiutato ad avere contatti con l’esterno facendo entrare un telefono cellulare in cambio di 200 euro” e Annamaria Cerminara.

Quest’ultima ha rivelato  come l’agente di Polizia penitenziaria informava il suo ex convivente, Giovanni Passalacqua, “circa l’intenzione di qualche detenuto di collaborare con la giustizia e sui trasferimenti dei detenuti”, riferendo dell’introduzione nella Casa circondariale catanzarese di pennette video. Sacco avrebbe avvertito chi si trovava dentro il carcere di Siano di non parlare durante i colloqui, perché “quei luoghi erano intercettati”. Innumerevoli le conversazioni intercettate tra l’agente e un detenuto all’epoca dei fatti recluso nel carcere di Catanzaro e la madre di quest’ultimo, adoperandosi ad inviare alimenti e alcolici vietati dal regolamento dell’Ordine penitenziario, in cambio della promessa da parte del recluso di fargli acquistare un’auto con un trattamento di favore sulle modalità di pagamento (LEGGI).  

“L’agente chiamava infami i suoi colleghi”

A queste dichiarazioni si aggiungono le propalazioni inedite di un altro pentito, Massimo Colosimo, 46 anni, di Catanzaro, ex appartenente alla famiglia Trapasso, storicamente legati agli Arena e ai Tropea, ai Mannolo e ai Grande Aracri. Negli atti successivi all’avviso di conclusione dell’inchiesta sul clan degli zingari nei confronti di 82 indagati (LEGGI) è stato inserito un verbale di interrogatorio del 21 giugno 2019, in cui Colosimo davanti al pm antimafia Veronica Calcagno parla di Domenico Sacco, un verbale di sedici pagine quasi interamente omissato, dove al collaboratore di giustizia viene sottoposto un album composto da sei pagine, una raccolta di foto in cui riconosce la guardia carceraria “conosciuta nella Casa circondariale di Catanzaro. Preciso che ora rispetto alla fotografia che mi avete mostrato è più anziano e grosso. Si tratta della guardia che mi ha detto di stare con i Trapasso e ribadisco che lo stesso quando vedeva passare i suoi colleghi li definiva infami. Lo stesso mi disse che mi sarei potuto rivolgere a lui per qualsiasi cosa avessi avuto bisogno avendomi identificato come un appartenente alla cosca Trapasso”. 

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