Il regalo di un Comune del Vibonese ai turisti: poca acqua, sporca e maleodorante

Accorato appello alla Procura di Vibo affinché il caso sia esaminato e venga ristabilita una corretta e salubre gestione dell’acqua potabile

“L’acqua è un bene prezioso ed è condizione essenziale per la vita. Quello che avviene ormai da sei anni a Zambrone, con particolari ripercussioni sulla vita dei cittadini, in particolar modo nel periodo estivo, ha dello straordinario, qualcosa che va al di là delle solite giustificazioni riguardanti la crisi idrica”. Ad affermarlo sono i consiglieri d’opposizione di Zambrone in provincia di Vibo Valentia per il gruppo Rinascita per Zambrone Epifanio Mariella, Amelia Conca, Fabio Cotroneo. “Basti pensare che la Calabria – ricordano i consiglieri – è una delle regioni italiane più ricche di corsi d’acqua e zone umide: seconda, dopo la Liguria, secondo il rapporto sul territorio redatto dall’Istat nel 2020. E Zambrone? Bastava la frazione di San Giovanni a dare acqua a tutto il territorio comunale. Una fonte in particolare quella delle Valli, era punto di approvvigionamento per molte persone anche di fuori comune ma, interventi pregiudizievoli realizzati pochissimi anni fa, hanno fatto perdere la vena d’acqua, facendola abbassare notevolmente, tanto da vedersi costretti a installare un serbatoio e una pompa per dare ai cittadini acqua stagnante e maleodorante in cambio di una sorgente naturale. Un episodio che diventa ancora più raccapricciante se si pensa all’abuso compiuto sulla distruzione di una fonte naturale di acqua e alle numerose volte che l’acqua fuoriesce dai rubinetti scura e torbida, o ne viene sospesa la sua erogazione senza alcun preavviso o comunicazione ufficiale, e fuori dall’orario delle ordinanze comunali”.

Zambrone senza acqua

“I cittadini – denunciano i consiglieri – non ce la fanno più. L’opposizione riceve giornalmente numerose lamentele. Molti anziani o bambini, non possono essere lavati per la mancanza d’acqua. Molti lavoratori rientrano a casa senza avere la possibilità di andare a dormire dignitosamente puliti, così come la mattina in cui molti escono senza avere ancora l’acqua corrente nonostante sia abbondantemente passato l’orario di riapertura dei serbatoi. Non tutti hanno la possibilità di impiantare un autoclave ma visti i casi di acqua sporca, non avrebbe neanche senso avere una riserva di acqua in queste condizioni. L’ennesimo sfogo dei cittadini sui social e attraverso contatti privati, ci ha spinti a presentare una  nuova interrogazione al sindaco, al Presidente del consiglio, agli uffici comunali competenti e per conoscenza alla federconsumatori, alla Codacons e alla Procura della Repubblica di Vibo, su questa fallimentare gestione idrica che ripetiamo, non trova giustificazione nella grave crisi che colpisce molti comuni. L’opposizione interroga la maggioranza sulla frequente fuoriuscita di acqua sporca dai rubinetti e improvvisa sospensione dell’acqua”.

Appello alla Procura della Repubblica

“I consiglieri di opposizione, chiedono nuove e più frequenti analisi delle acque che dovranno essere rese pubbliche alla cittadinanza, si appella alle associazioni di consumatori con cui manterrà uno stretto contatto, per chiedere un’assistenza alla procedura di possibile riduzione delle bollette dell’acqua, chiede l’istituzione di un bonus per installazione autoclave, e si appella alla Procura della Repubblica vista la grave mancanza di comunicazioni da parte del sindaco, per una valutazione di omissione di atti pubblici che sarebbero serviti per  mettere in guardia da rischio di problemi di salute la popolazione. L’ordinamento attribuisce al sindaco non solo la rappresentanza del Comune, ma ampi poteri, anche di natura straordinaria, a tutela della salvaguardia e incolumità dei cittadini. Diventa delicato quindi il profilo relativo alla responsabilità del sindaco, per avere omesso di provvedere a fronte di eventi straordinari di pericolo per l’incolumità e la sicurezza dei cittadini, per cui dispone di eccezionali poteri di ordinanza (articolo 54 del Testo unico). Il sindaco, quale ufficiale del Governo, deve adottare provvedimenti contingibili e urgenti «al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana»: sono atti di sua diretta competenza, non delegabili. Il potere di ordinanza pone il sindaco in posizione di garanzia, che fonda, nel diritto penale, – concludono i consiglieri – la responsabilità omissiva impropria, per non aver impedito il verificarsi di determinati eventi dannosi alla salute pubblica. Chiediamo alla Procura, un esame del caso, sperando di poter ristabilire nel territorio comunale, una corretta e salubre gestione dell’acqua potabile”.

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