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Il sindaco di Riace Mimmo Lucano rinviato a giudizio

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E’ stato rinviato a giudizio Mimmo Lucano, sindaco di Riace.

Il giudice dell’udienza preliminare di Locri, Amelia Monteleone, ha rinviato a giudizio il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano, la sua compagna Tesfahun Lemlem, e altre 29 persone. La procura aveva chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Xenia”.
I reati contestati ai 31 imputati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, truffa con corrispondente danno patrimoniale per lo Stato per oltre 350.000 euro, abuso d’ufficio ottenendo un ingiusto vantaggio patrimoniale per oltre 2.000.000 di euro, peculato distraendo fondi pubblici per oltre 2.400.000 euro, concussione, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il gup ha rinviato tutti a giudizio, che saranno sottoposti a processo con rito ordinario. La prima udienza sarà celebrata l’11 giugno dinnanzi al Tribunale collegiale di Locri.

Domenico Lucano (detto Mimmo) è stato arrestato il 2 ottobre nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla procura di Locri diciotto mesi fa. La misura cautelare degli arresti domiciliari, eseguita all’alba dalla guardia di finanza, è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari Domenico Di Croce, che ha accolto la richiesta della procura. L’accusa è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona. Per la compagna di Lucano, Tesfahun Lemlem, (indagata per concorso nel reato di immigrazione clandestina) è stato disposto invece il divieto di dimora.

Il 27 febbraio 2019  la Cassazione aveva deciso di non decidere.

La Cassazione era stata chiamata in causa sul provvedimento che vieta a Mimmo Lucano di stare a Riace, il “borgo dell’accoglienza” che ha guidato da sindaco fino all’ottobre scorso, quando è finito al centro di un’inchiesta per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Inizialmente ai domiciliari, quindi “esiliato” dalla “sua” Riace per decisione dei giudici del Riesame, Lucano contro quel provvedimento ha portato avanti la battaglia fino alla Suprema Corte, ma il suo ricorso è stato accolto solo parzialmente. Gli ermellini hanno disposto un annullamento con rinvio, ordinando che i giudici del Riesame di Reggio Calabria tornino ad esaminare il caso sulla base di una serie di rilievi.

A Lucano la procura di Locri ha contestato infatti di aver affidato in via diretta la raccolta dei rifiuti ad una cooperativa sociale del paese, formata da italiani e rifugiati. Una procedura illegittima per l’accusa, ma sempre difesa come regolare da Lucano e dai suoi legali. In più, la Cassazione avrebbe ordinato ai giudici reggini di valutare la posizione del sindaco alla luce delle mutate esigenze di custodia cautelare.

Chi è Mimmo Lucano e cos’è il modello Riace.

Riace rischiava di essere abbandonato, molte case erano diroccate e la scuola rischiava di chiudere a causa dell’emigrazione dei giovani ma – come ha scritto anche  la Bbc – “il suo destino è completamente cambiato” grazie al volontà di accogliere un certo numero di immigrati che sono stati integrati nella comunità locale. L’idea venne 20 anni fa a Domenico Lucano, che allora non era sindaco. Lucano era stato  emigrante e aveva da sempre militato nell’estrema sinistra locale.

Nel 2001, insieme a Trieste, Riace è stato uno dei primi comuni a partecipare ai progetti per l’accoglienza diffusa, il sistema che in seguito sarebbe diventato il servizio Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati).

Del cosiddetto modello Riace si è parlato più all’estero che in Italia: Domenico Lucano, il suo ideatore, è stato messo nella lista delle cinquanta persone più influenti del mondo dalla rivista Fortune nel 2016.

Il modello Riace prevede che ai richiedenti asilo siano concesse in comodato d’uso le case abbandonate e recuperate del vecchio abitato e che i soldi dei progetti di accoglienza erogati al comune dal governo siano usati per borse lavoro e per attività commerciali gestite dagli stessi richiedenti asilo insieme ai locali.

redazione Calabria 7

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