Calabria7

Il femminicidio di Roberta 31 anni fa, la violenza non si è placata 

Di Carmen Mirarchi

26 luglio1988, 31 anni fa veniva spenta la vita Roberta Lanzino. Oggi il Centro antiviolenza di Cosenza “Roberta Lanzino ” ricorda l’ indelebile sorriso di una ragazza vittima due volte : la violenza subita e la giustizia mai ottenuta.

In quel maledetto 26 luglio Roberta Lanzino, 19 anni, uscì dalla sua casa di Rende, in provincia di Cosenza, con il suo Piaggio Blu. La giovane studentessa della Facoltà di Scienze Economiche e Sociali dell’Università della Calabria, avrebbe dovuto raggiungere la casa dei suoi genitori a San Lucido. Partì per prima percorrendo una strada poco trafficata che l’avrebbe condotta alla nota zona balneare frequentata dai cosentini. A San Lucido la giovane calabrese non arrivò mai.

Una Fiat 131 Mirafiori chiara la inseguì, i passeggeri a bordo dell’auto, di cui ancora non si conosce il volto, l’aggredirono, la violentarono e la uccisero colpendola con un coltello e soffocandola con le spalline della sua stessa camicia. Un misterioso femmincidio che coinvolge la malavita locale.

Una storia fece il giro dei tribunali e che non fu in realtà mai chiarita coinvolgendo personaggi di spicco della ‘ndrangheta calabrese. Sarebbero stati proprio quest’ultimi a cercare di depistare le indagini, così da rendere impossibile scoprire la verità.

Non furono i fratelli Frangella, contadini e pastori della zona, assolti per non aver commesso il fatto, non furono ne Sansone e Carbone, come rivelò il boss Franco Pino, assolti anche loro, dopo 9 anni di processo. Roberta ha subito un doppio omicidio,  una doppia offesa. Nel 2017 quando il suo processo si concluse infatti con nulla di fatto.

«Nessuna prova, nessun colpevole, “Roberta è stata sfortunatissima” sentenziò il Pubblico Ministero.

Roberta Lanzino non va dimenticata, voglio ricordare in questa occasione tragica i dati della violenza sulle donne in Calabria. La nostra regione è maglia nera per le denunce, 8 donne di 10 non denunciano.
Qualche settimana fa la notizia gravissima relativa al rischio chiusura dei centri antiviolenza per le donne e le case rifugio. La regione Calabria si conferma maglia nera  mentre per ottobre si attende il rapporto ufficiale.  Intanto la certezza è che le calabresi vittime di violenza non denunciano e la rete a loro sostegno è scarsamente finanziati.

Da sottolinearne che le donne calabresi sono tre quelle che subiscono più violenze in Italia

Redazione Calabria 7

© Riproduzione riservata.

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