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“Il Valore del Dono” spiegato agli studenti di Sellia Marina

di Antonia Opipari – C’è più gioia nel dare che nel ricevere. È questo l’assunto di base da cui, questa mattina, si è cominciato a discutere nell’incontro dal titolo Il Valore del Dono, tenutosi presso la sala consiliare del Municipio di Sellia Marina (Cz). Organizzato dall’Avis locale in collaborazione con l’Istituto Comprensivo, il meeting ha visto la partecipazione degli studenti delle terze classi della scuola secondaria di primo grado ai quali è stata spiegata l’importanza della donazione di sangue e organi. L’appuntamento rientra nel calendario di tutta una serie di iniziative volute dall’Avis per cercare di sensibilizzare più gente possibile e, soprattutto le nuove generazioni, su quest’importante tematica per la quale esistono ancora un’infinità di falsi miti e tabù da sfatare; e a spiegare ai più giovani cosa succede davvero “dietro le quinte” della donazione, sia dal punto di vista pratico, legale ed emozionale, un team di esperti Avis: dal presidente provinciale Franco Parrottino, al responsabile ILsanitario Michelangelo Iannone, la referente per le scuole Katiuscia Mastroianni e il rappresentante dell’Avis Sellia Marina Francesco Greco. Presenti anche il primo cittadino selliese Francesco Mauro, il dirigente scolastico Filomena Rita Folino e Don Giuseppe Cosentino che, nel suo intervento ha ricordato che lo stesso Gesù dice: «Nessuno ha amore più grande che quello di dar la sua vita per i suoi amici (Giovanni 15:13). E l’apostolo Paolo, parlando del suo collaboratore Epafrodito, dice: … egli è stato vicino alla morte, avendo arrischiata la propria vita… (Filippesi 2:30) e, ricordando la sua grave condizione fisica durante la sua visita ai cristiani della Galazia, scrive: … io vi rendo questa testimonianza: che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati (Galati 4:15). In un’altra occasione, scrivendo ai Tessalonicesi, afferma: Così, nel nostro grande affetto per voi, eravamo disposti a darvi non soltanto l’Evangelo di Dio, ma anche le nostre proprie vite, tanto ci eravate divenuti cari (I Tessalonicesi 2:8)».

«Quest’amore fraterno e questo spirito di compassione verso i deboli e gli infermi, non può assolutamente essere annullato da un improprio letteralismo biblico – ha esposto il parroco – . Abbandonare chi può essere aiutato e salvato ci rende colpevoli dinanzi a Dio perché: Colui dunque che sa fare il bene, e non lo fa, commette peccato (Giacomo 4:17). Chi si rifiuta di aiutare il prossimo in pericolo commette un tentato omicidio e chi rifiuta una trasfusione, che potrebbe salvargli la vita, compie un vero e proprio suicidio. Ambedue questi atti sono in opposizione a Dio e alla Sua Santa Parola. Il Signore, nella Sua infinita sapienza, ha dato agli uomini la possibilità di sviluppare la scienza medica mediante la quale, per mezzo delle trasfusioni di sangue, milioni di persone sono salvate da morte sicura. Basti ricordare che il novantacinque per cento dei feriti della seconda guerra mondiale sono vivi grazie alle trasfusioni di sangue. Senza contare come con questo mezzo si dà all’organismo depauperato di sangue la possibilità di riacquistare l’equilibrio funzionale sia nelle emorragie da traumi o da interventi chirurgici, sia quando il sangue si è modificato nelle sue componenti normali. La trasfusione è in questi casi il più importante mezzo per riportare l’organismo alla propria condizione ottimale». Per questo donare è importante. È un atto d’amore verso il prossimo.

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