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Illeciti all’Arpacal, reati prescritti per quattro ex dirigenti regionali

lentini

di Gabriella Passariello

Si è concluso il processo per quattro dei cinque imputati coinvolti nel’inchiesta sui presunti illeciti nella compravendita di un immobile a Castrolibero relativo all’aggiudicazione della gara di una struttura di tre piani dove sarebbero dovuti sorgere i laboratori dell’Agenzia regionale per la protezione all’Ambiente. I giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro, presidente Laura Orlando, a latere Francesco Vittorio Rinaldi e Matteo Ferrante hanno dichiarato estinti per prescrizione i reati contestati all’ex direttore amministrativo Arpacal Stefania Domenica Polimeni, all’allora commissario e direttore generale dell’Ente Sabrina Maria Rita Santagati, all’ex  dirigente del settore esterno al Dipartimento programmazione della Regione Calabria Valeria Castracane, all’ex dirigente Arpacal Francesco Italiano accusati tutti di abuso di ufficio, mentre Castracane rispondeva anche di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico. Gli  avvocati Ermenegildo Massimo Scuteri e Nicola Cantafora, dopo la rinnovazione del dibattimento, hanno chiesto l’assoluzione di Italiano e in seconda battuta la prescrizione, richiesta alla quale si sono associati anche gli altri difensori. Continua invece il processo dibattimentale per  l’imprenditore cosentino Francesco Dodaro, legale rappresentante della società Efim, proprietaria dell’immobile ubicato a Costrolibero, che deve rispondere solo di violazione delle norme in materia di corresponsione dell’Iva, essendosi prescritto anche per lui il reato di abuso di ufficio

Le indagini. Una struttura costata  2milioni 152mila euro, un bando che ha avuto un solo concorrente, annullato in prima battuta perché ritenuto inammissibile per l’uso cui era destinato. Sì perché la naturale destinazione dell’immobile era per uffici pubblici e non per laboratori. Un appalto che andava fatto a tutti i costi al punto da resuscitare un bando archiviato per aggiudicarlo alla Efim finanziaria del gruppo Dodaro. Sarebbe bastato modificare una leggina ed ottenere un parere positivo di fattibilità. Il cambio di rotta è avvenuto nel settembre 2010. Sotto la giunta Scopelliti viene nominata Sabrina Santagati, che decide, come primo atto dopo l’insediamento, di revocare l’annullamento del bando di gara, senza richiedere alcun parere tecnico, senza tener conto dell’analisi condotta da Valerio Donato, docente all’università Magna Grecia ed esperto nel settore,  se non dopo aver fatto resuscitare il bando. Pareri che avrebbero comunque confermato a posteriori la fattibilità del bando e smentito il precedente stop. Una vicenda che è costata un buco milionario alle casse della Regione al punto da non poter approvare i bilanci successivi.

Il sequestro. Nel mese di maggio 2016 il gip del Tribunale di Catanzaro Giuseppe Perri, su richiesta dell’allora procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri (oggi procuratore capo a Reggio) e del sostituto Alessandro Prontera, contitolari delle indagini, aveva emesso un decreto di sequestro di beni per un valore di circa 360mila euro. Tra i beni sequestrati conti correnti, azioni e un appartamento tutti riconducibili alla Efim, finanziaria del gruppo Dodaro e proprietaria dell’immobile ceduto all’Agenzia regionale per la protezione Ambientale.

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