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Cade l’accusa di estorsione ma il figlio del defunto boss Lo Bianco resta in carcere

Cade l’accusa di estorsione, non quella di associazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro (presidente Giuseppe Valea) ha parzialmente annullato l’ordinanza cautelare per Domenico Lo Bianco, 58 anni, fratello di Paolino Lo Bianco e figlio del boss defunto Carmelo, alias “Piccinni”. Il 58enne (assistito dall’avvocato Santo Cortese) resta in carcere. Era stato arrestato lo scorso 21 luglio nell’ambito dell’operazione contro il clan Anello di Filadelfia denominata “Imponimento”.

La presunta estorsione al Lido degli Aranci di Bivona

In particolare viene meno il capo di imputazione relativo alla presunta estorsione nei confronti dell’imprenditore Antonio Facciolo relativa all’occupazione abusiva di una casetta all’interno del Lido degli Aranci, il resort ubicato a Bivona, frazione marina di Vibo Valentia. Secondo quanto emerso dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, Facciolo si sarebbe rivolto a Tommaso Anello, ritenuto figura apicale dell’omonimo clan di Filadelfia, per la restituzione delle chiavi dell’appartamento.

Il dissequestro dei 18 mila euro

Nei giorni scorsi, su istanza dello stesso avvocato Santo Cortese, la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro aveva disposto la restituzione della somma di denaro di 18mila euro che la Guardia di Finanza aveva sequestrato proprio a Domenico Lo Bianco in seguito alle perquisizioni scaturite dal blitz del luglio scorso. I soldi, trovati all’interno della sua abitazione, erano ritenuti di provenienza illecita. La difesa ha depositato una copiosa documentazione dimostrando la reale provenienza del denaro. Così la Dda ha disposto la revoca del sequestro.

Imponimento, la Dda restituisce 18mila euro al figlio del boss Lo Bianco

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