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(IN) FELICE DOMENICA | La tragedia della Valle dei Mulini e il bisogno di indagare su noi stessi

giuseppe sestito

di Felice Foresta – Non so quale sia stata la ragione. La causa scatenante. Se un’offesa, una scheggia incontrollata di follia, un atto di violenza immotivato. Non lo so, e non m’interessa. Né mi compete. La tragedia, perché di una tragedia si tratta, della Valle dei Mulini offre, a mio avviso e sia pure con le debite proporzioni, una diversa chiave di lettura. Se degli eventi ci sforziamo di penetrare le pieghe più intime. E, come in questo caso, più anguste. La tragedia della Valle dei Mulini, che ha segnato la fine di una delle più dolorose estati che si ricordino, sottopone alla nostra attenzione una grande verità. Vittime e carnefice ci appartengono. Ci devono appartenere. Perché, in quest’epoca così tortuosa, a tratti vuota e a tratti estranea anche a sé stessa, quelle vittime e quel carnefice potremmo essere noi. Anzi, forse, lo siamo già. Non sempre la violenza così devastante scuote i comportamenti umani, grazie al cielo. I comportamenti umani, cui spesso, uniformiamo le nostre esistenze, sono però il frutto di piccoli compromessi, sotterfugi, scappatoie, esenzioni volontarie da doveri e responsabilità, negoziati squallidi, peccati veniali che veniali non sono, fini che non giustificano i mezzi. Tutto questo si risolve in una paralisi di umanità da cui siamo destinati a essere stritolati. Ora come vittime, ora come carnefici. Indagare sugli atti di violenza è roba da addetti ai lavori. Indagare su noi stessi è roba, prima di ogni altra, nostra. Esclusivamente nostra. Sta diventando, invece, pratica inconsueta. Da cui, sovente, scappiamo. Oggi, piangiamo Giuseppe. La sua morte è la versione umana della morte di Simona, il cui cammino è stato tranciato da un gruppo incarognito di cani. Se ci pensiamo per un attimo, dovremmo avere i brividi. Uomini e animali sullo stesso piano. La loro rabbia e la loro violenza sullo stesso piatto della bilancia. Forse, però, abbiamo già dimenticato la campagna di Satriano. E, fra poco, dimenticheremo la Valle dei Mulini. Fra poco, ci sono le elezioni regionali, l’inizio della scuola e Natale. La memoria è un accidente, forse. La vita, purtroppo o per fortuna, no.

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