In malattia da due anni gestiva un bar, arrestati lui e il medico di base

Un dipendente di Poste Italiane lavorava nel locale intestato al figlio. Il dottore era tra i clienti
poste

Dottore e paziente, entrambi incensurati, sono agli arresti domiciliari per certificazioni mediche false: a Verbania i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, coordinati dal procuratore della Repubblica Olimpia Bossi, indagano su un medico di base di circa 60 anni e su un postino di circa 40. L’indagine è stata ribattezzata ‘Ricette facili’: secondo gli inquirenti, il primo produceva documenti attestanti patologie non vere che il paziente, un dipendente delle Poste, utilizzava per non recarsi al lavoro. 

Postino in finta malattia, la storia

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Nel periodo di assenza dall’impiego, in un lasso di tempo lungo un paio di anni secondo la Procura, l’uomo avrebbe gestito un bar di Verbania, intestato al figlio e frequentato anche dal medico.

Le indagini sono partite proprio dalle segnalazioni sulla sua presenza nel locale nonostante lo stato di malattia dichiarato, oltre che dal ritrovamento a casa sua di numerosa corrispondenza non distribuita. La Procura di Verbania, che prosegue le indagini anche per verificare se vi siano ulteriori posizioni sospette, ha chiesto e ottenuto dal gip Mauro D’Urso la misura cautelare degli arresti domiciliari. I due, arrestati nella giornata di martedì, sono accusati per il rilascio e l’utilizzo di certificazioni mediche false, attestanti una malattia per giustificare l’assenza dal servizio, e corruzione: il medico, cliente del bar, avrebbe ottenuto benefit in cambio del rilascio delle certificazioni mediche, tra cui passaggi in auto verso l’aeroporto di Malpensa. 

Le accuse

Il dipendente deve inoltre rispondere di truffa aggravata in danno della sua amministrazione perché, sempre secondo i carabinieri, avrebbe ingiustamente percepito la retribuzione durante il periodo di falsa malattia. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia di oggi, il postino si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo legale, l’avvocato Paolo Pinzone, all’ANSA spiega che «le certificazioni, sia psichiche sia fisiche, non erano campate in aria» e contesta la misura, ritenuta «eccessivamente gravosa e non supportata da elementi che la giustificano». Il medico, assistito dall’avvocatessa Clarissa Tacchini, ha invece risposto alle domande, evidenziando che le patologie del paziente non sarebbero incompatibili con il fatto di uscire di casa. I difensori dei due indagati hanno avanzato istanza di revoca della misura o l’applicazione di una misura meno restrittiva, l’obbligo di firma. Il gip si è riservato e la decisione arriverà entro cinque giorni. Nel frattempo, il medico non potrà recarsi negli studi dove esercita la professione, sebbene nei suoi confronti, stando a quanto riferito dalla legale, «al momento non vi sia alcun provvedimento di sospensione da parte dell’Asl».

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