Incendio a Catanzaro uccide tre fratelli, dopo gli interrogatori emergono nuovi spunti investigativi

Esclusi soggetti terzi nella vicenda, i rom estranei ai fatti. La verità, sia che l'incendio sia stato colposo o doloso, è da ricercarsi dentro quelle mura
incendio a catanzaro

di Gabriella  Passariello- Molti i nodi ancora da sciogliere su quello che è realmente accaduto la notte tra il 21 e il 22 ottobre quando un devastante incendio ha distrutto la casa dei coniugi Corosaniti- Mazzei, al quinto piano di una palazzina in via Caduti XVI marzo 1978, nel quartiere Pistoia, zona a Sud di Catanzaro, provocando la morte dei tre figli, Saverio di 22 anni, Aldo Pio, di 14 anni e Mattia di 12 anni e il ferimento di altri quattro componenti della famiglia: i genitori e altri due figli. Investigatori ed inquirenti non escludono alcuna pista, al lavoro a trecentosessanta gradi per trovare risposte a tutti gli interrogativi, ancora insoluti, in tempi brevi.

Nessun soggetto esterno coinvolto, rom estranei alla tragedia

Nessun soggetto esterno coinvolto, rom estranei alla tragedia

Dai rilievi effettuati dalla Scientifica e alla luce delle dichiarazioni rilasciate ai carabinieri dal papà Vitaliano Corasaniti, ora ricoverato in Medicina di urgenza e del figlio quattordicenne Antonello Corasaniti, ricoverato in Pediatria, dopo aver lasciato entrambi la Rianimazione dell’ospedale Pugliese-Ciaccio, si aprono nuovi spunti investigativi per le indagini.  E sebbene dal contenuto delle testimonianze non  sia trapelano nulla, ci sarebbero già dei punti fermi. L’incendio o che sia stato di natura colposa o dolosa, non sarebbe stato provocato da soggetti esterni a quell’abitazione: si esclude “il racket delle abitazioni abusive su case rimaste vuote anche per pochi minuti”, metodo molto frequente nella zona sud del capoluogo calabrese e di cui furono vittime nel 2016 i coniugi Corosaniti-Mazzei, costretti a  lasciare l’appartamento popolare in cui vivevano e che si trovava non molto lontano da quello in cui si è consumata la tragedia.

La verità dentro quelle mura

Dopo una serie di vandalismi e minacce subite, i Corasoniti dovettero, all’epoca dei fatti, lasciare la loro casa quando altre persone vi si intrufolarono approfittando della loro temporanea assenza. Ma questa è un’altra storia, con un movente diverso. Gli investigatori escludono il coinvolgimento dei rom e non esiste alcuna correlazione tra l’incendio e la sparatoria del quartiere Pistoia avvenuta poche ore dopo che le fiamme portassero via la vita dei tre fratellini, morti asfissiati. Le risposte alle tante domande ancora insolute gli investigatori li stanno ricercando dentro quelle mura, dove solo la porta di ingresso era stata chiusa dall’interno.

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