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Inchiesta contro il clan Anello, passano dal carcere ai domiciliari gli Stillitani

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I finanzieri del Gico hanno notificato la nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti degli indagati dell’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro contro il clan Anello di Filadelfia scattata a luglio e denominata in codice “Imponimento”.

Dal provvedimento firmato dal gip distrettuale Giulio De Gregorio spicca la scarcerazione dei fratelli Francescantonio ed Emanuele Stillitani finiti in carcere perché accusati, tra le altre cose, anche di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nei confronti dei due imprenditori di Pizzo il gip ha applicato la misura cautelare ai domiciliari e così hanno potuto lasciare il carcere dove si trovavano detenuti dallo scorso 21 luglio. Gli Stillitani sono difesi dagli avvocati Gennaro e Ioppoli.

Complessivamente sono state riviste una decina di posizioni e, tra queste, anche quella di un altro imprenditore Francesco Mallamace, 41 anni di Vibo, rimesso in libertá. Il gip ha ritenuto sussistenti invece le esigenze cautelari nei confronti di Fabio Schicchi (in servizio all’Inail di Vibo Valentia), Vincenzo Renda (avvocato e imprenditore turistico di Vibo, già agli arresti nell’ambito dell’operazione Rinascita scott), Giuseppe Fortuna di Sant’Onofrio (imprenditore), Romeo Ielapi (imprenditore di Filadelfia ritenuto legato boss Rocco Anello), Giuseppe Rondinelli di Filadelfia (per lui sono scattati i domiciliari).

Redazione Calabria 7

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