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Inchiesta “Eyphemos”, Diocesi Oppido-Palmi: “Da sempre contro violenza”

“In relazione a quanto riportato dalla stampa a seguito delle dichiarazioni rese da don Marco Larosa, parroco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, in merito ai provvedimenti giudiziari che hanno coinvolto diverse persone nello stesso Comune, si intende chiarire che le espressioni improprie utilizzate dal sacerdote, “super partes”, “insabbiare”, non devono essere in alcun modo intese come atteggiamento di “imparzialità” perché smentite da altre dichiarazioni da lui rese con l’intenzioni di evitare ulteriori fraintendimenti, confermando la fiducia nel lavoro della magistratura”.

E’ quanto si legge in una nota della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, nel Reggino, in merito alle polemiche scaturite dalle dichiarazioni del parroco di Sant’Eufemia d’Aspromonte dopo gli arresti in quel centro. “Non ci può essere nessun tentativo di “strumentalizzare” dichiarazioni, dandole in pasto ai social network, attribuendo al sacerdote o alla Diocesi omertà, indifferenza o peggio, connivenza – prosegue la nota – atteggiamenti tutti che invece la Diocesi contrasta, e non da ora, con costante attenzione verso i molteplici problemi sociali che derivano da ogni tipo di deviazione criminale, attivando storici provvedimenti (Documento su feste e processioni – anno 2016) e con segni concreti come l’edificazione del complesso parrocchiale di San Gaetano Catanoso, sorto su un terreno confiscato alle ‘ndrine locali nel comune di Gioia Tauro. Non è la prima volta che la Diocesi si trova nella condizione di dover ribadire in modo chiaro che è contro ogni forma di prevaricazione e violenza criminale, di azione e di pensiero e che con determinazione continuerà su questo cammino. In quanto alla chiesa calabrese, giova ricordare che da quattro anni nel piano degli studi dell’Istituto Teologico Calabro “San Pio X” di Catanzaro, sono stati attivati tre corsi proprio sul tema “La Chiesa di fronte alla ‘ndrangheta” le cui lezioni sono state tenute con la collaborazione di personalità di primo piano delle istituzioni: Dott. Bombardieri, Dott. Capomolla e il Dott. Di Bella; l’arma dei Carabinieri, nonché quattro Vescovi della Calabria (Morosini, Bertolone, Nolè, Savino) e di altri protagonisti coinvolti nel contrasto alle culture mafiose, nello spirito del Vangelo”.

Redazione Calabria 7

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