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Inchiesta sulla piscina comunale di Catanzaro, il Riesame conferma il sequestro a Mungo

di Gabriella Passariello- E’ legittimo il sequestro di 15mila euro disposto dal gip nei confronti dell’ex assessore allo Sport Giampaolo Mungo, coinvolto insieme a Antonino Lagonia e Salvatore Veraldi,  nell’inchiesta sulle irregolarità della piscina comunale di Catanzaro “Viniciò Caliò” per  traffico di interferenze illecite in concorso. Secondo la Procura, Mungo avrebbe sfruttato e vantato relazioni con pubblici ufficiali  o comunque incaricati di pubblico servizio operanti al Comune di Catanzaro e nell’azienda municipalizzata della Catanzaro Servizi per farsi promettere ed effettivamente dare diverse utilità (corrisposte  tramite Salvatore Veraldi, all’epoca dei fatti fidanzato con la figlia di Mungo) da Antonio Lagonia, titolare dell’associazione sportiva dilettantistica “Catanzaro Nuoto”.

Le motivazioni del Riesame

Il Tribunale del Riesame ha bocciato la richiesta di dissequestro confermando il decreto con cui il gip ha messo i sigilli a 15mila euro. Per i giudici del Tribunale del Riesame, presidente Simona Manna, a latere Valeria Isabella Valenzi e Giuseppe De Salvatore, l’esistenza  di un accordo illecito tra Lagonia e Mungo, emerge dall’allora strettissimo legame personale tra Mungo e il rappresentante della Asd Catanzaro Nuoto e gli ottimi rapporti tra Mungo e l’amministrazione comunale, che gli riconosce una elevata caratura politica e una non marginale sfera di influenza nel settore. A questo si aggiunge un ulteriore dato, l’unanime percezione dei competitor di Lagonia, che hanno denunciato in Procura l’esistenza di favoritismi nei confronti della società di Lagonia. Tra l’altro lo stesso Mungo ha ammesso nel corso dell’interrogatorio di essersi accorto che si diceva fosse socio occulto della Asd di Lagonia al punto da prendere le distanze dall’amico per evitare dicerie.  In questa cornice e tenuto conto dell’astio proveniente dai competitor di Lagonia è plausibile, per il collegio, che lo stesso si sia rivolto a Mungo per ottenere protezione e che quest’ ultimo gliel’abbia effettivamente assicurata grazie alla sua influenza nel settore. Una protezione che di per sé, sottolineano i giudici, non assume carattere penalmente rilevante, dal momento che almeno fino a giungo 2015 non si sarebbe tradotta in un accordo retribuito, così come non è penalmente rilevante l’assunzione della figlia di Mungo avvenuta nell’ottobre 2014, non potendosi escludere che Lagonia abbia inteso omaggiare Mungo per l’interessamento prestato. Si tratta, per il Riesame, di condotte queste che si prestano a letture alternative, che non consentono di fondare  un giudizio di responsabilità.

Il prezzo da pagare per l’intercessione di Mungo

A diverse conclusioni deve giungersi rispetto ai fatti accaduti a luglio 2015. In prossimità di tale data, viene infatti siglato un rinnovato accordo, proposto da Mungo secondo cui il mantenimento della protezione e quindi la sua perdurante intercessione necessitava di una controprestazione remunerativa. Veniva ideato, per i giudici, un maldestro escamotage consistente nell’assunzione fittizia del fidanzato della figlia, Veraldi, a cui dare in un’unica soluzione un versamento di 7.500 euro per 10 mesi di attività lavorativa praticamente non prestata. E la falsità di questo contratto di lavoro si ricava da una serie di elementi: la circostanza che sebbene il contratto contemplasse un periodo lavorativo di dieci mesi, Veraldi era totalmente sconosciuto agli altri dipendenti e ai collaboratori dell’Asd Catanzaro; il fatto che il contratto riportava quale mansione quella di assistenza spogliatoio, attività agonistiche e assistenza campus estivo, laddove Veraldi dichiarava di aver svolto tre giorni di prova e di essere stato adibito all’attività di volantinaggio solo il sabato per 20 o 90 minuti giornalieri. La cospicua retribuzione corrispondente a circa 750 euro mensili a fronte di massimo un’ora e mezza di lavoro alla settimana, l’anomala corresponsione della retribuzione in un’unica soluzione. Si tratta di aspetti, per i giudici che attestano la falsità dell’assunzione, “coi quali la difesa omette di confrontarsi e rispetto ai quali non introduce giustificazioni alternative lecite”. La somma di 7.500 euro finisce per essere il prezzo della mediazione di Mungo.

L’escamotage

Alle stesse conclusioni il Riesame arriva anche rispetto alla seconda tranche, corrisposta in contanti dietro emissione di ricevuta sottoscritta da Veraldi. Sebbene quest’ultimo abbia disconosciuto, come era nel suo interesse, la propria firma dalle ricevute esibitagli, non vi è motivo per non ritenere che anche tale soluzione contabile si risolva in un escamotage, che serve a simulare la dazione di denaro legato alla protezione ricevuta da Mungo. Sussistono quindi ad avviso del collegio tutti gli elementi per poter parlare di traffico di influenze illecite: l’ex assessore comunale allo Sport si mette a disposizione per soddisfare gli interessi del suo ex amico Lagonia che grazie all’intervento di Mungo e alla Catanzaro Servizi ha ottenuto la gestione della piscina comunale. Non vi sono elementi per escludere il dolo, “apparendo la condotta preordinata a lucrare sulle richieste di Lagonia”. Tanto basta ad avviso del collegio per fondare e rendere legittimo il sequestro.

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