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Inchiesta sulla piscina di Catanzaro, il pm in aula: “Un anno per l’ex assessore Mungo”

Un anno di reclusione ha chiesto il pm Graziella Viscomi in aula, al termine della requisitoria per l’ex assessore allo Sport Giampaolo Mungo, giudicato con rito abbreviato per traffico di influenze illecite nell’ambito dell’inchiesta della Procura sulle presunte irregolarità nella gestione della piscina comunale Vinicio Caliò, nel quartiere Pontepiccolo di Catanzaro. Per gli altri due coimputati, che invece hanno optato per l’ordinaria udienza preliminare Antonino Lagonia, 52 anni, e Salvatore Veraldi, 29 anni, il pubblico ministero ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio. Il gup del Tribunale di Catanzaro deciderà il prossimo 24 maggio se assolvere o condannare Mungo, così come deciderà se mandare a processo o meno Lagonia e Veraldi.  Secondo le ipotesi di accusa, Mungo, all’epoca dei fatti assessore comunale allo Sport avrebbe sfruttato e vantato relazioni con pubblici ufficiali  o comunque incaricati di pubblico servizio operanti al Comune di Catanzaro e nell’azienda municipalizzata della Catanzaro Servizi per farsi promettere ed effettivamente dare diverse utilità (corrisposte  tramite Salvatore Veraldi, all’epoca dei fatti fidanzato con la figlia di Mungo) da Antonio Lagonia, titolare dell’associazione sportiva dilettantistica “Catanzaro Nuoto”.

Lo scambio di favori

In particolare Mungo avrebbe promesso di mettersi a disposizione di Lagonia e della sua Asd Catanzaro Nuoto per qualsiasi esigenza connessa all’esercizio e alla gestione degli spazi d’acqua della piscina comunale Vinicio Caliò, anche in relazione alla programmazione per la gestione dei campi da tennis di Pontepiccolo, ricevendo in cambio una serie di utilità: la somma di 7.500 euro versati, il 20 luglio 2015  dal conto della Asd Catanzaro Nuoto sulla posta pay evolution  intestata a Salvatore Veraldi, con causale “assistenza spogliatoi, attività agonistiche e assistenza campus estivo” nel periodo intercorrente tra ottobre 2014 e luglio 2015. Ma quale sarebbe stato, per la Procura l’espediente per intascare questa somma? Lagonia avrebbe proceduto all’assunzione fittizia di Veraldi, definito dalla Procura “necessario e consapevole  conoscitore del patto criminale fra Mungo e Lagonia”, il quale, fra l’altro, risulta del tutto sconosciuto agli altri dipendenti e collaboratori  che hanno operato nella piscina comunale. Avrebbe corrisposto allo stesso Veraldi somme di danaro a titolo di stipendio, con l’anomala modalità di pagamento, in un’unica soluzione, “per 9 mesi di asserita prestazione lavorativa”, al solo fine di stornare i soldi in favore di Mungo, come si desumerebbe dai prelievi in contanti di Veraldi immediatamente dopo la ricezione del bonifico.  E poi ancora, la somma di 7.500 circa per l’anno 2016 corrisposta in contanti e sempre tramite Veraldi, con consegna mensile di 925 euro a titolo di stipendio per “l’apparente prestazione lavorativa svolta”. (g. p.)

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