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Indennità differita (alias vitalizi): la beffa della clausola di invarianza

di Mario Meliadò

Intorno alla metà degli anni Duemila (dieci), era ormai diventata una prassi comunissima inserire un po’ ovunque una simpatica clausola di stile che, fatte salve piccole differenze qui e lì, recitava più o meno costantemente: «Dall’attuazione della presente normativa non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica», a carico della Regione, a carico dell’Ente locale…

Chiamatelo un po’ come volete: un frutto della spending review, un prodotto della razionalizzazione, un figlio del populismo…, ma questo era (ed è, al netto dei singoli, specifici vocaboli) la famigerata “clausola d’invarianza finanziaria”. In parole povere, un codicillo che, per fronteggiare al meglio una certa antipolitica abbaiante da watchdog – cioè quel che il miglior giornalismo dovrebbe almeno sforzarsi d’incarnare, salvo essere apostrofato dal primo che passa come roba da mestieranti «da quattro soldi», non si sa bene se a torto o a ragione… –, molti politici hanno pensato d’inserire a spron battuto in questa e quella normativa per garantire che le regole varate avrebbero rappresentato riforme meravigliose epperò, soprattutto, a costo zero. O, come da burocratese d’ordinanza, «senza maggiori oneri per l’Amministrazione».

Ok, ok.

Ma è vero?

Non è più come una volta, eh? La credibilità della politica al giorno d’oggi già sfiora lo zero in generale (nulla d’attribuibile a un particolare colore politico o territorio), ma in territori come la Calabria per il povero lettore/elettore riuscire a districarsi fra misure cautelari, delegittimazioni, vicende politico-giudiziarie lunghe decenni e risibili politiche dell’annuncio diventa un lavoro… In questo senso, non aiuta molto chi fa politica oggi il contemporaneo proliferare del fact checking, la verifica “in tempo reale” della fondatezza di alcune affermazioni (inclusa l’amara circostanza che la prima persona plurale del verbo “fare”, modo indicativo, tempo passato remoto non è certo “fècimo”, come si è purtroppo sentito da un consigliere regionale durante l’ultima seduta a Palazzo Campanella: ma questa considerazione meriterebbe altro, più largo sviluppo. Facemmo, comunque: si dice “facemmo”).

In relazione alla legge sui cosiddetti “vitalizi” (che, d’accordo, in realtà vitalizi non sono più da anni), abbiamo ascoltato il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini accusare in Aula giornali, agenzie di stampa, radio, tv di aver proposto sul tema ai propri utenti «fake news, falsità, bugie, inaccettabili forzature e fantasiose ricostruzioni, falsità facilmente documentabili».

Sarà

A nostro modesto avviso, invece, ormai palmare l’inconsistenza di gran parte delle forze politiche e l’assoluta improvvisazione politica di molti degli odierni protagonisti da Palazzo Campanella a Germaneto, la domanda ineludibile è ben diversa: ma è vero che gli uffici avevano apposto la clausola d’invarianza finanziaria?

Detto in altre parole: ok, il 99,9% dei politici direttamente interessati dormiva o non aveva “gli studi” necessari per la comprensione di un testo normativo composto da ben 3 scarni articoli o ha “copiato” dal compagno di banco sottoscrivendo senza leggere né capire nulla, tutte cose che si evincono da un’evoluzione d’Aula durata meno di due minuti e senza alcun intervento (incredibilmente, neppure da parte della presunta opposizione). Ma i burocrati, più volte evocati con toni critici da Tallini & C. nella seduta di mercoledì scorso, hanno messo nero su bianco che i calabresi non avrebbero pagato un euro in più? O è anche questo un complotto pluto-giudaico-massonico (e mediatico: aggiungiamocelo, va’, che sembra male)?

Per tabulas

La risposta, come spesso capita, sta negli atti: la famigerata modifica alla legge regionale 13/2019 includeva, com’è buona norma, una «relazione economico-finanziaria» (in verità, stringatissima) in cui gli uffici competenti di Palazzo Campanella affermavano senza ombra di dubbio che, naturalmente!, la nuova legge «non comporta maggiori o nuovi oneri a carico del Bilancio regionale», includendo solo norme «di tipo ordinamentale». Ricorda un po’ l’uovo di Colombo: facile farlo stare in equilibrio su un piano, …basta schiacciare gli estremi del guscio.

Purtroppo invece, per questioni non politiche bensì matematiche, aumentando la platea degli aventi diritto all’assegno (d’«indennità differita», colleghi giornalisti fate attenzione a non chiamarlo vitalizio!, alla Regione sono molto suscettibili e potreste entrare anche voi nella nutrita lista dei «ciarlatani»…), ahinoi aumenta pure l’esborso, per quanto “differito” e dunque erogato solo dal momento dell’effettiva quiescenza del singolo percettore; come peraltro accade rispetto ai beneficiari d’assegni previdenziali erogati altrimenti.

Se ne deduce che, in realtà, mentre i politici calabresi hanno solo consumato l’ennesima gaffe imperdonabile (…ma tanto, siamo abituati…), peraltro derubricata a «fango»  che imprecisati frombolieri si divertirebbero a tirar loro sulla giacca, la clausola d’invarianza finanzaria “certificata” dagli uffici competenti è una balla clamorosa.

I vitalizi  “veri”.

A proposito: «i vitalizi non esistono più» dal 2011, ma solo per chi fa il consigliere regionale dalla X consiliatura (quella scorsa) in poi. Per chi ha ottenuto uno scranno in Consiglio regionale precedentemente, la misura non è affatto abolita.

Nell’elenco degli ex-consiglieri percettori di vitalizio, in ordine alfabetico si va dalla “A” del “sempiterno” sindaco di Catanzaro Sergio Abramo (2.845,45 euro lordi mensili per l’ex candidato alla Presidenza sconfitto da Agazio Loiero nel 2005) alla “Z” dell’ex segretario regionale del Partito repubblicano Salvatore Zoccali (2.890,98). In mezzo, parecchi vitalizi con parecchi zeri che, statene certi, nessun operatore ecologico, nessun metalmeccanico vedrà mai neppure dopo 40 anni di contributi previdenziali: tra coloro ai quali spettano questi modesti assegni (così va bene, vero?), “a loro insaputa” ci sono anche alcuni ex ministri, parecchi ex deputati o senatori, vari ex Presidenti della Giunta e del Consiglio regionale… Diversi di questi assegni sfiorano gli 8mila euro (lordi, attenzione, ripetiamolo tutti insieme: lordi… Non vorrete finire nelle liste di proscrizione, vero?) al mese.

Anche ai defunti?

A pensarci bene, ecco, a guardar bene l’elenco nella foto, qualcosina rispetto ai vitalizi “veri” effettivamente non va. Per esempio, nell’epoca delle information highways, delle notizie just-in-time, del cloud, fa un po’ specie rendersi conto che l’elenco dei percettori di vitalizio in realtà non viene aggiornato (a cura del “Settore Risorse umane”, si legge sul sito web del Consiglio regionale) da un anno e mezzo: per la precisione, le integrazioni più recenti risalgono al 5 dicembre del 2018. Quindi, immaginiamo che anche gli importi di questi vitalizi siano rimasti congelati in quest’anno e mezzo, non indicizzati con rivalutazione monetaria in base all’incrementato costo della vita…

O no?

Diciamolo sùbito: a noi pare molto difficile che sia rimasto tutto com’era. Basti pensare che già tra i nominativi dei percettori, secondo l’elenco ufficiale liberamente consultabile online sul sito Internet del Consiglio regionale della Calabria, figura tuttora qualcuno che, almeno direttamente, purtroppo non può più ricevere il vitalizio essendo defunto (da Mimmo Bova, scomparso nel luglio 2019 e pure parlamentare per unghi anni, all’ex presidente dell’Assemblea Mimmo Carratelli, tra i tanti incarichi anche sottosegretario alla Difesa, deceduto il 12 marzo di quest’anno, fino a Egidio Chiarella, che ha lasciato la vita terrena il 14 maggio scorso). Sul sito ufficiale del Consiglio regionale, però, da un anno e mezzo a questa parte nessun aggiornamento in materia di vitalizi; neppure per espungere i nominativi dei morti.

POSTILLA.

Noi non sappiamo davvero quanto questa pagliacciata della leggina-non-leggina riguardo ai vitalizi-non-vitalizi, quest’ “avanzata francese con ritirata spagnola” insegnerà ai cittadini-elettori calabresi. Poco, probabilmente; magari nulla.

Sarà allora il caso di ricordare a certi politicanti improvvisati che, quanto a noi almeno, vale sempre ciò che ebbe a dire dei media James Reston – grandissimo columnist del blasonato New York Times – randellando senza pietà i Kennedy, che pure per gli Stati Uniti occhio e croce qualcosina fecero: «Quando voi siete arrivati, noi c’eravamo già; quando voi ve ne andrete, noi ci saremo ancòra».

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