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“Infermeria regionale chiusa nonostante contratto con Asp. La vergogna in Cittadella”

infermeria regionale

La Regione Calabria ha una convenzione tuttora vigente con l’Asp di Catanzaro per garantire il funzionamento di un ambulatorio infermieristico all’interno della Cittadella regionale ma se ne è dimenticata. Il servizio è inattivo, lo spazio dedicato è desolatamente chiuso. È l’ennesima vergogna in salsa calabrese – tuona il sindacato CSA-Cisal – che si sta consumando a danno dei dipendenti.

DUE CONVENZIONI FRA REGIONE E ASP SULL’INFERMERIA, L’ULTIMA E’ ANCORA IN VIGORE

La “sana” idea di attivare l’ambulatorio all’interno degli uffici regionali viene formalizzata nel 2016. L’allora Giunta in carica con la delibera numero 471 del 24 novembre si assume l’incombenza di attivare l’ambulatorio infermieristico, prevedendo l’utilizzazione di strumenti (ad esempio defibrillatori), di un’ambulanza medicalizzata e degli spazi dedicati (al piano terra) al fine di garantire quantomeno le prime cure al personale della Cittadella. A tal fine viene stipulata con l’Asp una prima convenzione della durata di un anno e poi, attraverso una determina dirigenziale del dicembre 2016, vengono impegnate delle somme per far entrare in funzione l’area dedicata. Una decisione di buonsenso, legata alla necessità di garantire ai dipendenti e visitatori della Cittadella (la cui cifra può superare anche le due mila presenze al giorno) un’assistenza immediata in caso di necessità sanitarie.

Una soluzione per aumentare la sicurezza allora sottolineata anche dal precedente presidente della Regione al momento dell’inaugurazione dei locali. La presenza dell’ambulatorio viene confermato con la delibera n. 132 del 19 aprile del 2018. Questa volta la convenzione ha una durata di tre anni. La data di scadenza è fissata al 9 dicembre 2020. Quindi – insiste il sindacato CSA-Cisal –, un accordo pienamente operativo. Peccato però che da qualche mese le cose siano profondamente cambiate. Il funzionamento dell’ambulatorio era garantito dalla presenza di un infermiere che tuttavia a partire dallo scorso 17 marzo è stato trasferito (su disposizione del suo dirigente dell’Asp) al carcere minorile di Catanzaro. Poi è arrivato il Covid, fra smartworking e altre emergenze l’afflusso in Cittadella è diminuito e nessuno ci ha fatto caso. Tuttavia, con il rientro di un numero sempre maggiore di dipendenti ci si è accorti della beffa.

L’INFERMIERE PRIMA TRASFERITO E POI IN PENSIONE: L’AMBULATORIO E’ CHIUSO

A partire dal 1° ottobre l’infermiere dell’Asp (che era in servizio alla Cittadella regionale) è andato in pensione. Si è presentato ed ha rilasciato le chiavi dell’ambulatorio al settore “Datore di Lavoro”. E come se nulla fosse: l’infermeria è inattiva. La porta è chiusa e al malcapitato dipendente che può subire qualche infortunio o avere un malore non resta che affidarsi all’assistenza telefonica contattabile tramite un numero interno, peccato però che non risponda nessuno. Ad esempio, proprio ieri è capitato un infortunio in Cittadella (nei pressi della sala mensa) ad un visitatore che ha subito una copiosa perdita di sangue. Assistito alla meglio dal personale del servizio ristorazione, gli stessi hanno dovuto constatare che al numero telefonico interno indicato per casi del genere non rispondeva nessuno.

Così come preoccupa l’eventuale gestione dei casi sintomatici legati all’emergenza Covid-19, soprattutto alla luce del positivo di Vaglio Lise, e se qualche dipendente della Cittadella dovesse avvertire improvvisamente sintomi dove può essere portato provvisoriamente per un primo isolamento? Eppure, le finalità della convenzione fra Regione ed Asp prevedevano testualmente: “che l’attività ambulatoriale infermieristica espletata in loco ed in forma stabile ha lo scopo di garantire misure di primo intervento e di agevolare la rapida e appropriata attivazione di eventuali interventi di pronto soccorso”. E ancora: “la realizzazione del predetto progetto consente di fronteggiare con tempestività eventuali malori e/o infortuni”. Non c’è né l’esercizio dell’attività in loco e in forma stabile e né la tempestività, dato che l’unico intervento possibile nei casi più seri è chiamare il 118. Disarmante – prosegue il CSA-Cisal – è stata l’indifferenza e il silenzio sulla spoliazione di un punto di riferimento per i lavoratori regionali, come è l’infermeria, venuto meno senza batter ciglio. Proprio in un momento come questo, in cui l’attenzione al tema sanitario è altissimo, è un pessimo segnale della considerazione di cui godono i lavoratori regionali.

LA CIRCOLARE “BEFFA”, COME SE L’INFERMERIA FOSSE APERTA

E suona quasi da presa in giro una recente circolare (7 settembre) del dirigente “Datore di Lavoro” che indicando le precisazioni operative sulla modalità di accesso dei dipendenti al luogo di lavoro e alla rilevazione della temperatura corporea (misura peraltro adottata in Regione soltanto dopo l’insistenza del sindacato e poi resa obbligatoria da un’ordinanza regionale) faccia riferimento in più passaggi all’impiego dell’infermeria. Addirittura, i locali sono stati individuati come luogo dove dover accompagnare i dipendenti che presentino sintomi compatibili con quelli del Covid-19, prima di essere accompagnati al loro domicilio. Ma dove dovrebbero andare se l’ambulatorio è chiuso a chiave? E poi che tipo di assistenza dovrebbero ricevere se non c’è nemmeno un operatore sanitario, presente nell’infermeria, in grado di gestire eventuali complicazioni?

SI RISPETTI LA CONVENZIONE CHIAMANDO UN NUOVO OPERATORE DALLA GRADUATORIA DELL’ASP

La chiusura dell’infermeria è uno schiaffo ai dipendenti. È venuto a mancare un riferimento che oramai era presente da circa tre anni all’interno della Cittadella. Ricordiamo che la convenzione è ancora vigente, quindi francamente non si vede il motivo di non procedere alla riattivazione del servizio. L’Asp dispone di una graduatoria (con altri quattordici nominativi) destinata proprio a reperire un’unità infermieristica da destinare all’ambulatorio regionale che è tuttora vigente: andato in pensione il precedente operatore cosa si sta aspettando a chiamare l’idoneo successivo? Perché la Regione ha subito inerte a questa privazione e non sta stimolando l’Asp a mantenere fede ad un impegno contrattuale? Chiediamo – conclude il sindacato CSA-Cisal – l’immediata riattivazione dell’ambulatorio infermieristico. L’Amministrazione non può mantenere questi umilianti disagi. La precedente Giunta aveva deciso di attivare l’ambulatorio infermieristico, l’attuale dovrebbe non soltanto evitare questa imbarazzante chiusura ma rafforzarla predisponendo la nuova convenzione con l’Asp al momento della scadenza. Lo richiede il buonsenso e una Regione “civile”.

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