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Inferno d’acqua a Catanzaro, l’incubo di Francesco: “Ho visto la morte in faccia”

di Gabriella Passariello – Un incubo durato per più di due ore, a faccia a faccia con la morte, nel disperato tentativo di trovare una via di fuga. Solo, in quell’inferno di acqua, fango e detriti che si è scatenato la notte di sabato scorso e che il catanzarese Francesco Risuleo, 22 anni, residente in località Baia dei Canonici non potrà mai dimenticare. E’ mezzanotte circa quando finisce il suo turno di lavoro in un locale del quartiere marinaro di Catanzaro, prende la macchina e cerca di dirigersi verso casa. Vede tutte le strade allagate e fa dei giri immensi per uscire da Lido. “Arrivato finalmente alla rotatoria, prendo la strada che porta a Germaneto per girare sulla via che costeggia il cimitero per andare verso Roccelletta. La pioggia è fortissima, incessante, non si vede nulla e all’altezza di un negozio di piante, ho visto l’acqua entrare dal cofano dell’auto. Mia madre, mio padre, la mia ragazza, i miei amici, che mi chiamavano al  cellulare preoccupati, mi dicevano di raggiungere un posto più alto, “ma la macchina si affossa”.

“La strada fiume” e la nuotata per la salvezza

L’acqua inizia a toccargli i piedi, poi i polpacci e quando arriva alle ginocchia, per evitare di restare intrappolato in auto, abbassa il finestrino e si butta in quella strada ormai diventata un fiume. “L’acqua era freddissima, ho temuto la congestione, avevo cenato un’oretta prima, ma non mi sono fermato”. Francesco attraversa la strada a nuoto e cerca aiuto. “Mi sono messo a citofonare, ma non rispondeva nessuno, di fronte a me vedevo tante persone nelle mie stesse condizioni, ma non riuscivano ad uscire dall’auto”. Riesce a raggiungere  un posto un po’ più altro e vede una centralina che inizia a scoppiare. “Ho temuto di morire folgorato, in quei momenti pensavo che se le scintille avessero scaricato nell’acqua, non ce l’avrei fatta. Sono scappato e sono riuscito a raggiungere un muretto. Ci sono salito sopra ma l’acqua ha raggiunto le caviglie e mi sono rimetto a nuotare per raggiungere un palazzo. Ho chiesto aiuto di nuovo e finalmente una signora mi apre la porta. Siamo saliti al piano di sopra da una vicina per stare entrambi al riparo dalla furia dell’acqua e  si è presa cura di me, mi hanno dato un cambio, stavo morendo di freddo”.

La paura di morire

Momenti drammatici al limite dell’incredibile: “Pensavo a ripararmi, non ho avuto paura tanto di affogare, l’acqua era alta ma non c’erano correnti, ho avuto paura di morire di freddo o folgorato. In quei momenti mi sembrava tutto surreale, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, mi impressionavano i colori delle frecce delle auto sotto acqua. Dopo due ore mio padre con il suo fuoristrada è riuscito a raggiungermi e a portarmi a casa”.

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