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Infettivologia respiratoria, conclusa la decima edizione dell’incontro formativo per medici e infermieri

Si è conclusa nel pomeriggio di sabato 13 febbraio, la decima edizione dell’incontro medico-scientifico in “Infettivologia respiratoria”, svoltosi in videoconferenza. Evento finalizzato a fornire al personale sanitario – medici, biologi, infermieri – importanti, quanto precise e dettagliate informazioni per una gestione efficace e condivisa nell’approccio alle malattie infettive respiratorie. L’incontro, coordinato nella prima sessione dal dottore Massimo Calderazzo – Direttore S.C. Pneumologia P.O. Lamezia Terme (Cz) e dal dottore Lorenzo Antonio Surace – Responsabile Centro Medicina del Viaggiatore e delle Migrazioni P.O. Lamezia Terme (Cz), ha riscosso grande interesse e la partecipazione è stata alta.
Il webinar, ha visto l’alternarsi nei vari setting un parterre di clinici ed esperti del settore di grande riferimento anche nazionale (tra i quali, ad esempio, il professore Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani – IRCCS-Roma; il professore Adriano Vaghi, Direttore Pneumologia Ospedale Garbagnate Milanese – Milano; il professore Francesco Blasi, Ordinario Medicina Respiratoria Dip. Fisiopatologia e trapianto – Uni. MI), le cui relazioni sono servite a definire meglio aspetti specifici di alcune patologie infettive polmonari che possono mettere a volte in seria difficoltà il medico.
«È importante promuovere programmi di formazione dedicati al personale medico e infermieristico soprattutto in questo periodo particolare nel quale questa pandemia ha colto di sorpresa un po’ tutto il mondo scientifico». – ha specificato il dottore Surace, proseguendo – «In particolar modo, in ambito pneumologico e infettivologico, che sono stati due ambiti maggiormente coinvolti nella gestione di questo virus, il personale a tutti i livelli si è trovato difronte a questo evento un tantino impreparato. Di conseguenza, è importante che si acquisisca sul campo una buona preparazione che può essere svolta a diversi livelli sia teorici che di attività ospedaliere».
Nel corso dell’evento res, si è sottolineata l’importanza che ha avuto, anche e soprattutto nella prima fase della pandemia, il poter da subito mettere a disposizioni degli pneumologi gli strumenti per migliorare la skillness nella gestione del paziente critico oltre, ad essere stato utile poter condividere le esperienze dei centri più esperti in prima linea.
Le relazioni hanno dato particolare attenzione alle forme ad eziologia virale con tendenza epidemica che nell’era della globalizzazione mettono a dura prova il polmone e che richiedono una particolare esperienza sia in termine di prevenzione che di gestione. Una sessione è stata interamente dedicata al COVID-19, per il quale si è disquisito in particolar modo delle metodiche relative alla terapia intensiva e semi-intensiva che insieme alle terapie farmacologiche finora validate rappresentano i principali cardini per la gestione delle forme sintomatiche con polmonite e grave insufficienza respiratoria. «La principale e più frequente malattia infettiva del polmone è senza dubbio la polmonite. Malattia che porta spesso al ricovero in ospedale e, come visto in questi mesi di pandemia, nella forma più grave anche a cure in terapia intensiva». – ha spiegato il dottore Calderazzo per concludere – «Patologia piuttosto diffusa, non sempre grave ma che con il Covid ha aggravato la situazione nella maggior parte dei soggetti colpiti dal virus, andando a saturare oltremodo gli ospedali».
Difatti, è emerso come durante l’emergenza Covid-19, la maggior parte delle pneumologie, in particolare dove erano già presenti alcuni posti letto sub intensivi, si sono convertite per intero in sub intensive respiratorie aumentando inoltre, di circa il 50-100%, la disponibilità di posti letto. Da qui la necessità di investire anche in epoca post Covid19 nel potenziamento delle aree sub intensive respiratorie e nell’indirizzare gli ospedali, che hanno visto nell’ultimo ventennio una significativa riduzione di posti letto, verso la cura dei pazienti più critici e complessi con specifici investimenti strutturali in personale e formazione.

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