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Inquinamento nell’Alto Tirreno cosentino: dieci misure cautelari, sindaco tra gli indagati

Questa mattina, i militari della Compagnia Carabinieri di Scalea, hanno dato esecuzione a 10 misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Paola, Rosa Maria Misiti. Esse hanno riguardato il sindaco di San Nicola Arcella Barbara Mele, tre responsabili degli Uffici tecnici di comuni dell’Alto tirreno cosentino, vari imprenditori e un tecnico dell’Arpacal. L’indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni ha ad oggetto una serie di illeciti riguardanti procedure ad evidenza pubblica nel settore della depurazione.

Illeciti nella depurazione

In particolare sono state ricostruite condotte collusive e fraudolente finalizzate ad avvantaggiare uno o più operatori economici con riguardo ad appalti e affidamento di servizi in diversi comuni dell’Alto Tirreno Cosentino, anche in violazione dei criteri di rotazione nell’affidamento di lavori e aggirando il dovere di effettuare indagini di mercato. E’ emerso dalle indagini che taluni imprenditori hanno violato gli obblighi contrattuali assunti con comuni della fascia tirrenica con riguardo ad appalti afferenti la gestione e la manutenzione dell’impianto di depurazione e degli impianti di sollevamento e hanno smaltito fanghi di depurazione senza adeguato trattamento presso terreni agricoli anziché mediante conferimento in discarica autorizzata, talora anche attraverso lo sversamento del refluo fognario in un collettore occulto.

Sostanze chimiche nelle acque

 In alcune circostanze sono state immesse nelle acque sostanze chimiche in assenza di un preciso dosaggio rapportato alle caratteristiche microbiche delle acque, con la finalità di occultare la carica batterica delle acque prima dei previsti controlli, la cui esecuzione veniva in anticipo e preventivamente comunicata al soggetto da controllare da parte di un tecnico dell’Arpacal che, violando il segreto d’ufficio, concordava direttamente con i gestori degli impianti di depurazione le modalità di esecuzione dei controlli, oltre che la scelta del serbatoio da verificare, così determinando una alterazione della genuinità delle analisi effettuate. I dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa alla quale parteciperanno il Procuratore della Repubblica di Paola, dott. Pierpaolo Bruni, il Comandante Provinciale di Cosenza, Colonnello Piero Sutera, ed il Comandante della Compagnia di Scalea, Capitano Andrea Massari.

Gli arresti

Sono quattro le persone finite agli arresti domiciliari a seguito dell’operazione “Archimede”, condotta oggi dai Carabinieri, coordinati dalla Procura di Paola (Cosenza). Gli arrestati sono Tiziano Torrano, 49 anni, Pasqualino De Summa, 57 anni, Giuseppe Maurizio Arieta, 57 anni, e Maria Mandato, 57 anni. Obbligo di presentazione e firma alla polizia giudiziaria per Barbara Mele, 51 anni, sindaco di San Nicola Arcella. Sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per 12 mesi per Albina Rosaria Farace, 43 anni, e per il tecnico dell’Arpacal Francesco Fullone, 43 anni. Divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per 12 mesi per Enzo Ritondale, 41 anni, e per sei mesi per Renato La Sorte, 54 anni. Infine, divieto di esercitare la professione di ingegnere per 12 mesi per Vincenzo Cristofaro, 51 anni, assessore del Comune di Belvedere Marittimo. Altre 7 persone sono indagate a piede libero.

Bruni: “Abbiamo limitato le conseguenze dei reati”

“La finalità era chiara: avvantaggiare uno o più operatori economici”. Lo ha detto il Col. Piero Sutera, comandante provinciale dei Carabinieri di Cosenza, che ha partecipato alla conferenza stampa online per illustrare gli esiti dell’operazione “Archimede”. L’inchiesta della Procura di Paola, guidata da Piepaolo Bruni, ha messo in luce come sarebbero stati pilotati gli appalti per la gestione della depurazione, con affidamenti sottosoglia e frazionamento delle somme da erogare. Rilevati casi di false dichiarazioni dei requisiti delle aziende che sarebbero poi state favorite. Per esempio, il sindaco di San Nicola Arcella avrebbe attestato come ancora da eseguire alcuni lavori su una conduttura idrica che in realtà erano già stati eseguiti alcuni mesi prima ma senza passare per una regolare gara d’appalto. Le imprese impegnate nella gestione della depurazione, inoltre, in alcuni casi avrebbero anche “diluito” con acqua potabile i fanghi reflui, per falsare i risultati delle analisi. In altri casi, gli stessi fanghi erano invece smaltiti in terreni, anzichè in discariche autorizzate, cosa che dsarebbe stata molto più onerosa. “Si è registrato, di fatto, un monopolio da parte di un solo imprenditore”, ha detto il Cap. Andrea Massari, della Compagnia dei Carabinieri di Scalea. La cosa è stata poi denunciata da un altro imprenditore e da qui si è originata l’inchiesta. Il procuratore Bruni ha sottolineato come “i Carabinieri abbiano eseguito una grande attività di pedinamento e di ricognizione dei luoghi, attività che hanno portato a limitare le conseguenze dei reati”.

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