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Intervista a Donatella Malanga dell’UMG di Catanzaro

di Antonia Opipari – Sono tante le domande più comuni ancora senza risposta, su questo virus che c’ha travolti e sconvolti.

Intanto ha un nome: si chiama SARS-CoV-2. Di lui sappiamo che ha un’altissima trasmissibilità, una mortalità indefinita, prima colpiva di più gli anziani e adesso parrebbe non guardare in faccia nessuno e, soprattutto, sta costringendo il mondo ad una quarantena fisica ed economica a dir poco difficoltosa.

Abbiamo cercato di fugare i dubbi dei più chiedendo a Donatella Malanga, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica  dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. «Da quando questa emergenza è scoppiata – spiega la dottoressa -, noi “addetti ai lavori” cerchiamo di tenerci costantemente aggiornati. Lo facciamo attraverso la letteratura scientifica e cerchiamo di comprendere se a breve si potrà usufruire di farmaci antivirali e un vaccino».

Dal 2002 ad oggi si tratta della terza epidemia da coronavirus nel mondo. Cos’ha di diverso il SARS-CoV-2 rispetto agli altri?

«Sappiamo che si tratta di un nuovo coronavirus per la prima volta identificato nella regione di Wuhan in Cina alla fine 2019. Il suo nome ufficiale è stato assegnato l’11 febbraio 2020 dall’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV), SARS-CoV-2 ovvero Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2. È il nome ufficiale del nuovo virus. Questo nome è stato scelto perché il virus è geneticamente correlato al coronavirus responsabile dell’epidemia di SARS del 2003. La patologia provocata dal virus è stata denominata COVID-19 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO).

SARS-CoV-2 è il terzo coronavirus emerso nell’uomo negli ultimi due decenni. Ci riferiamo all’epidemia nel 2002 di coronavirus responsabile della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e all’epidemia di coronavirus della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS-CoV) nel 2012.

Somiglia molto ai due coronavirus citati. In particolare per quanto riguarda il meccanismo attraverso il quale entra nelle nostre cellule. I risultati delle analisi di sequenza del genoma virale suggeriscono che SARS-CoV-2 sia simile ai coronavirus dei pipistrelli e alcune caratteristiche che fanno pensare ai serpenti, quindi ad una trasmissione attraverso queste specie animali».

Quanto alla patogenicità, all’inizio ce l’hanno descritto come “poco più di un raffreddore”. Ne siamo davvero sicuri? Perché la gente continua  a morire?

«Questa ipotesi iniziale della banale influenza è stata ampiamente superata proprio dai dati epidemiologici che vengono aggiornati quotidianamente. La gravità della malattia da COVID-19 presenta uno spettro molto ampio, da lievi sintomi di infezione del tratto respiratorio superiore, con o senza febbre,  a grave polmonite. La maggior parte dei casi riportati si trova all’estremità lieve di questo spettro, per non parlare poi degli asintomatici, di cui non abbiamo una reale contezza».

Dal 24 gennaio ad oggi il virus sta mutando?

«La sequenza genetica del SARS-CoV-2 è stata resa pubblica e quindi disponibile a tutto il mondo agli inizi di gennaio 2020. Questa sequenza era stata ottenute dall’analisi di un paziente. I dati della sequenza hanno fornito una serie di informazioni agli scienziati che hanno potuto rispondere alla domanda più elementare: quale agente patogeno sta causando la malattia e a quali coronavirus somiglia di più?

Tuttavia, poiché il virus si trasmette a più individui, oggi è più che mai necessaria una costante sorveglianza delle mutazioni. In aggiunta l’analisi delle sequenze provenienti dalla diverse parti del mondo ci consentirà di mappare la diffusione virale. È proprio di questi giorni l’annuncio che il Wellcome Sanger Institute, uno degli Istituti di genetica più prestigiosi al mondo collaborerà per supportare l’analisi delle sequenze del virus che verranno generate. Siamo in attesa che anche la comunità scientifica italiana possa rendere presto pubblici i dati relativi soprattutto al virus diffuso in Lombardia e nel resto del nord d’Italia».

Come si trasmette?

«ll virus SARS-CoV-2 si diffonde principalmente attraverso goccioline di saliva o secrezioni dal naso in particolare quando una persona infetta tossisce o starnutisce. Quindi bisogna proteggere se stessi e gli altri dall’ infezione mantenendo la distanza, lavandosi le mani frequentemente e senza toccarsi il ​​viso».

È vero che il virus vive a lungo sulle superfici?

«Team di scienziati hanno studiato per quanto tempo il virus rimanga su diverse tipologie di superfici.

Gli scienziati hanno testato il virus su plastica, acciaio inossidabile, rame e cartone, analizzando infine il tempo di permanenza del virus nell’aria.

Secondo questo studio pubblicato sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, SARS-CoV-2 è rimasto attivo su superfici in plastica e acciaio inossidabile per due o tre giorni;fino a 24 ore su cartone e quattro ore su rame. Il virus è stato rilevabile negli aerosol per un massimo di tre ore. Naturalmente questi dati variano a seconda di fattori quali temperatura, umidità, ventilazione e la quantità di virus depositata».

Ma quindi è utile o no sanificare gli ambienti esterni?

«I risultati ottenuti da questi studi sottolineano l’importanza del lavaggio delle mani e della disinfezione di oggetti e superfici frequentemente toccati. Cercare di evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca. E per aiutare a prevenire la diffusione del coronavirus, evitare uno stretto contatto con le persone quindi  rimanere a casa. Questo è quanto».

Stiamo arrivando a delle cure?

«Per il momento dobbiamo fare affidamento a misure preventive di quarantena, isolamento e controllo delle infezioni e su cure di supporto per coloro che si ammalano. Manca ad oggi un agente antivirale specifico per trattare l’infezione, ridurre la diffusione virale e la successiva trasmissione.

Certamente una serie di risultati ottenuti prevalentemente a Wuhan ci aiutano a poter avviare studi clinici sperimentali con farmaci già utilizzati per altri virus oppure per ridurre gli effetti dannosi sul polmone. Ma in una condizione di emergenza di questo tipo le condizioni sono molto difficili.

Ma vista la grande spinta alla ricerca in questo campo in tutto il mondo si potrebbero ottenere presto dei risultati. Per il vaccino dobbiamo aspettare, avviati numerosi trial nel mondo ma prima che possano essere utilizzati sull’uomo ci vorrà ancora tempo».

 

 

© Riproduzione riservata.

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