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Ironia della sorte per Gallo, da “intoccabile a Borderland” in carcere con “Basso Profilo”

di Giovanni Bevacqua – Emergono ulteriori dettagli nell’inchiesta della Dda di Catanzaro “Basso Profilo” nelle conversazioni intercettate tra l’imprenditore Antonio Gallo, legato alla cosca di ‘ndrangheta facente capo a Nicolino Grande Aracri, all’interno di un noto ristorante del quartiere Lido di Catanzaro. Si tratta di un’intercettazione del 26 marzo 2018. Dopo cena, alle ore 22:30, prima di incontrarsi in tarda sera con un ex senatore, Gallo si ferma a fare quattro chiacchiere con un agente di commercio del posto e il proprietario del locale, offrendo spunti interessanti – si legge nel carteggio – sui nuovi assetti di ‘ndrangheta nelle province di Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria. In particolare, Gallo spiega ai suoi interlocutori i retroscena sulla faida scoppiata nel 2000 nel territorio di Isola Capo Rizzuto, di Cutro e della Presila Catanzarese. Una “guerra” che portò a diversi omicidi delineando inoltre gli attuali interessi sul narcotraffico in Calabria.

“Mi possono fottere solo per cose personali”

Durante la chiacchierata, i tre commentano una fuga di notizie sull’imminente operazione “Borderland”. Scherzano sulle evoluzioni dell’indagine e Gallo prende in giro il titolare del ristorante insinuando, ironicamente, un suo arresto insieme a Nicola (Grande Aracri, ndr) “per la vicenda delle scommesse”. Diceva: “… con… con Nicola (Grande Aracri, ndr) ti prendono a te… …inc… per scommesse… eh… si… ridi… che non facciano una… una ripescata?…”.
E scherzava anche sulla propria posizione, certo che non avrebbero potuto arrestarlo per questioni di ‘ndrangheta: “A me solo mi possono fottere… cose mie personali… per reati fiscali… perché io non rischio la cosa…”.
Fino alle rivelazioni sul traffico di stupefacenti che “nel Catanzarese e Crotonese era prerogativa dei pecorai” alludendo ai Mannolo (Giuliano, Ivan e Fabio ndr), i quali avrebbero superato “lo zio” ( Alfonso Mannolo)”.

“Come le mie tasche conosco le cosche”

Dalle parole di Gallo è chiaro, secondo la Dda, come lo stesso fosse ben al corrente della struttura e della composizione del gruppo facente capo ai Mannolo, rivelando di essere stato più volte presente a riunioni “con i più importanti esponenti delle cosche di Isola Capo Rizzuto e Cutro”: “come le mie tasche li conosco…”.
Racconta poi il clima di tensione che vigeva a San Leonardo di Cutro dove le persone erano costrette a vivere senza varcare i confini comunali per timore di essere uccisi. Persino la faida si fermava alle porte di San Leonardo di Cutro per il rispetto vantato, di fronte alle altre consorterie criminali, anche antagoniste. Al punto che nessun killer si sarebbe potuto permettere di effettuare omicidi direttamente in quel territorio. E dice: “Io a San Leonardo mi sono cresciuto… io alcune cose le ho vissute… le ho viste… inc… io a casa mia sono cresciuto quindi alcune cose le ho viste con gli occhi miei…”.
Per gli inquirenti, dalle parole di Gallo era evidente la conoscenza di tutti i personaggi di spicco della ‘ndrangheta, reggenti e affiliati di rilievo, per diretta frequentazione. Al punto da esprimere giudizi sulla loro figura.

Cresciuto sotto la protezione del boss

Gallo racconta ai due suoi interlocutori di essere cresciuto a San Leonardo di Cutro e Sersale, sotto la guida e la protezione del boss assassinato Sergio Iazzolino: cercava di proteggerlo durante i suoi spostamenti. Vanta importanti rapporti con Carmine Arena e Nicola Grande Aracri, con personaggi di spicco del Reggino, e legami che gli avrebbero permesso di ottenere la restituzione dei mezzi di lavoro rubatigli dagli zingari, l’interruzione degli atti intimidatori che si protraevano nei suoi confronti dopo l’operazione “Borderland”. E ancora il sostegno delle cosche negli affidamenti diretti per forniture di materiale antinfortunistico e nelle gare indette dal consorzio di bonifica Ionio Crotonese.

 

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