Jonica, le estorsioni in un bar del Catanzarese e i soldi per mantenere gli affiliati in carcere

Dalle carte dell'inchiesta della Dda di Catanzaro emergono conversazioni spiate dai carabinieri e le pretese di un esponente del clan Trapasso

di Gabriella Passariello- Estorsioni messe in atto dalla locale di Cutro non solo per ottenere il controllo del territorio, per spartirsi i soldi illecitamente intascati, per incontrare amanti, per imporre le guardanie, ma anche per aiutare gregari e affiliati finiti in carcere. C’è anche questo nell’ordinanza vergata dal gip del Tribunale di Catanzaro Matteo Ferrante nell’ambito dell’inchiesta dei sostituti procuratori della Dda Domenico Guarascio e Paolo Sirleo, nome in codice “Jonica”, che ha portato a 10 misure cautelari contro la ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro. E qui entra in scena Giuseppe Trapasso, figlio di Vincenzo, alias Cece’, esponente di spicco dell’omonima cosca mafiosa, raggiunto da misura custodiale carceraria nell’àmbito dell’operazione “Borderland”,  condannato in primo grado, con rito abbreviato, alla pena di anni 8 di reclusione. Dall’attività intercettiva avviata nell’ambito del blitz Malapianta, Giuseppe Trapasso, durante il periodo di detenzione, così come altri esponenti della stessa famiglia in cella, aveva beneficiato di devoluzioni economiche da parte di alcuni accoliti liberi. Il mantenimento dei detenuti affiliati era stato, al tempo, garantito dai fratelli Remo e Dante Mannolo, (oggi collaboratore di giustizia) che, in occasione delle festività natalizie del 2017, eseguendo le direttive del padre Alfonso ed in rappresentanza dell’intera cosca, avevano recapitato a casa di Giuseppe Trapasso, denaro contante.

Le estorsioni per recuperare danaro da dare agli affiliati in carcere

Le estorsioni per recuperare danaro da dare agli affiliati in carcere

L’indagato è stato detenuto ininterrottamente sino al 16 novembre 2020, quando la Corte di appello, in riforma della sentenza di primo grado, lo ha assolto disponendone la scarcerazione. Ma l’attività di monitoraggio nei suoi confronti non si è fermata, consentendo agli inquirenti di accertare reiterate estorsioni per intascare danaro da veicolare per il sostentamento degli affiliati detenuti. In particolare, il 24 novembre 2020, gli investigatori  notano  Giuseppe Trapasso recarsi in un bar di Cropani Marina, insieme ad altre due persone, appartandosi per parlare con il gestore dell’esercizio commerciale. I carabinieri sentono il commerciante dopo che Trapasso si allontana e palesemente agitato e reticente, riferisce che quell’uomo era venuto esclusivamente per ordinare una torta. Giuseppe Trapasso e Rosaro Falcone ritornano diverse volte in quel bar, sottoposto ad intercettazione ambientale.

Quella domenica pomeriggio al bar di Cropani

In un dialogo captato tra il gestore del bar e un’altra persona, il primo fa esplicito riferimento alle pretese estorsive poco prima avanzate nei suoi confronti di Trapasso, indicandolo nominativamente. “Ti rendi conto!! Cioè vengono con le pretese!! Tu pensa che quello là ieri mattina … hanno parcheggiato la macchina dove c’è il negozio di …  hanno parcheggiato là…quel pezzo di merda di Giuseppe Trapasso, ha fatto scendere quell’altro ragazzo che non so come si chiama…! Entra…al bar…va…si mette alla porta…ha visto a te dietro alla cassa non ha visto a me…è tornato indietro… perchè io me li gustavo dalla pasticceria! … ho visto le macchine parcheggiare no!?! Ho visto a questo qua no… Cioè tu fai entrare a questo qua nò per vedere se sono io… per cercarmi i soldi che gli devo mettere ai carcerati!!! Ma poi ti va a te la testa e pensi a queste cose! Cioè io stanotte pensavo a sta scena! Renditi conto questi che entrano nei locali… liberamente. E sarà stato il 22 di novembre!! Una cosa del genere …Una domenica pomeriggio era…Giuseppe Trapasso! Ti presenti al bar da me… dopo tre giorni che esci e mi cerchi i soldi dei carcerati!!! ma c’è da uscire pazzi!”.

“I regali di Natale destinati ai detenuti”

A questo punto, il commerciante sentito nuovamente dagli investigatori, conferma di essere stato vittima di estorsione nel mese di novembre 2020, quando Trapasso si presentò nel suo bar richiedendo l’elargizione di somme di denaro quali “regalie per il Natale”, da destinare al mantenimento delle famiglie dei detenuti, aggiungendo di non aver consegnato somme di denaro in quanto, Trapasso non aveva dato seguito alla iniziale richiesta. Il gestore del bar aveva anche aggiunto di avere ricevuto, in passato, analoghe pretese, da parte di un altro componente del gruppo delinquenziale: Carmine Ranieri, “che asseriva  di agire per nome e conto di Tommaso Trapasso, pretendendo la ricezione di somme di denaro, quale contributo per il mantenimento dei detenuti”. Ranieri, in sostanza, spendeva il nome di Tommaso Trapasso per ottenere la dazione di denaro a titolo estorsivo. Il gestore del bar ha riferito di aver provveduto al pagamento di 600/700 euro, somma consegnata in due “tranche”, comunicando successivamente a Ranieri di non volere più dar seguito alle richieste estorsive. “Il narrato della vittima, di per sé idoneo a sorreggere l’addebito di gravità indiziaria, trova, peraltro, riscontro- scrive il gip nel provvedimento- nelle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia  Massimo Colosimo, prima appartenente alla cosca dei Trapasso, il quale ha riferito che, dopo l’esecuzione dell’operazione Borderland, Ranieri e  Giuseppe Trapasso  erano coloro che  “hanno provveduto a “battere” i locali commerciali di Cropani per praticare estorsioni al fine di mantenere i carcerati”.

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