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“Kòleos”, dalla ricerca del latitante Mammoliti ai vani per la cocaina nelle auto – VIDEO

di Mario Meliadò – L’indagine “Koleos”, si legge negli atti firmati dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Reggio Calabria, nasce quasi per caso. Approfondiamo insieme.

LA GENESI

L’origine di tutto è la ricerca di un latitante importante, un “narcos” anche lui, Rocco Mammoliti, già condannato a 10 anni di reclusione con sentenza irrevocabile per traffico di stupefacenti.
Più volte, a venirgli in soccorso fu Domenico Pelle. E agevolò la latitanza di Mammoliti, in particolare, «facendo da intermediario tra lui e la moglie e le figlie, in tal modo consentendo al ricercato di mantenere i rapporti affettivi e di trasmettere comunicazioni senza correre il rischio di essere intercettato o localizzato o di essere arrestato durante una visita». Pur non riuscendo nella cattura di Mammoliti, essere sulle sue tracce ha comunque consentito agli investigatori di comprendere «che una delle principali attività illecite del nucleo familiare dei Mammoliti fosse il traffico di sostanze stupefacenti».

CRIPTATI

Gli indagati, si evidenzia, «sono ricorsi spesso a un linguaggio criptico/cifrato e comunque di copertura, tanto da far risultare molti loro dialoghi intercettati del tutto privi di significato logico; il cambio repentino e frenetico di schede telefoniche, quasi  sempre intestate a terze persone, di sim card estere prive di intestatario o addirittura  l’utilizzo di telefonini “Blackberry” sono tutti i tipici accorgimenti ritenuti sufficienti per proteggere le conversazioni e l’identità dei conversanti».
Come se non bastasse, le “terze persone” cui erano intestate le Sim utilizzate erano in realtà «soggetti verosimilmente del tutto ignari».

GLI “SKILLS”

La fotografia è quella di una consorteria ‘ndranghetistica in grado di «fare affidamento su basi logistiche e appoggi in terra calabrese avvalendosi delle attività di fidi collaboratori pronti alla più classica messa a disposizione. Si pensi, ad esempio, alla figura di SOTTILE Carmelo (odierno indagato), uomo di fiducia della “primula rossa” MAMMOLITI Rocco e titolare di una struttura ricettiva camping in Condofuri, luogo sicuro dove poter trattare gli affari illeciti»  della cosca.
Ma il clan aveva ormai acquisito la «capacità di contrattare direttamente con i narcos sudamericani per l’acquisto di ingenti partite di cocaina da far transitare nelle piazze di spaccio catanesi, messinesi e pugliesi». Tutto con estrema «facilità».

IL “TRUCCO”

Una delle caratteristiche principali della cosca riguardava le modalità di trasporto, prima che di commercializzazione, dello stupefacente.
Risultava peculiare «l’utilizzo di autovetture appositamente modificate con nascondigli preparati “ad hoc” per il trasporto d’ingenti quantitativi di droga».
E d’altro canto, «sodali» non meglio identificati avevano chiaramente «la disponibilità di depositi in cui custodivano autovetture e telefoni codificati, utilizzati per pianificare e movimentare le transazioni di droga», con tanto di « telecomandi con cui azionavano i congegni elettromeccanici dei nascondigli».

© Riproduzione riservata.

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