L’equipe del calabrese Nardo e la “chirurgia di precisione”: come sconfiggere il cancro

Di Damiana Riverso – Aspettare la diagnosi è difficile e quando arriva quella parola ti cade il mondo addosso, per un attimo tutto diventa nero e si ferma. Il tumore, il male del secolo, il più temuto, il più subdolo. E subito dopo la diagnosi la domanda che ci si pone in una famiglia è quella sulla destinazione per avere le cure migliori, spesso dimenticandosi che in Calabria esistono ottimi medici, specializzati e preparati che eseguono interventi unici, delicati, salvavita.

Il professore Nardo e la “chirurgia di precisione”

Il professore Nardo e la “chirurgia di precisione”

Come è successo all’ospedale Annunziata di Cosenza, dove l’equipe del primario di Chirurgia il professore di origini vibonesi Bruno Nardo ha eseguito un intervento da lui stesso definito di “chirurgia di precisione” per la resezione di un tumore maligno alle vie biliari su una donna di circa 68 anni di origini crotonese. “Un tumore tra i più aggressivi – ci spiega il dottore Nardo – che ti porta via in poco tempo. Lo abbiamo asportato, asportando anche il 40% del fegato e abbiamo effettuato una ricostruzione delle vie biliari. L’intervento ha avuto una durata importante di circa 6 ore, su vasi sanguigni sottilissimi asportando anche ulteriori 16 frammenti di tessuto infetto. Per capire questo tumore possiamo immaginare un albero con un tronco e due rami. Il ramo di sinistra è il tumore, e a destra e parte del tronco sono già compromessi. Abbiamo dovuto resecare mezzo albero e ricollegare il resto. La prima parte dell’intervento la possiamo definire demolitiva, proprio perché abbiamo dovuto togliere il tumore e le parti che aveva intaccato. In questa fase è stato importantissimo il lavoro dell’equipe di Anatomia Patologica del dottor Gaetano Giannotta che ha lavorato in contemporanea con noi chirurghi analizzando il tessuto fino ad arrivare a quello sano e fermarci. Finita questa prima parte demolitiva abbiamo iniziato la delicatissima fase di ricostruzione e collegamento del dotto epatico con l’intestino, una procedura delicatissima che incide sulla buona riuscita del post operatorio, non si può certo rischiare che la bile fuoriesca e penetri nell’intestino e metta a rischio di infezioni e setticemia”.
“Il decorso post operatorio – spiega ancora il dottore – è stato perfetto e dopo appena 6 giorni abbiamo dimesso la paziente in buone condizioni e dopo appena 10 giorni abbiamo ricevuto la conferma della diagnosi tramite esame istologico, che ha confermato anche che la parte ricostruita è sana. In questi casi ricevere i referti in maniera celere è tutto, aiuta anche la prossima fase della paziente che dovrà rivolgersi a un oncologo che deciderà la terapia, laddove sia necessaria. Voglio ringraziare anche l’equipe di anestesia guidata dal dottor Pino Pasqua, che ha fatto un lavoro encomiabile. Questo intervento – conclude – è stato davvero eccezionale non tanto per la parte del fegato resecata, che può arrivare anche al 70%, ma per la sua precisione millimetrica, per la delicatezza della zona interessata. I tumori delle vie biliari sono quasi sempre inoperabili, per noi aver realizzato tutto questo è una vittoria”.

Esempio di buona sanità in Calabria

Il dottore Nardo è primario di Chirurgia all’ospedale Annunziata di Cosenza e professore all’Università di Bologna. È esperto di medicina e chirurgia del fegato, del pancreas e delle vie biliare. Un luminare nel suo campo. La buona sanità in Calabria esiste, i medici eccezionali esistono, curarsi in Calabria è possibile, curarsi nei nostri ospedali pubblici è possibile nonostante le difficoltà con cui ogni giorno medici e infermieri si scontrano, lavorano per far funzionare i reparti in maniera eccellente e la storia di questa fortunata signora ne è la testimonianza più bella.

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