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“La Calabria ha una tradizione rurale, valorizziamola”. La proposta di Anastasi

don Giacomo Panizza

“Trasformare quello che la natura e la storia di questa terra ci ha consegnato in opportunità di sviluppo in chiave produttiva ed economica nel rispetto dell’identità e delle tradizioni. In quest’ottica si pone l’idea di prevedere misure specifiche per finanziare la ristrutturazione e la valorizzazione degli edifici rurali e di interesse storico nell’ambito di una rete che possa sviluppare un nuovo turismo consapevole con il rilancio delle campagne e delle coltivazioni legate alle antiche tradizioni identitarie ancora forti e salde in Calabria”. È la proposta del capogruppo consiliare di “Io resto in Calabria” Marcello Anastasi rivolta all’assessore regionale alle Politiche Agricole e Sviluppo Agroalimentare, Gianluca Gallo.

Nuove forme di turismo

“Un’iniziativa che inserisca il tema della valorizzazione identitaria dentro un progetto di fruttuose partnership tra Comuni, proprietari degli immobili coinvolti e rete dell’ospitalità (alberghi, agriturismi, ristoranti), per dare vita ad un circolo virtuoso. Un progetto che, oltre a far riemergere e promuovere le ricchezze che il nostro territorio vanta, abbia positive ricadute economiche e generi ricchezza per la nostra Calabria”. Spiega Anastasi: “L’idea nasce su impulso di tanti, soprattutto giovani, che – forti della ricchezza degli insediamenti archeologici e della bellezza della natura della nostra terra – progettano un futuro di ritorno all’agricoltura in chiave innovativa ma nel rispetto della tradizione”. “La Calabria ha una tradizione rurale. La campagna – prosegue Anastasi – rappresenta la memoria storica dell’ossatura economica della regione, come testimoniano gli innumerevoli immobili disseminati sul territorio. Ovunque, nelle nostre campagne, sono presenti vecchi frantoi, mulini, palmenti, opifici in genere, a ricordare il passato lavorativo che caratterizzava la nostra regione. La campagna e gli antichi mestieri ad essa legati sono la nostra storia e la nostra storia è indissolubilmente intrecciata alla terra e ai suoi prodotti”. Conclude il capogruppo di Iric: “Questi edifici storici – molti dei quali oggi dimenticati ed abbandonati, sia per incuria che per mancanza di risorse economiche dei proprietari – rappresentano tanto la storia quanto il futuro, se solo si riuscisse a recuperarli e ristrutturarli, magari rimettendoli in funzione, ed ove possibile, adeguandoli alle nuove misure europee”.

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