Maestrale 2

La Cassazione mette i paletti al Riesame bis sull’avvocato vibonese Sabatino: “Dovrà decidere su 2 nuovi aspetti”

Il Supremo collegio motiva l'annullamento con rinvio disponendo nuove valutazioni in merito al concorso esterno
sabatino

Nuove valutazioni dovranno essere affrontate e decise dal Riesame bis nei confronti dell’avvocato del Foro di Vibo Francesco Sabatino imputato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta della Dda di Catanzaro Maestrale 2.

Lo ha deciso la Corte di cassazione che motiva in otto pagine l’annullamento del primo Tdl con cui il professionista dal carcere è passato ai domiciliari rinviando gli atti a Catanzaro per un nuovo giudizio (LEGGI).  Secondo le accuse il noto penalista  avrebbe intessuto rapporti collusivi con la ‘ndrangheta vibonese, un professionista a disposizione delle cosche per veicolare informazioni riservate, garantire ai soggetti detenuti un canale di comunicazione con l’esterno, travalicando i limiti del suo mandato difensivo. Un’accusa pesante formulata dai magistrati antimafia nei confronti del legale che avrebbe contribuito concretamente, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione e alla realizzazione degli scopi della ‘ndrangheta operante sul territorio della provincia di Vibo e su altre zone del territorio calabrese, nazionale ed estero. In particolare, l’avvocato avrebbe instaurato con le cosche Mancuso, Pardea Ranisi, Galati ed Accorinti, interfacciandosi con il boss, detto il Supremo Luigi Mancuso, Pantaleone Mancuso, alias l’Ingegnere, Domenico Macrì, Michele Galati, Giuseppe Antonio Accorinti e altri appartenenti alle cosche, relazioni dirette e personali con i vertici delle consorterie.

Lo ha deciso la Corte di cassazione che motiva in otto pagine l’annullamento del primo Tdl con cui il professionista dal carcere è passato ai domiciliari rinviando gli atti a Catanzaro per un nuovo giudizio (LEGGI).  Secondo le accuse il noto penalista  avrebbe intessuto rapporti collusivi con la ‘ndrangheta vibonese, un professionista a disposizione delle cosche per veicolare informazioni riservate, garantire ai soggetti detenuti un canale di comunicazione con l’esterno, travalicando i limiti del suo mandato difensivo. Un’accusa pesante formulata dai magistrati antimafia nei confronti del legale che avrebbe contribuito concretamente, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione e alla realizzazione degli scopi della ‘ndrangheta operante sul territorio della provincia di Vibo e su altre zone del territorio calabrese, nazionale ed estero. In particolare, l’avvocato avrebbe instaurato con le cosche Mancuso, Pardea Ranisi, Galati ed Accorinti, interfacciandosi con il boss, detto il Supremo Luigi Mancuso, Pantaleone Mancuso, alias l’Ingegnere, Domenico Macrì, Michele Galati, Giuseppe Antonio Accorinti e altri appartenenti alle cosche, relazioni dirette e personali con i vertici delle consorterie.

Esclusa l’attendibilità delle dichiarazioni dei pentiti

“Occorre premettere che l’ordinanza emessa dal Tribunale del riesame si caratterizza per una considerevole rimodulazione della veste indiziaria posta a fondamento dell’ordinanza genetica. In particolare è stata esclusa l’attendibilità dei principali accusatori, individuabili nei collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Raffaele Moscato. Per effetto della valutazione di inattendibilità compiuta dal Tribunale insindacabile in questa sede, deve ritenersi che la base sulla quale operare il riscontro della gravità indiziaria risulti ridimensionata rispetto al quadro valutato nell’ordinanza genetica, il che impone necessariamente una più attenta valutazione delle residue emergenze istruttorie”. 

Le nuove valutazioni disposte dalla Corte di Cassazione

La Cassazione si sofferma sulla questione centrale focalizzata dalla difesa, posta a fondamento del ricorso e concernente l’inutilizzabilità delle conversazioni intercettate che secondo il Riesame non potrebbero ritenersi collegate allo svolgimento dell’attività professionale, conversazioni rispetto alle quali non era stato formalizzato alcun mandato difensivo. Una ricostruzione, non condivisibile per la Corte di Cassazione: “posto che il divieto di utilizzazione deve essere riconosciuto anche in relazione alle ipotesi in cui un mandato difensivo non è stato formalizzato, l’attività professionale ricomprende anche quella fase della consultazione preliminare all’emersione stessa del coinvolgimento dell’interessato in attività di indagine”.

Il Supremo collegio ha stabilito che nel giudizio di rinvio, il Riesame bis dovrà valutare le intercettazioni rilevanti al fine della gravità indiziaria stabilendone la pertinenza rispetto all’espletamento del mandato difensivo nel senso più ampio, tenendo conto anche di un’attività di consulenza eventualmente preventiva e volta in assenza di mandato, ma che ugualmente rientra nell’esercizio della professione forense. “Un aspetto fondamentale posto che una volta escluse le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Mantella e Moscato la gravità indiziaria si fonda essenzialmente sulle intercettazioni acquisite”. Ma i giudici di rinvio dovranno anche valutare gli ulteriori elementi indiziari “evidenziati nell’ordinanza: l’abituale frequentazione di Sabatino con alcuni degli associati e le sospette modalità di incontro, rappresentano dati che per poter condurre all’affermazione della gravità indiziaria in relazione al reato di concorso esterno devono essere necessariamente inseriti in un contesto dal quale emerga quale sia stato l’apporto concreto fornito da Sabatino agli appartenenti al sodalizio”. 

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