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La civica Amalia Bruni da “leader del centrosinistra” al gruppo Misto

Fin dai primi commenti post voto ha garantito che no, non abbandonerà il campo. D’altronde brucia ancora, su quella sponda politica, il passo indietro che Pippo Callipo fece poco più di un anno fa lasciando il consiglio regionale dopo appena sei mesi tra i banchi dell’opposizione. Forse è proprio guardando a quelle delusioni che Amalia Bruni sta cercando di muovere i suoi primi passi in un mondo che evidentemente non è il suo. Il piglio non le manca, ma l’ipotesi (concreta) che decida di iscriversi al gruppo Misto forse rischia di appannare un po’ la figura di “leader del centrosinistra in consiglio regionale” che lei stessa si assegna nei comunicati che il suo staff ha diramato alla stampa dopo le elezioni.

Il civismo e il risultato delle elezioni

Certo, potrebbe essere una scelta quasi obbligata. Per tutta la campagna elettorale Bruni non ha fatto altro che segnare la sua distanza dalla politica tradizionale, ribadendo in ogni occasione di essere una candidata civica nonostante avesse nella coalizione una nutrita rappresentanza di partiti. Il problema è che all’indomani delle elezioni le sono rimasti solo quelli, nel senso che solo Pd e M5S hanno superato la soglia di sbarramento e sono riusciti a entrare in Consiglio. Di civico insomma è rimasta solo lei e il seggio le tocca di diritto perché glielo assegna, in quanto “miglior perdente”, la legge elettorale calabrese. Però le altre cinque liste che l’hanno sostenuta, compresa quella che portava il suo nome, sono rimaste fuori da Palazzo Campanella e dunque Bruni, a differenza di Callipo che aveva il fu gruppo consiliare di “Io resto in Calabria”, non ha neanche una pur minima pattuglia di consiglieri da guidare, al di là del ruolo politico di “leader” che dovrà ritagliarsi in Aula.

Capogruppo di se stessa

I due principali partiti che l’hanno candidata e sostenuta avranno certamente due gruppi distinti, ognuno con il suo capogruppo e con i relativi benefici (leggi qui) in termini di “strutture” da nominare. Ma lei a questo punto non potrebbe, essendosi ritagliata il ruolo di civica, inserirsi nel gruppo del Pd o in quello dei 5 stelle, perché significherebbe schierarsi con uno o con l’altro e dunque mettersi una casacca. Rischiando, tra l’altro, di rimanere fagocitata dalle logiche di partito in cui magari altri alleati si muovono con più scaltrezza. Da qui l’ipotesi di iscriversi al Misto, che pare abbia già fatto trapelare nella prima riunione online di coalizione. Se la scelta sarà questa, l’opposizione sarà dunque così composta: il gruppo a 5 del Pd, quello a 2 del M5S e, politicamente distaccato, l’altro a 2 targato de Magistris. Poi, senza un’identità precisa, la “leader del centrosinistra”, a fare la capogruppo di se stessa.

s. p.

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