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La creatività del riciclo: con il catanzarese Codispoti i materiali di recupero diventano arte

di Antonio Battaglia – In natura tutto si evolve e rientra nei suoi cicli. Niente viene considerato un rifiuto, come qualcosa di cui doversi liberare. Tutto ciò che viene scartato, se è di origine naturale, viene assimilato dall’ambiente e rimesso in circolo. Quella di Giuseppe Codispoti è un’arte che rende visibile anche ciò che i nostri occhi spesso non riescono a scorgere. Tra le sue mani materiali di recupero come legno, pietra e ferro rinascono in forme splendide, vive, luminose. 

L’artista catanzarese trae ispirazione dagli oggetti trovati in spiaggia o in montagna, che utilizza come mezzi per esprimere le proprie emozioni. In maniera sublime, Codispoti trasforma lo scarto in una risorsa. Piccole meraviglie che si incontrano una dopo l’altra e che fanno capire come da un piccolo frammento possa nasce un’opera d’arte. Il suo percorso inizia nel 2000 e imbocca una strada precisa in questi giorni, con la prima mostra personale nella Palazzina delle Esposizioni ex Stac, nel pieno centro storico di Catanzaro. Un’occasione per celebrare la ventennale attività artistica dell’autore con l’esposizione di circa 70 opere, dal 19 al 27 settembre nelle fasce orarie 10-12 e 18-21. “La mia è un’arte naïf, non ho compiuto studi nel settore artistico – afferma ai nostri microfoni – . A esempio, ho imparato a saldare il ferro grazie all’aiuto di mio zio. Il mio primo fornitore è la natura: spesso, dopo le mareggiate, mi imbatto in una pietra particolare, Ia porto a casa e inizio a creare. La mia soddisfazione è quella di far vedere agli altri le mie opere. Sono indipendente, non mi inquadro in un genere preciso: tutto quello che è arte lo metto in mostra”.

Un nuovo contorno per materiali “che non servono più”

Materiali e oggetti “che non servono più”, figure che abitano un contesto e vengono ridefinite da un nuovo scenario. Codispoti dà loro un nuovo contorno e le rende protagoniste di un racconto inedito. I temi sono particolarmente delicati: “Oggi, purtroppo, di parla molto di femminicidio. Tra le opere della mostra, c’è una scultura in legno che raffigura una mano mentre stringe e quasi spezza una figura femminile. In un’altra scultura in rame e ferro, è rappresentata una donna che sorregge delle mani con al centro un fagiolo simbolo dell’embrione”. Il tema della gestazione, di eleganza sopraffina, al pari di quello amoroso: “Realizzo anche molti quadri con sabbia su juta. In uno di questi sono raffigurati due piedi, uno rivolto sopra e l’altro verso sotto, con la luna sullo sfondo a simboleggiare un rapporto d’amore in spiaggia”. 

Il padre di tutte queste opere è un mosaico realizzato in legno e risalente al lontano 2000, in un periodo molto delicato della vita di Codispoti: “La depressione mi ha portato a realizzare quest’opera che ho chiamato “Confusione”. Molto apprezzati dai visitatori della mostra sono proprio i mosaici, che ho realizzato con vecchie mattonelle trovate in spiaggia. Sono stupende, il mare le risputa tutte levigate”. Nella sua variegata proposta artistica anche diverse installazioni simili agli skylines di New York: un vecchio espositore arricchito con alcune lucine di Natale, le stesse che caratterizzano un’altra opera in legno raffigurante la Torre di Babele. 

L’abitudine contadina di trasformare i residui

Codispoti si riappropria dell’abitudine contadina di valorizzare e trasformare quanto non ci serve più. E una vecchia “caddara” dei nonni (recipiente di rame zincato all’interno del quale si cucina la carne di maiale) diventa magicamente un tavolino con i vetri colorati simile a una navicella spaziale. Il bello e l’utile possono nascere anche dai rifiuti e l’artista diviene il principale artefice di un processo di cambiamento dal vecchio al nuovo con un suggestivo messaggio di educazione ambientale. L’arte di Giuseppe Codispoti è sinonimo di una libertà che si contrappone all’inesorabilità del consumismo odierno.

© Riproduzione riservata.

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