La Cisal denuncia: “Centralinisti ciechi del Centro per l’Impiego impossibilitati a lavorare” (FOTO)

Il sindacato torna a occuparsi dei Centri per l’impiego dopo aver messo in evidenza "l’illogicità nella distribuzione degli uffici"
centralinisti

Il sindacato CSA-Cisal torna a occuparsi dei Centri per l’impiego. Recentemente sono state messe in evidenza “l’illogicità e l’inefficienza nella distribuzione territoriale degli uffici dei CpI e delle sedi locali coordinate (Slc), alcune a pochi chilometri di distanza fra loro e/o tenute aperte con pochi dipendenti. Prima ancora, il 18 settembre scorso, si denunciava un’incresciosa situazione venutasi a creare nei confronti di alcuni dipendenti fragili (non vedenti) che non avevano ricevuto alcuna risposta dai dirigenti di settore in merito alla richiesta di smart working, proroga che poi è arrivata soltanto grazie all’intervento del legislatore nazionale”.

Nell’intervento, il sindacato aveva chiesto “un impegno da parte della Regione” affinché “a questi lavoratori fosse assegnata un’adeguata strumentazione di lavoro al fine di svolgere la propria mansione di centralinista in maniera dignitosa. Da allora è cambiato qualcosa? Purtroppo sì, ma forse in peggio. E facciamo riferimento al caso delle 3 sedi CpI e delle cinque Slc della Provincia di Reggio Calabria”.

Nell’intervento, il sindacato aveva chiesto “un impegno da parte della Regione” affinché “a questi lavoratori fosse assegnata un’adeguata strumentazione di lavoro al fine di svolgere la propria mansione di centralinista in maniera dignitosa. Da allora è cambiato qualcosa? Purtroppo sì, ma forse in peggio. E facciamo riferimento al caso delle 3 sedi CpI e delle cinque Slc della Provincia di Reggio Calabria”.

“A centralinisti ciechi chiesto di mettere a disposizione pc e telefoni”

“In pratica – evidenzia il sindacato CSA-Cisal – è stato richiesto ai centralinisti non vedenti, attraverso una mail, di mettere a disposizione un pc notebook o desktop purché fosse dotato di cuffie, microfono e sistema operativo Windows 10 o superiore”.

“Non vogliamo nemmeno sapere – incalza il sindacato – se la strumentazione necessaria dovesse essere fornita dalla Regione o da Calabria Lavoro, esistendo una convenzione con quest’ultima. Ma su questo preferiamo non entrare nel merito. In ogni caso è un fatto (che grida vendetta!) che a più di due mesi di distanza il datore di lavoro non abbia ancora garantito a questi lavoratori in smart working i dispositivi minimi per svolgere le proprie attività, con l’aggravante che si tratta di persone non vedenti. È evidente come in tale circostanza a questi centralinisti non siano assicurate pari dignità lavorativa. Purtroppo, stessa sorte tocca anche ai centralinisti della Cittadella regionale ‘costretti’ a utilizzare i propri dispositivi per poter lavorare in smart working. E questo avviene dall’inizio della pandemia Covid”.

“Tre impossibilitati a lavorare, un altro ha strumenti inadeguati”

“E vediamo cosa – prosegue il sindacato CSA-Cisal – questo maldestro atteggiamento, provoca in concreto a danno dei dipendenti fragili. Partiamo dai tre attualmente in smart working. Uno dei lavoratori fragili (non vedente), che avrebbe dovuto rispondere per il CpI di Locri e per la Slc di Caulonia, sebbene avesse messo a disposizione il suo telefono personale per rispondere all’utenza esterna, è impossibilitato a svolgere a pieno la propria attività perché non può trasferire le chiamate in ‘arrivo’ agli altri numeri interni regionali, oltre a non aver ricevuto il resto delle attrezzature necessarie”.

“Un altro centralinista fragile, che ha messo a disposizione la propria utenza personale e il proprio computer (con tanto di rete internet) per il CpI di Gioia Tauro, ha la stessa sorte del precedente. Più o meno la stessa situazione che tocca a un’altra dipendente fragile che avrebbe dovuto ricevere le chiamate per il CpI di Reggio Calabria e per la Slc di Melito Porto Salvo. È evidente che in queste condizioni viene svilita l’attività lavorativa di questo personale, limitato a comunicare agli utenti ‘esterni’ soltanto numeri di telefono o mail istituzionali”.

Dispositivi inidonei per i non vedenti

Poi c’è chi, secondo il sindacato CSA-Cisal, fra i lavoratori non vedenti, “ha rifiutato lo smart working, preferendo il lavoro in presenza. È il caso di un centralinista che riceve le chiamate per la Slc di Polistena, Melito Porto Salvo, Villa San Giovanni e Bagnara Calabra e per il CpI di Reggio Calabria. È inoltre l’unico fra i centralinisti ‘non vedenti’ (assieme a un altro dipendente regionale) a poter effettuare il ‘trasferimento di chiamata’ ai numeri ‘interni’ laddove fosse necessario a seconda delle richieste degli utenti. Peccato però che – nonostante le segnalazioni del sindacato CSA-Cisal – abbia a disposizione in sede (a Polistena), dispositivi assolutamente non idonei per le esigenze di un dipendente cieco. Centralino e computer (oltretutto scollegato), che non hanno una funzionalità idonea per i ‘non vedenti'”.

“Attivare e garantire le forme di tutela della salute”

“Per questi quattro dipendenti, così come per tutti gli altri lavoratori fragili – chiede il sindacato – siano attivate e garantite tutte le forme di tutela della salute e della dignità lavorativa necessarie. Per questa ragione l’amministrazione effettui un controllo se, rispetto ai casi sopra esposti, siano effettivamente rispettate le normative in materia e laddove ciò non lo sia ancora s’intervenga in maniera definitiva per ripristinare una situazione di normalità. Basta con l’indifferenza e il pressappochismo, il sindacato CSA-Cisal non si stancherà mai di difendere le prerogative dei lavoratori, in particolare quelli più deboli”.

LEGGI ANCHE | “Sedi chiuse e altre aperte con pochi dipendenti: il caos dei Centri per l’Impiego” (LA MAPPA)

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